L’aggressione del senegalese agli agenti della polizia municipale è diventato il caso dell’estate. Ora nel processo a suo carico, rinviato al 10 settembre, saranno chiamati a deporre anche Cremasci e Melucci
Rimini - Tutti a testimoniare per quello che ormai è il processo dell’estate. Quello a carico di O. N., il senegalese trentenne accusato di aver picchiato quattro vigili domenica in spiaggia. Il caso, che si è tinto di connotati politici, poteva concludersi con un direttissima ed una condanna a 5 mesi e 10 giorni come era capitato solo venerdì scorso ad un altro senegalese che aveva strattonato una vigilessa.
Ma ieri mattina l’avvocato del senegalese, Diletta Farina, ha chiesto al giudice il rito abbreviato in modo che siano sentite prima alcune testimonianze, quelle dei due fratelli domenica in vacanza a Rimini, Marina e Giorgio Cremaschi per esempio. Quest’ultimo è il segretario della Fiom Cgil che due giorni fa ha scritto su Liberazione invitando i turisti a "boicottare Rimini" località dove "si fa la caccia all’uomo in spiaggia". Citato anche uno studente senegalese che era lì in spiaggia non a fare l’ambulante abusivo, ma che era andato trovare un amico. Il giovane avrebbe assistito ai fatti.
A quel punto anche l’accusa ha deciso di portare le sue testimonianze al giudice. Saranno chiamati a deporre prima di tutto il vice sindaco Maurizio Melucci, che ha dichiarato pubblicamemente di essere stato testimone dell’episodio domenica mattina al bagno 67, e Giampiero, un riminese quarantanovenne che è intervenuto in aiuto del vigile e della vigilessa che stavano cercando di bloccare il senegalese che si ribellava al sequestro della sua mercanzia picchiando come una furia. Per lo meno così è quando ha dichiarato lo stesso testimone ieri anche su queste colonne.
Il processo è stato rinviato al 10 settembre. Nel frattempo Ousmane Ndiae, clandestino, resterà in carcere. Il giudice Stefania Di Rienzo nella convalida dell’arresto aveva definito l’atteggiamento del senegalese "altamente allarmante" ed aveva aggiunto che "l’atteggiamento dell’arrestato ha avuto inizio con un’aggressione fattiva" poi trasformatasi in "fattiva resistenza".