Questo fine settimana hanno votato per il rinnovo dell’Europarlamento i cittadini di 23 stati europei (Olanda e Gran Bretagna avevano votato lo scorso giovedì).
Il primo dato ad emergere a livello comunitario è la scarsa affluenza alle urne, che secondo Peppe Allegri, ricercatore presso l’università La Sapienza di Roma “è indice dell’assenza tra i cittadini di una coscienza veramente europea”.
Altro elemento significativo è che il voto nella maggioranza dei paesi è stato un voto di protesta contro quei governi che appoggiano la guerra.
“Nonostante le speranze di molti, il quadro europeo ed italiano non cambia in maniera determinante. In Italia la sinistra prodiana non convince e sta quindi agli schieramenti della così detta sinistra ‘radicale’, che ha ottenuto un numero di voti interessante, rimettere in gioco la possibilità reale di costituzione di un’Europa dei cittadini, di un welfare e contro la guerra. Insomma la vera forza dell’Unione sarebbe quella di dare vita a degli stati generali europei”, conclude Peppe Allegri.
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Similare l’analisi di Papi Bronzini, magistrato ed esperto di diritto comunitario, secondo cui “il primo dato che non fa ben sperare è il calo dell’affluenza al voto: nonostante le decisioni dell’Europarlamento siano sempre più importanti nella vita di ciascuno, i cittadini non percepiscono questo fatto e non partecipano alla vita politica dell’Unione. Tuttavia è necessario distinguere tra voto comunitario e voto italiano, il quale ha risentito di problemi politici nazionali. In Italia il voto di protesta contro le politiche governative non ha funzionato, al Triciclo manca ancora qualcosa, mentre cresce la sinistra più ‘radicale’. Se questa non cadrà nell’errore di riproporre vecchie coalizioni stantie e poco rappresentative (ad esempio una coalizione di così detti comunisti europei) forse c’è la possibilità che determinino dei passi avanti nella costruzione di un’Europa dei cittadini”.
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In Spagna i socialisti di Zapatero vedono confermato il voto politico nazionale, nonostante la scarsa affluenza alle urne. Il Pais intitola la sua prima pagina L’astensione vince nelle elezioni, infatti più del 50% dei cittadini non è andata a votere. “E’ l’astensione più alta dal 1977”, spiega Angel Lara da Madrid. “infatti i giovani e il movimento non hanno votato, la gente è stanca di votare e i politici hanno fallito nel proporre queste elezioni come un processo elettorale interno alla Spagna invece di aprire un dibattito significativo di apertura di un ragionamento europeo”.
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In Germania la Democrazia cristiana è calata ma tiene con il 44% di preferenze, l’Spd invece perde molti voti ed scende al 21%, i Verdi dal 6,3% vanno all’11,9%. Questo il quadro elettorale tedesco. Anche in Germania pochi cittadini sono andati a votare perchè “le elezioni rappresentano poco, la gente sa che non porteranno a cambiamenti significativi nelle loro vite” commenta Dario Azzellini da Berlino “il dato significativo è che i Verdi, l’ala più critica e a sinistra nel governo, ha aumentato i propri voti. I dati elettorali non stupiscono nessuno e nessuno crede che la politica di Shroeder cambierà”.
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In Francia, come nel resto d’Europa, il dato è che pochi cittadini sono andati a votare. Il partito Socialista sale al 30%, mentre più o meno stabile è il risultato elettorale degli altri schieramenti. Ne abbiamo parlato con Rossella Moneta, GlobalProject da Parigi.
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In Grecia il partito che aveva vinto le elezioni politiche tre mesi fa, come in Spagna, mantiene la propria posizione forte. “Il partito della nuova democrazia prende la maggior parte dei voti”, spiega e commenta Guido da Atene.
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