COMUNICATI

Comunicati in solidarietà con Officina Sociale

Venezia Giulia - Lunedì 19 maggio 2008

Rete operatori sociali FVG
Comunicato di solidarietà alle associazioni operanti all’interno dell’Officina Sociale di Monfalcone.

La rete operatori sociali, costituenda associazione di lavoratori del sociale del Friuli Venezia Giulia, condanna l’ingiustificabile abuso di potere perpetrato ai danni delle associazioni che operano all’interno dell’Officina Sociale di Monfalcone e di due dei suoi componenti.
L’arbitraria irruzione della polizia nei locali e nelle case avvenuta all’alba del 19 maggio, ci risulta odiosa nelle modalità ma, soprattutto, nelle intenzioni: è stata giustificata come azione all’interno di una più ampia indagine sullo spaccio di sostanze stupefacenti. Il colpire un associazione che da anni dà un enorme contributo alla realtà sociale monfalconese attraverso servizi quali la bassa soglia, la riduzione del danno, ed il caf, ci sembra essere più l’attuazione di una politica criminalizzatrice nei confronti del consumatore che una lotta per la “legalità”, termine piuttosto di moda di questi tempi.
Questo porta a delle considerazioni molto amare: si evita di colpire l’organizzazione malavitosa che gestisce indisturbata i più disparati traffici, per sprecare risorse in azioni che mirano a colpire il singolo consumatore o criminalizzare chi ogni giorno affronta il “problema droghe” là dove ha le sue radici: la strada. Riteniamo che questo episodio sia molto grave e che debba essere considerato come un campanello d’allarme in una società che, ancora, si definisce democratica.



Lettera della Comunità San Benedetto al Porto

Assessora Morsolin Crisitana:
Gentilissima Assessora,
è con particolare rammarico e profonda vicinanza che la Comunità San Benedetto al Porto di Genova tutta, con il suo coordinatore Don Andrea Gallo, esprimono piena solidarietà e vicinanza per il grave atto di intimidazione e violazione della Privacy avvenuto il 19 maggio scorso presso i locali del Centro a Bassa soglia di Monfalcone. La prequisizione avvenuta nei locali del Comune, all’interno di un Servizio gestito in accordo con l’ASL, e le modalità con le quali tale perquisizione si è svolta, fanno supporre la volontà di marginalizzare e colpevolizzare i Servizi a Bassa Soglia che rivolgono il loro intervento alle persone più disperate.
Il messaggio che traspare sembra essere quello della sfiducia TRA le diverse istituzioni: la Magistratura e le forze dell’ordine che perquisiscono un servizio Socio - Sanitario del Comune e dell’ASL e i suoi lavoratori. Le modalità della perquisizione inoltre non sembrano essere quelle utilizzate, per esempio in passato, per altre strutture sanitarie di altre località (i NAS negli Ospedali Romani o altri episodi analoghi).
Ci sembra invece importante che il Comune di Monfalcone e l’Azienda Sanitaria Locale proseguano con una iniziativa che risponde, prioritariamente, ai bisogni delle persone più disperate e in difficoltà. E’ davvero così che (almeno lo crediamo nella nostra esperienza) si contribuisce a rendere più sicuri i nostri territori. Per questi motivi siamo vicini a Lei, al Comune tutto e agli Operatori che lavorano in questi Servizi.
Cordiali saluti e l’augurio di un proficuo lavoro.
Fabio Scaltritti, Comunità San Benedetto al Porto



Comunicato della Casa delle Culture di Trieste

Abbiamo appreso questa mattina delle perquisizioni svoltesi a Monfalcone, presso lo spazio autogestito di Officina Sociale e di due abitazioni di alcuni attivist*.

Queste perquisizioni avevano come scopo quello di trovare delle sostanze stupefacenti che nella stupefatta mente di chi le ha ordinate dovevano trovarsi negli spazi di via Natisone, dove è operante il centro a bassa soglia, vero punto di riferimento e di inclusione di decine di persone nell’intera provincia di Gorizia.

