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Fonte: l’Adige 11.09.2008
Trento - Bavaglio no global, consiglio sospeso
Trento - Giovedì 11 settembre 2008
Caserme di Mattarello, salta la seduta informativa. I ragazzi del Centro sociale Bruno, assieme a un gruppetto di anarchici e a qualche altro sostenitore, tra cui Ezio Casagranda, si sono presentati in aula con un bavaglio sulla bocca
Il muggito degli orsetti ha mandato all’aria la seduta conoscitiva sulle caserme di Mattarello, prevista ieri sera in consiglio comunale. Gli «orsetti» sono i ragazzi del Centro sociale Bruno che alle 20 precise, assieme a un gruppetto di anarchici e a qualche altro sostenitore, tra cui il segretario provinciale della Filcams Cgil, Ezio Casagranda, si sono presentati in aula con un bavaglio sulla bocca. Voleva essere un segno di dissenso per accusare le istituzioni di mancanza di democrazia. «L’unica volta che si parla di caserme - sosteneva poco prima Donatello Baldo - lo si fa solo per sentire una comunicazione della Provincia, senza nemmeno la possibilità di discutere neanche da parte dei consiglieri comunali». Ecco perciò che, conquistato a fatica lo spazio riservato al pubblico, dopo aver superato i controlli e le perquisizioni della polizia schierata, non appena il presidente del consiglio Alberto Pattini ha dato la parola ad Alessandro Zanoni, dirigente provinciale incaricato di seguire la partita caserme, dalle bocche imbavagliate dei no global è partito un mugugno. All’inizio sommesso, poi, dopo un primo avvertimento di Pattini, sempre più forte e insistito. Tanto da indurre il presidente a chiedere lo sgombero dell’aula. Il fatto è che evidentemente non c’erano le condizioni per usare la forza. E la richiesta di sgombero è rimasta lettera morta. Così poco dopo lo stesso Pattini, più conciliante, tentava di riprendere la seduta chiedendo silenzio e ricordando come il regolamento vieti al pubblico qualsiasi espressione di consenso o dissenso rispetto a quanto detto in aula. A quel punto però era il centrodestra a inalberarsi. Con Nicola Giuliano, di Forza Italia, pronto ad accusare il presidente di rimangiarsi le decisioni in maniera svilente per il consiglio. «Se non se ne vanno loro ce ne andiamo noi» accusava. Lucia Coppola, da martedì seduta nel gruppo dei Verdi, a prendeva invece le difese dei manifestanti, ricordando come la sera precedente fossero stati proprio i consiglieri del centrodestra a entrare in aula esibendo per lungo tempo vistosi cartelli di protesta nei confronti di sindaco e giunta. «Chiedo si proceda, la politica è anche mediazione e quello di questa sera è un segnale di disagio per quel progetto» diceva Coppola. Applausi dal pubblico. Ma all’ennesima richiesta di Pattini molti bavagli rimanevano fermi sulle bocche dei no global. E allora tutti a casa, con nuovi applausi di soddisfazione per essere riusciti a bloccare la serata informativa. Le prime scaramucce si erano verificate un’ora prima, quando lo schieramento delle forze dell’ordine aveva impedito ai ragazzi del centro sociale di salire a palazzo Thun con striscioni, cartelli e perfino con i volantini anti caserme fatti stampare dai gruppi che si oppongono al progetto. Al tentativo di forzare il cordone, rivendicando il diritto ad esprimersi, i poliziotti rispondevano con fermezza, spiegando che la richiesta di vietare il volantinaggio nell’edificio era arrivata direttamente e preventivamente dal presidente Pattini. I volantini venivano allora consegnati nelle mani di Elio D’Annunzio, consigliere dei Verdi, e i ragazzi venivano fatti salire. Poi i bavagli e la chiusura, prima ancora di iniziare.
di Franco Gottardi
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