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Fonte: Peacereporter 12.08.08

Martedì 12 agosto 2008 14:38 Caucaso, la Russia ferma le operazioni militari

Medvedev ferma operazioni militari e accetta il piano di pace di Sarkozy

Il presidente russo Dmitri Medvedev ha annunciato la fine delle operazioni militari in Georgia accettando l’accordo proposto dall’Unione Europea per la risoluzione del conflitto. Dopo cinque giorni di guerra che hanno devastato l’Ossezia del Sud e parte della Georgia, sul terreno rimangono un numero imprecisato di morti (decine secondo i georgiani, centinaia secondo i russi), centomila sfollati e città in macerie, . Tbilisi ha annunciato il ritiro dalla Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), mentre la Nato continua ad accusare Mosca di ’uso sproporzionato della forza’.

La diretta

Caucaso, la Russia ferma le operazioni militari
Sakaashivili: usciamo dalla Csi, la Nato accusa Mosca di ’uso sproporzionato della forza’ Il presidente russo Dmitri Medvedev ha annunciato la fine delle operazioni militari in Georgia, accettando l’accordo in cinque punti proposto dall’Unione Europea per tramite di Sarkozy. Il piano prevede il non ricorso alla forza; cessazione immediata di tutte le ostilità; libero accesso agli aiuti umanitari; ritorno delle forze armate georgiane alle postazioni permanenti (caserme); ritiro delle forze russe alle posizioni precedenti al conflitto. Per la creazione di meccanismi internazionali, le forze di interposizione russe prendono misure supplementari di sicurezza; inizio di un dibattito internazionale sul futuro status di Ossezia del Sud e Abkhazia, e dei mezzi per garantire stabilità e sicurezza.

L’annuncio è arrivato dopo i cinque giorni di guerra che hanno devastato l’Ossezia del Sud e parte della Georgia. Sul terreno rimangono un numero imprecisato di morti (decine secondo i georgiani, centinaia secondo i russi), centomila sfollati, città in macerie, e soprattuto la fine delle ambizioni georgiane per il reintegro territoriale delle due repubbliche secessioniste. Il presidente georgiano Michail Saakashvili, in un discorso tenuto oggi a Tbilisi di fronte a migliaia di persone, ha annunciato il ritiro dalla Comunità degli stati indipendenti (la Csi, composta dalle ex repubbliche sovietiche esclusi gli Stati baltici).

"Punizione". Mosca ha impartito una severa e per certi versi sproporzionata lezione al temerario Saakashvili, che venerdì scorso, con l’invasione della capitale sud-osseta Tshkinvali, ha innescato una reazione a catena le cui conseguenze si sono rivelate imprevedibili e nefaste. Dopo l’offensiva georgiana, la Russia ha mobilitato parte delle sue forze penetrando in Ossezia del sud e Abhkazia e bombardando le città georgiane di Sinaki, Gori, Poti e le strutture militari alla periferia di Tbilisi. Tskhinvali è stata riconquistata dai separatisti filo-russi. Le gole di Kodori, unica porzione di territorio abkhazo controllata dai georgiani, sono ora in mano degli abkhazi. L’annuncio di Medvedev è arrivato poco prima che il presidente francese Nicolas Sarkozy, a Mosca per colloqui in veste di presidente di turno dell’Unione Europea, consegnasse a Medvedev la bozza di una risoluzione che prevedesse l’immediata cessazione delle ostilità e il completo ritiro delle truppe georgiane. La sospensione delle operazioni è avvenuta, nelle parole del presidente russo ’per costringere Tbilisi alla pace’. "L’aggressore georgiano è stato punito", ha detto Medvedev, che ha tuttavia ordinato al ministero della Difesa di riprendere le operazioni nel caso la popolazione della repubblica separatista dell’Ossezia meridionale sia nuovamente vittima di violenze. Nella mattinata, un cameraman olandese è rimasto ucciso durante il bombardamento su Gori.

"Aggressione brutale". Il Consiglio di sicurezza Onu si era riunito stanotte per la quinta volta senza esito. Vitaly Churkin, ambasciatore russo alle Nazioni Unite, aveva bocciato la risoluzione elaborata dai Paesi occidentali perchè il testo "presentava gravi lacune", tra le quali l’assenza di un riferimento all’aggressione da parte di Tbilisi. Sono continuate per tutta la giornata di ieri le dichiarazioni di Bush, alleato di Sakaashvili e primo sponsor delle sue ambizioni per l’adesione alla Nato. La controffensiva russa è stata definita dal presidente statunitense "un’aggressione drammatica e brutale inaccettabile nel Ventunesimo secolo". Gli Stati Uniti avevano prestato il proprio supporto logistico per trasferire il contingente di duemila georgiani in Iraq a rinforzo delle unità in patria. Anche il segretario generale della Nato Jaap de Hoop Scheffer, precisando che l’iter di adesione della Georgia al Patto Atlantico rimane immutato, ha condannato l’uso "eccessivo e sproporzionato della forza" da parte dei russi, sottolineando di non ritenere conforme al mandato di peacekeeping che i russi hanno nell’Ossezia del Sud il fatto di "bombardare, applicare un blocco navale e fare uso massiccio della forza". Dal canto suo, Mosca ribatte alla accuse occidentali giustificando il blitz militare con la necessità di proteggere i suoi cittadini. La maggioranza dei sud-osseti ha infatti passaporto russo.

Come i Balcani? Dopo che le operazioni di soccorso umanitario saranno state portate a termine, e dopo che la conta dei morti fornirà il reale bilancio di una guerra sconsiderata, le fazioni avverse e tutta la comunità internazionale avranno di fronte agli occhi una situazione che avrà sensibili ripercussioni sul panorama geopolitico europeo. Le implicazioni a lungo termine coinvolgeranno, oltre alla Russia e al Caucaso, l’Unione Europea e soprattuto gli Stati Uniti. Nel suo piccolo, lo scenario caucasico rievoca in parte una storia già vista nei Balcani. Come la Serbia, la Georgia potrebbe dover rinunciare alla sua tanto invocata ’integrità territoriale’, considerato che il ritorno allo status quo è ormai impensabile dopo lo scellerato attacco a Tskhinvali. L’Abkhazia ha esteso il suo controllo all’intera repubblica, cacciando i georgiani e, alla stregua del Montenegro, ha oggi migliori carte da giocare per un’eventuare rivendicazione di indipendenza, se non di annessione alla Federazione russa. Infine, Mosca, il cui presidente si è ormai eretto a garante - con la forza - della stabilità del Caucaso, ha il pretesto per indicare in Saakashvili un sanguinario criminale (Putin ha parlato ieri di pulizia etnica e genocidio nei confronti della popolazione sud-osseta), fare pressioni affinchè si dimetta, se non addirittura incriminarlo, allo stesso modo in cui l’Occidente portò Milosevic alla sbarra della Corte penale internazionale.

Luca Galassi

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