La perquisizione dello spazio sociale ha avuto esito naturalmente negativo, ma di fatto è stata impedita la regolare apertura del centro a bassa soglia, per il disordine causato dagli agenti che hanno rovistato perfino nei pacchi di zucchero della cucina.
Come assemblea della Casa delle Culture esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Officina Sociale e a chi è stato svegliato dalle guardie questa mattina; allo stesso tempo non possiamo che dirci indignati e preoccupati per i continui attacchi agli spazi e alle pratiche dei movimenti, a partire dalla gestione "muscolare" del problema casa, passando per la militarizazione (in atto dall’apertura del Cpt di Gradisca) del territorio monfalconese, per finire con queste perquisizioni che attaccano l’unico spazio dove si pratica l’inclusione sociale nei confronti di coloro che solitamente vengono emarginati e perseguitati da chi sa gestire il territorio solo con le logiche dell’emergenze di ordine pubblico.

Casa delle Culture
Trieste



NESP - non è sempre pesante
Comunicato sulla perquisizione al servizio di bassa soglia di Monfalcone
(GO).
Prendiamo parola come operatori dei servizi, comunità, collettivi antiproibizionisti della Lombardia.

La perquisizione all’Officina Sociale, sede del servizio di bassa soglia all’interno di una proprietà del comune di Monfalcone, è l’esempio lampante di come con continuità bipartisan i servizi di riduzione del danno, di prevenzione e di inclusione sociale siano scandalosamente messi sotto attacco.
Già l’anno scorso qui a Milano i distributori scambia-siringhe venivano definitivamente chiusi dal sindaco-sceriffo Moratti, mettendo così in pericolo centinaia di vite. Questi sono solo alcuni dei tanti atti vergognosi volti solo a legittimare la politica della "tolleranza zero" e a criminalizzare indirettamente tutti quei servizi come drop-in e unità mobili che praticano coraggiosamente nei territori riduzione dei rischi e del danno.
Criminale è la legge Fini-Giovanardi che nega i diritti, causa morti e produce solo controllo sociale.
Criminali sono quei governi, istituzioni, amministrazioni locali che con il proibizionismo alimentano le narcomafie, con la minaccia di taglio dei fondi ricattano gli operatori costringendoli a non operare per ridurre il danno, censurano anche la più semplice campagna informativa, impediscono l’adozione di strumenti efficaci.
Sono criminali i protagonisti di queste politiche che mirano solo alla repressione dei consumatori ed alla tanto lucrosa quanto inefficace produzione di campagne demagogiche e dogmatiche, come il kit-antidroga, inutile e dannoso già sperimentato a Milano per ben due volte, fallito miseramente.
Continueremo a ribadire che il fenomeno sostanze deve essere discusso, affrontato con serietà, certo, ma con uno spirito diverso. Essere antiproibizionisti vuol dire essere contro le politiche securitarie, vuol dire combattere per il bene comune, vuol dire mettere al centro informazione e prevenzione, contro l’esclusione e la devastazione sociale per promuovere diritti e rispetto della persona.
Le resistenze alla ’war on drugs’ sono costruite da ciascuno di noi, a partire dai nostri saperi e dai nostri stili di vita e dalla loro messa in comune. Dobbiamo e vogliamo condividere saperi e pratiche ogni laddove si gioca questa partita e cioè sulla strada e tra la gente, dobbiamo e vogliamo difendere tutti quei luoghi dove questi saperi e queste pratiche vengono portate avanti ogni giorno.

