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E’ iniziata la battaglia del chiodo
In questi giorni qualcuno, incaricato dalla CMC, ha iniziato a far rilevazioni utili per la prossima apertura del cantiere al Dal Molin. Prendono misure, segnano punti, vergano scritte sulle strade. E piantano chiodi, necessari per avere punti di riferimento fissi e concludere la progettazione della nuova installazione militare.
Un chiodo lo avevano piantato, una prima volta, martedì scorso; è restato li pochi minuti, poi un gruppo di cittadini l’ha rimosso cancellando le scritte circostanti. Sono tornati, alla vigilia di ferragosto, e lo hanno ripiantato: stesso punto, stesse scritte gialle. In serata il chiodo era scomparso di nuovo.
Qualcuno penserà che non val la pena spendere tanta fatica per rimuovere un chiodo; in fondo è solo un piccolo pezzo di metallo, non certo una base militare. Ma il chiodo, seppur piccolo, rappresenta l’arroganza di chi, indifferente alla democrazia, vuol stracciare la consultazione popolare del prossimo ottobre prima che essa abbia luogo, tagliando il nastro dei cantieri e dando il via ai lavori per la nuova struttura statunitense.
Il Consiglio di Stato, del resto, aveva parlato chiaro; cari vicentini - c’è scritto nella sentenza - voi avete ragioni da vendere, ma la nuova base è un affare di stato; anzi, riguarda le relazioni internazionali e, perciò, non è sottoposta nemmeno alla legislazione italiana. Le palazzine per i soldati e i magazzini per bombe, fucili e quant’altro sono più importanti della valutazione d’impatto ambientale, della vostra salute e della vostra sicurezza. Tornate alla vostra quotidianità, dunque.
E la consultazione popolare promossa dal Sindaco Variati? Non ha valore giuridico, ha sentenziato il Consiglio di Stato, appiattendosi così sui desiderata del Governo. E, del resto, il Ministro La Russa lo aveva detto due mesi fa: “Una sospensiva del Tar non si nega a nessuno, nemmeno agli studenti bocciati. La faremo annullare”. Detto, fatto, e in tempi sorprendentemente da record; e poi dicono che la giustizia italiana è troppo lenta...
Dunque, fermarli tocca a noi. E la stessa consultazione popolare avrà significato soltanto se saprà esprimere non solo la contrarietà dei vicentini, ma anche la loro determinazione a difendere la propria terra con ogni strumento pacifico. Diversamente, le ruspe cancelleranno due anni di opposizione, tanti sogni ed il futuro di una città destinata a diventare un’enorme caserma militare.
No, non siamo polentoni; e non vogliamo, con il nostro silenzio, essere complici. Dal chiodo alle ruspe, fermeremo i progetti statunitensi.
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