Il commento di Paolo Pantaleoni, segretario provinciale di Rifondazione Comunista:
Si è scelta la deriva securitaria ma boicottaggio e demagogia non servono.
In merito alla lettera di Giorgio Cremaschi pubblicata oggi sulla prima pagina del quotidiano Liberazione credo che occorra puntualizzare alcune questioni onde non commettere la leggerezza di comportarsi in maniera speculare rispetto alla demagogia prosopopeica di quei sindaci sceriffi, da Cacciari a Cofferati la lista è ben folta di nomi, che parla alla pancia, e non alla testa, di una collettività.
Non sono la retorica né la capacità di fare leva sugli istinti più immediati l’elemento capace di introdurre un reale processo di coscentizzazione collettivo capace di mutare la percezione di una molteplicità di fenomeni sociali radicati in numerosi contesti territoriali.
In questi giorni a Rimini per l’ennesima volta si assiste al trionfo di chi, con tracotanza e dichiarazioni proto-razziste, considera un fenomeno sociale come un problema di ordine pubblico.
Con brutalità e violenza, ed in nome di una legalità a senso unico, si è scelto di reprimere l’anello debole di un processo economico che ha, nella sua natura e nella sua struttura un fortissimo radicamento con le economie sommerse ed illegali legate alle filiere della criminalità organizzata.
Anziché attivare un processo di riappropriazione collettivo dei diritti capace di utilizzare lo strumento dell’estensione dei diritti di cittadinanza come reale elemento di emancipazione e di lotta alle illegalità, l’assessore alla Polizia Municipale ha scelto la scorciatoia, tanto visibile quanto inefficace, della deriva securitaria.
In tal senso sarebbe auspicabile che il Sindaco di Rimini sciogliesse una serie di dubbi inerenti alla schizofrenia manifesta di alcune scelte dell’amministrazione comunale; amministrazione che da un lato attiva percorsi di condivisione, partecipazione e creazione di relazioni sociali capaci di mettere a valore la diversità e contemporaneamente, da un paio di anni ad oggi, attiva una deriva securitaria, ossequiosa rispetto alle categorie economiche, e brutale contro la comunità migrante.
Come di consueto in questi casi la parola legalità risuona come un leit motive estremamente inflazionato.
In un territorio in cui regna un’illegalità diffusa, che è elemento fondativo e costituente dei processi economici, si sceglie di fare calare la scure della legalità contro i venditori abusivi che affollano la spiaggia, come se il lavoro nero ed irregolare, l’evasione fiscale, gli affitti in nero non fossero la vera emergenza sociale del territorio riminese.
Non è tanto un problema di razzismo diffuso, che pur esiste, ma un fenomeno ben più complesso ed articolato, non sintetizzabile in pochi slogan né risolvibile con un improbabile boicottaggio.
Rispetto a ciò credo che i comunisti abbiano un solo modo per provare a creare un esodo reale rispetto allo stato di cose esistente, ovvero quello di sperimentare forme innovative capaci di rompere la spirale che lega lo stato di necessità alla repressione.
Provando ad andare in tale direzione, ieri sera si è svolta presso il centro Sociale Autogestito Grottarossa una prima assemblea cittadina che punta a fare leva sugli anticorpi antirazzisti di una città che più volte ha attivato mobilitazioni di massa contro la xenofobia ed il razzismo e penso al corteo successivo all’uccisione di Samba, un fratello senegalese ucciso a Rimini a coltellate perché senegalese, o alla straordinaria mobilitazione che impedì, nel 2003 lo svolgimento di un corteo di Forza Nuova in una città Medaglia d’Oro per la Resistenza.
A tal fine, Sabato 6 Luglio, si svolgerà un primo passaggio reale verso la creazione di un processo collettivo di uscita da una spirale tanto cieca quanto assurda.
Verrà infatti indetto un corteo antirazzista, indetto dalla comunità senegalese, a cui hanno già formalmente aderito sia Rifondazione Comunista che Csa Grottarossa,
Tale corteo formulerà una piattaforma contenente risposte reali, non utopistiche e praticabili su problematiche sociali rispetto a cui l’amministrazione comunale ha spesso fornito risposte virtuose ed innovative.
I boicottaggi di facciata, poco o nulla mutano della realtà esistente mentre altre e ben meno estemporanee dovrebbero essere le iniziative rispetto quell’evoluto laboratorio del lavoro nero ed irregolare che è il territorio riminese.
Paolo Pantaleoni Segretario Federazione PRC/Se Rimini