RETE N.E.S.P. - non è sempre pesante - www.nonesemprepesante.org
L’ora Proibita Crew - cs Cantiere - Milano
LILA Milano
LILA Como
Ass. Saman
Ass. Comunità Il Gabbiano
Giorgio Barbarini - medico infettivologo, Pavia



Comunicato stampa direttivo provinciale dei Verdi
Oggetto: perquisizione sede “Progetto Officina Sociale”

L’operazione di polizia che ha coinvolto il centro di Via Natisone sembra a tutti gli effetti una di quelle operazioni che si fanno non tanto per fondati motivi di indagini criminali ma per poter mostrare la forza di un apparato che ha mobilitato una trentina di agenti per perquisire un edificio comunale.
Segno dei tempi che corrono? Serve a far statistica ? captatio benevolentiae verso il nuovo governo? Certo che è strano che le forze dell’ordine che certamente dispongono di sofisticati sistemi di indagine si riducano a distruggere perquisendo o a perquisire distruggendo uno spazio che in questi anni si è distinto per essersi occupato, in collaborazione con il Comune ed il Sert (cioè l’azienda sanitaria), proprio delle tossicodipendenze dando aiuto proprio agli ultimi, ai più deboli, alle persone che altrove vengono giudicate sgradevoli.
C’era bisogno di un’operazione di questo tipo e con queste modalità da sbarco in Normandia verso un centro che proprio contro le droghe pesanti, contro le tossicodipendenze ha fatto una delle ragioni della propria esistenza?
E cosa c’entrano con le indagini i computer del Caf che legittimamente e legalmente si occupa della dichiarazioni dei redditi in genere per le persone più deboli e svantaggiate?
E qualcuno spieghi perché un’operazione cosi vistosa e maleducata non viene rivolta verso altre aree della città o di importanti aziende in cui convivono caporalato, sfruttamento, malaffare e di cui tutti a Monfalcone si attendono interventi decisi?
E’ più facile fare queste cose in un centro dove si pratica il bene “comune” occupandosi dei bisogni degli altri alla luce del sole piuttosto che altrove dove tutti si fanno gli affari propri fuori da ogni regola civile. Come sempre, forti con i deboli, deboli con i forti o presunti tali.
Vogliamo infine esprimere la nostra piena solidarietà al presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani che come sempre viene coinvolto forse per manifesta e intollerabile generosità nelle attività sociali e di difesa ambientale che svolge.



Comunicato stampa
Oggetto: Perquisizione nella sede del CRP 043 di Caf di Base s.r.l. a Monfalcone.

Restiamo perplessi e preoccupati per la perquisizione attuata dalle forze dell’ordine all’alba del 20 maggio 2008 presso la sede del nostro centro periferico 043 e presso il domicilio privato del responsabile dello stesso a Monfalcone (Gorizia) in seguito ad una non meglio precisata indagine condotta dal pm Panzieri del Tribunale di Gorizia.
L’indagine riguarderebbe un presunto coinvolgimento di frequentatori di altre associazioni presenti nello stabile che ospita anche l’ufficio dell’ assistenza fiscale in un giro di spaccio di sostanze stupefacenti, ma l’esito di tale iniziativa è risultato completamente negativo.
Dal mandato si evince che il nostro referente locale non è neppure sottoposto ad indagini ma questo non ha impedito che gli agenti mettessero a soqquadro l’ufficio, sparpagliando le pratiche in elaborazione sul pavimento e tentando anche di entrare nel programma di inserimento dati forzando le protezioni e mettendo fuori uso il computer dedicato, senza peraltro inserire quest’ultima operazione nel verbale rilasciato.
Ciò ha causato l’interruzione del servizio offerto per gran parte della giornata di ieri, e di tale indebita conseguenza si chiede conto.
Viene il sospetto che lo scopo ultimo della perquisizione sia stato principalmente l’acquisizione di nomi, recapiti telefonici e dati che dovrebbero essere garantiti dalla legge sulla privacy.
La ventina di agenti, non trovando evidentemente nessun riscontro alle ipotesi di reato per cui sono stati attivati, si sono limitati a mettere sotto sequestro qualche centinaio di euro, costituenti il fondo delle associazioni ospitate nell’edificio, insinuando che potrebbero costituire proventi di spaccio, e un numero non precisato di documenti relativi all’attività del Centro di Assistenza Fiscale.
La società Caf di Base s.r.l. ha già provveduto ad informare i propri legali su quanto accaduto affinché prendano quanto prima le iniziative del caso. Si chiede pubblicamente la motivazione di tale atto, il dissequestro immediato della documentazione posta sotto sequestro e si diffida dall’utilizzo in qualsiasi modo di dati personali per scopi differenti da quelli previsti dall’attività di assistenza fiscale.
Verrà valutata anche la richiesta di risarcimento per il danno che tale inusitata azione ha provocato all’immagine dell’azienda, alla sua serietà riconosciuta dalle migliaia di contribuenti che ogni anno concedono la propria fiducia.
Il Presidente, Angelo Fascetti



Rifondazione Comunista – Circolo di Monfalcone e Staranzano
Comunicato Stampa – Perquisizione a Monfalcone.

