SIRACUSA. I migranti, nove eritrei, erano fuggiti dal Cpa. Presi mentre si trovavano in treno
Enrico Miele
Dopo la fuga, l’arresto. A Siracusa, un gruppo di nove eritrei, fuggito domenica pomeriggio dal Cpa del capoluogo siciliano, è finito in manette la sera stessa, dopo essersi nascosto sul treno delle 20,15 diretto a Napoli. Individuati dalla polizia e costretti a scendere dal convoglio, sono stati arrestati pochi attimi prima della partenza del treno.
I migranti, tutti ragazzi tra i 21 e i 35 anni, avrebbero - secondo la ricostruzione della questura - opposto resistenza al fermo. Con loro è stato arrestato anche un ragazzo di 36 anni, Pasquale Pedace, che si trovava sullo stesso convoglio. Secondo la polizia si sarebbe avventato contro gli agenti in maniera violenta. Per tutti gli arrestati i capi d’imputazione sono resistenza a pubblico ufficiale e lesioni nei confronti di un agente.
Ben diversa è la ricostruzione di chi ha vissuto come testimone l’intera vicenda. «Dopo due settimane di vacanza - racconta Angela - con Pasquale e due amici stavamo tornando a Firenze con il Siracusa-Napoli.
Sentiamo uno sparo, proveniente dal sottopassaggio della stazione. All’improvviso, salgono quattro poliziotti. Si diffonde il panico. I migranti vengono trattati come bestie, fatti scendere e costretti a sdraiarsi, ammanettati, con la faccia a terra». Davanti a una scena del genere i ragazzi avrebbero reagito. «Pasquale si avvicina - continua Angela - e dice agli agenti "Non trattateli come bestie, sono esseri umani". I poliziotti gli gridano contro, chiedono i documenti e lo arrestano all’istante». Nessuna aggressione insomma. Di fronte alle modalità dell’arresto, Pedace avrebbe invitato gli agenti a un comportamento rispettoso dei diritti umani.
Come confermano anche i militanti di Socialismo rivoluzionario, l’associazione con sede a Firenze nella quale Pedace milita da molti anni. «È un arresto pretenzioso - spiega Jacopo Andreoni di Sr - lui era lì solo in ferie, ma chiunque al suo posto sarebbe intervenuto. Chiediamo che sia rilasciato e che decadano le ingiuste accuse a suo carico». Al momento Pedace è detenuto nel carcere di Siracusa, anche se - dicono gli amici - «non riusciamo ad averne neanche la certezza».
Questa mattina alle 9.30 si terrà il processo per direttissima per convalidare l’arresto. «I capi d’imputazione sono generici. Quello che è avvenuto rientra a pieno titolo nel diritto alla libertà di espressione» afferma l’avvocato Mario Faillaci, che difende Pedace.