Quando si parla di Ferriera di Servola a Trieste si pensa alla storia infinita, anni di aspettative, battaglie, esposti, richieste di veder tutelata la salute dei cittadini e dei lavoratori ma anche di non risposte, promesse elettorali disattese il giorno dopo le elezioni, arroganza dei diversi amministratori che in questi anni si sono avvicendati nelle appartenenze politiche ma non nelle risposte ai cittadini.
Adesso una nuova maggioranza, a livello regionale e nazionale sta muovendo i primi passi ma la “marcia” è la stessa, siamo noi però a non essere sempre uguali a noi stessi, siamo sempre più indignati, sconcertati e esausti. Ogni limite ha una pazienza, il limite del nostro respiro, sempre più corto nella mancanza di ossigeno e abbondanza di polveri sottili e inquinati, cancerogeni e mutageni, il limite della salute dei nostri figli, bronchiti e asme, dermatiti e intolleranze, ma anche il limite dei nostri cari, morti da minatori senza mai essere entrati in miniera, ma con lo stesso livello di carbone nei polmoni.
Il limite ha stroncato la pazienza, il tempo dell’attesa e delle promesse;Trieste si fermi, ora.
La ferriera è una storia che invade Trieste, ma non è l’unica, è forse quella maggiormente eclatante, che ci fa vedere come venga violato il nostro territorio, come si calpesti il nostro diritto alla salute, come si decida di investire le risorse economiche nella nostra città e nella nostra regione. Si decide di abbattere il “bosco della Maddalena” per costruire 5000 mc di spazio commerciale, o tagliare gli alberi di Piazza della Libertà per “rinnovare” il cemento, come a San Giacomo o a Valmaura. Come se non ci fossero modi diversi e maggiormente utili per i cittadini di spendere quei soldi.
Chiedere la chiusura della Ferriera di Servola oggi significa parlare anche di tutto questo, di come si difende il bene comune, e di come invece si possa agire tutti assieme per costruire nuovi percorsi di gestione e governo del territorio, tutelare l’ambiente e la nostra salute.
Significa affermare che la nostra regione non è il luogo in cui discaricare un rigassificatore o una centrale nucleare, dove si possa devastare il Carso o le risorgive della bassa friulana per Treni ad Alta Voracità, senza aspettarsi l’indignata reazione dei suoi cittadini. Torviscosa, e la splendida mobilitazione dei cittadini contro il cementificio, ci ha insegnato, solo pochi mesi fa, che non possiamo tollerare insediamenti produttivi che vadano contro la nostra vita e il nostro futuro, quella battaglia è stata la nostra battaglia e assieme abbiamo gioito in quella vittoria. Oggi una fase nuova sta iniziando e diventa fondamentale il modo in cui noi stessi ci rendiamo protagonisti, mobilitarsi sulla Ferriera di Servola servirà ad affermare da subito, a chi propone nuove speculazioni, nuovi insediamenti o nuove megaopere, che noi ci siamo e che il nostro territorio, come le nostre vite, non sono merci da discount o da centro commerciale.
Per questi motivi lanciamo una manifestazione a Trieste Venerdì 6 giugno alle 18.00, partendo dal Comune di Trieste in Piazza Unità, passando in piazza Oberdan, sotto la sede del Consiglio Regionale, per ritornare in Piazza Unità sotto la sede della Giunta Regionale e la Prefettura.
Per un pomeriggio vogliamo che Trieste si fermi, se non ora quando!