In un contesto ancora non chiarito, nella giornata di ieri, le forze dell’ordine hanno effettuato una perquisizione nei locali delle officine sociali di via Natisone, dove ha sede anche il centro “Bassa Soglia”. Il servizio del centro è stato sospeso per l’intera giornata. Gli operatori non hanno potuto svolgere i propri compiti, gli utenti, già fragili di per sé, sono rimasti privi del servizio di somministrazione di cibo e di accesso a servizi per l’igiene personale di cui il centro si occupa. Un grosso disagio di cui non è stato possibile, fin qui, cogliere appieno le motivazioni. Sembra infatti che dalla perquisizione non sia emerso nulla di rilevante, tale da far comprendere le ragioni dell’interruzione di un servizio di natura sociale e solidaristica, rivolto alle fasce più deboli ed esposte al disagio.
In attesa di un quadro più chiaro della situazione esprimiamo la nostra solidarietà alla associazione e agli operatori, augurandoci che il loro lavoro rivolto a settori fragili della società, possa proseguire in tranquillità, dopo quella che vogliamo pensare essere stata solo una breve e “sfortunata” interruzione.



Mauro Bussani sulle dichiarazioni di Paola Benes, 21-05-2008

Intervengo in merito alle dichiarazioni pubblicate sulla stampa locale in data 23 maggio 2008 dal segretario del partito democratico di Monfalcone Paola Benes.
Mi stupisco come il referente di un partito politico, peraltro uno dei più importanti numericamente, possa rilasciare una dichiarazione talmente generalizzante e totalizzante da risultare vuota di qualsiasi senso. Mi stupisco anche perchè dalla discussione che ho avuto con altri soggetti aderenti a tale forza politica è emerso un quadro sensibilmente diverso e più complesso nell’analisi della vicenda della perquisizione all’edificio comunale di via Natisone.
L’acriticità pregiudiziale che Benes esprime non giova sicuramente nella comprensione di un territorio problematico come quello monfalconese e, sinceramente, l’interpretazione che viene data di concetti quali sicurezza e legalità appartiene più alla sfera dei sogni che a quella della realtà.
Intanto non è concepibile un distacco così marcato tra le politiche messe in atto e l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine. Tuttalpiù quando queste vanno ad interferire con progetti istituzionali attivati per affrontare o tentare di ridurre la marginalità insita in un territorio caratterizzato da un modello produttivo che spinge ogni giorno verso la precarietà fasce sempre maggiori di cittadini.
In questo caso trasparenza significa l’armonizzazione, per quanto possibile, degli interventi di inclusione sociale, mentre l’effetto di questa perquisizione è stato solamente quello di alimentare un’ulteriore sfiducia di una parte di cittadini nei confronti delle istituzioni. Specialmente di quei cittadini che ogni giorno sono impegnati a capire come arrivare alla fine della giornata, e poi eventualmente scegliere sotto che ponte andare a dormire.
Se controlli doveano essere fatti si potevano trovare certamente delle modalita meno basate sui muscoli e più condivise dai gruppi sociali in gioco, nel pieno rispetto delle garanzie di riservatezza e privacy.
La porta di casa mia, a differenza di quella di Benes, rappresenta un limite che divide la mia vita privata da quelle che sono le mie espressioni pubbliche e sociali e, in tutta onestà, non mi va che sia violata da chicchessia specie se non sono indagato. Ancor di più se non viene trovato nulla di compromettente.
Le perquisizioni, si sa, vengono fatte per cercare “corpi del reato” che diano concretezza ad un’ipotesi di reato. Se non è così, è più che lecito essere critici rispetto una modalità di indagine che ha l’unico evidente scopo di autoalimentare se stessa. Recuperando nomi e recapiti telefonici atti, non a prevenire azioni criminose, ma a generare un clima di sospetto e delirio sicuritario. Nella lista di recapiti che mi è stata sequestrata era presente la quasi totalità dei referenti politici di questo territorio: non si stupisca Benes se un giorno scoprirà di essere anche lei sotto indagine pur non avendo commesso niente. Allora forse cambierà opinione. Del resto neanche io mi indigno se le forze dell’ordine fanno il loro dovere ma, senza generalizzare, purtroppo esiste una parte che talvolta non è proprio così ligia alle regole e, senza andare troppo in la nella storia, da Bolzaneto al caso Rasman ne abbiamo avuto più di qualche esempio.
Finisco sulla questione di legalità e sicurezza che sono concetti includenti principalmente quando si riferiscono a garanzia di diritti sociali quali reddito, la garanzia di uscire integro dal turno di lavoro, un tetto sulla testa, la possibilità di condurre un’esistenza che non sia precaria da tutti i punti di vista.
La invito ad allargare il dibattito su questi aspetti all’interno del partito che rappresenta. Quando sicurezza si coniuga solamente con esclusione e repressione a tutti i costi allora è una sciagura per tutti.
E a Monfalcone gli esempi di questa seconda impostazione fioccano ogni giorno che passa.



