Giovanissimi, techno rave, cocktail di sostanze stupefacenti a volte letali...nel contesto della più efferata guerra alle droghe propagandata da tutti i governi. Cosa sta succedendo?
Partiamo dai rave additati e criminalizzati che richiamano titoli allarmistici sui giornali, che ci riportano a tragici fatti di cronaca e mettono in moto meccanismi già noti di controllo securitario...
Come sono cambiati i rave e soprattutto cosa sta succedendo ai giovanissimi lo abbiamo chiesto al dott. Roberto Pagliara, ricercatore nell’ambito delle culture giovanili. "Da anni sto costruendo un percorso che parte dalle musiche per arrivare ai consumi di sostanze...le cose stanno cambiando - e non solo ai rave - in particolare per la presenza di ragazzi dai 13 ai 17 anni che consumano in maniera assolutamente inconsapevole. Lo dico per testimonianza diretta... Non si può criminalizzare e basta.
(...) Negli ultimi anni ai rave è arrivata una musica hard core abbastanza cattiva e pesante che piace molto ai ragazzini. All’inizio c’era la musica house legata ad una idea di edonismo totale (siamo nell’Inghilterra degli anni ’80 dove crisi economica e sociale spingeva i giovani a voler dimenticare tutto e una sostanza come l’mdma aiutava a dimenticare tutto). Con gli Spiral Tribe cui si deve la massima diffusione dei rave al divertimento si aggiunge anche un aspetto politico... è già uscito in quegli anni il libro di Hakim Bey, Temporary Autonomous Zone...
(...) Il problema oggi è quello di una connotazione puramente consumistica ed è un problema trasversale a tutta la società, non solo ai rave, e chi si avvicina alle sostanze ha un’età troppo bassa. Partendo dal dato che tutte le sostanze fanno male il problema è anche come si usano. (...)
Dobbiamo cominciare a ragionare e trovare modi nuovi perchè siamo tornati indietro... non voglio fare allarmismo perchè lo fanno già istituzioni e giornali ma dobbiamo sporcarci le mani tutti perchè abbiamo davanti forze politiche che non vogliono vedere..."
Diffusione del consumo quindi soprattutto tra i giovanissimi. Si è parlato spesso di uso ricreazionista e uso conflittuale delle sostanze. Cosa significa, lo abbiamo chiesto a Luca Mori, ricercatore di sociologia presso l’università di Verona.
"La diffusione e il consumo di sostanze tra adolescenti e pre-adolescenti è un processo in atto da più di vent’anni. Dagli anni ’90 alcuni ricercatori inglesi hanno sottolineato una profonda normalizzazione del consumo di sostanze... affermando che gli studenti incontravano occasioni sempre più crescenti di consumo. Due assi portanti per interpretare questi i dati di questa ricerca: 1. si tratta di ricerche svolte soprattutto nella scuola: che quindi si rivela tra le agenzie di socializzazione assolutamente come luogo non più protetto; 2. che le occasioni di consumo non equivalgono al consumo ma solo a delle opportunità ed è questa una variabile importante.
In questo senso di può parlare di "normalizzazione culturale", cioè della condivisione di uno stesso universo simbolico da parte di consumatori e non consumatori che si trovano a condividere il significato e il valore simbolico delle sostanze...
Quello del consumo ricreazionale è un concetto abusato. Si è parlato di rivoluzione techno: del passaggio, cioè, dalle droghe come via di fuga (marginalità psichica o economia) a un immaginario che vede le droghe come dispositivo per vivere più intensamente alcune situazioni. Attenzione: il consumo è sicuramente legato al piacere ma di che piacere stiamo parlando?..."
Nelle riflessioni che stiamo affrontando cambia l’immaginario delle sostanze e di chi ne fa uso: dalla figura - per semplificare - dell’eroinomane marginalizzato a quella dei policonsumatori... uno scenario completamente diverso è emerso da una recente e approfondita inchiesta di Loris Campetti, giornalista de Il Manifesto: uno scenario forse poco noto quello dell’uso di determinate sostanze, nello specifico di cocaina a chi lavora nei cantieri o in fabbrica.
"Tradizionalmente nei cantieri o nelle fabbriche girava eroina o alcol adesso la cocaina che è una droga diversa, tutta interna al sistema e serve ad aumentare la produttività. Non è solo per reggere i turni (la fatica del lavoro ... che è nei libri di Engels di un secolo fa) ma anche... per esagerare: non che l’operaio di Melfi o della Sevel... si fa di cocaina per reggere i turni di notte. Fa i turni di notte che son pagati di più e gli consentono di comprare la dose di cocaina....
Che poi l’aumento della produzione che si registra nei turni di notte sia di qualche interesse e utilità....
Non possiamo non considerare, in questo quadro, che quando parliamo di sostanze dietro c’è un mercato di sostanze.
Danilo Del Bello: "Sempre più dobbiamo affrontare la questione delle sostanze stupefacenti senza stupirci... si tratta di mercato e dobbiamo riuscire ad inquadrare la questione dal punto di vista strutturale... è uno dei mercati principali di questa società. Quello che conta è lo scambio. La produzione di denaro e di valori. Questo è il cardine...Molto ci sarebbe da dire sull’ideologia dello sballo che è feticistica e alienante... ma astraendo da tutto questo rimane il discorso merce: le sostanze stupefacenti sono come qualsiasi merce: si dividono in valore d’uso e valore di scambio. La produzione di denaro soffoca e assimila il valore d’uso. La sostanza consuma il soggetto, si rovescia il tipo di rapporto... è l’offerta che induce la domanda... Nessuno interviene su questo tipo di mercato perchè produce una grande quantità di denaro..."
Pino di Pino, centri sociali del nord-est "Siamo sull’orlo di una svolta... questo emerge dall’analisi che abbiamo fatto nel corso dell’ultimo anno come rete Dipende da Noi... per riprendere il ragionamento su droghe e consumi. Non è tanto l’affacciarsi di nuove droghe o nuovi contesti d’uso ma in realtà il cambio di paradigma si attua su uso e su chi usa. Non si registra più l’equazione marginalizzazione e l’uso di droghe.
L’altra questione è quella del controllo non solo quello esplicito... l’uso di leggi (Fini-Giovanardi, ad esempio) e di forze dell’ordine e del divieto (polizia e cani nelle scuole, divieto di stare in piazza...solo per fare alcuni esempi) ma anche di un controllo che possiamo definire biopolitico... Soprattutto per chi vive città e metropoli e si rende contro che il consumo di sostanze è sempre meno esperienza individuale e sempre più consumo di massa inserito perfettamente all’interno dei meccanismi di controllo..."
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