Il disegno di legge contenente le «misure contro la prostituzione» a firma della ministra per le pari opportunità Mara Carfagna ha ricevuto ieri il via libera nella riunione del preconsiglio. Il provvedimento antiprostituzione arriverà quindi giovedì 11 settembre in Consiglio dei ministri. Il testo è stato licenziato senza modifiche, quindi, prostituirsi continuerà a non essere un reato ma sarà vietato farlo per strada. Per i trasgressori, sia le lavoratrici del sesso sia i clienti, sono previste in egual misura sanzioni, che possono arrivare anche all’arresto.
Con questo ddl, il governo vorrebbe contrastare il fenomeno della prostituzione e non introdurre semplicemente una nuova regolamentazione.
Il ddl, già annunciato prima dell’estate nell’ambito del pacchetto sicurezza introduce anche due novità: le sanzioni per i clienti e il divieto di prostituirsi nei luoghi aperti al pubblico. Le sanzioni ipotizzate prevedono l’arresto, da cinque a 15 giorni, oltre che un’ammenda, da 200 euro a 3 mila euro. In arrivo anche un giro di vite contro la prostituzione minorile. Per chi sfrutta le baby prostitute, è previsto il carcere da sei a 12 anni e multe da 15 mila a 150 mila euro. Si ricorrerà anche al rimpatrio assistito purché sia nell’interesse del minore.
Colpisce intanto la contraddittorietà e l’ipocrisia di una legge, che se verrà approvata, getterà 50 anni di storia di legge Merlin, che vede la prostituzione solo come un allarme sociale, senza coglierne la complessità, e che non prevede distinzione di trattamento tra chi esercita e chi se ne avvale.
Ne abbiamo parlato con Porpora Marcasciano del Mit - movimento per l’identità transessuali
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Alcune considerazioni con Antonio Dercenno di Fiori di Strada Onlus.
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