Comunicato stampa Tenda per la Pace e i Diritti in merito alla perquisizione di Officina Sociale

Come realtà che lavorano a contatto con il mondo giovanile ci sentiamo chiamati ad intervenire sulla perquisizione di Officina Sociale e sulle reazioni conseguenti dell’ambito politico.
Non ci rassicura il fatto che all’interno della struttura non siano stata ritrovate sostanze, in parte perché ce lo aspettavamo, ma soprattutto perché crediamo che il punto di vista debba essere un altro.
Innanzitutto ci sorprende che da parte dell’Amministrazione Comunale non ci sia stata una chiara presa di posizione rispetto alle modalità della perquisizione, ma anzi un’esponente del partito democratico si senta “protetta” dell’operato delle forze dell’ordine. Un mandato di perquisizione non può eludere i diritti di chi ne è oggetto. In questo caso la perquisizione, effettuata chiavi in mano (senza, da quel che ci risulti, che sia stato ancora chiarito chi le ha fornite alle forze dell’ordine) , in una struttura del Comune, data in gestione ad una associazione di promozione sociale, doveva essere eseguita alla presenza di rappresentanti sia del Comune che di Nuova Entrata Libera.
Inoltre la ricerca di qualsiasi cosa sia oggetto del mandato non può (o non dovrebbe) mettere a soqquadro abitazioni e strutture pubbliche o private, mentre da quanto è emerso dalla stampa e dalle foto pubblicate in internet, l’intervento delle forze dell’ordine ha reso inagibile la struttura tanto da sospendere il servizio del Bassa Soglia per una giornata.
Tanto basta a farci sentire “democraticamente preoccupati”.
Se poi da questo punto di vista allarghiamo la visuale ci chiediamo e chiediamo se in una provincia che, secondo il rapporto dell’antimafia, è ad alta densità di infiltrazioni mafiose quali camorra e ‘ndrangheta, i segnali che dovrebbero arrivare da chi opera contro il narcotraffico, per rassicurare i cittadini, non debbano venire proprio dal contrasto a chi gestisce traffici di sostanze stupefacenti quali cocaina ed eroina e non a chi, attraverso la gestione di servizi, opera per la riduzione dei danni che queste provocano sui consumatori. Esprimiamo quindi piena solidarietà, non solo agli operatori dei servizi quali il Bassa Soglia o il centro CAFF, il cui operato, come detto anche dall’amministrazione comunale, non viene messo in discussione, ma a tutti gli aderenti all’associazione Nuova Entrata Libera che gestisce Officina Sociale.

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