SPECIALI

E’ tempo di crisi

Martedì 7 ottobre 2008

La cronaca offre quotidianamente sviluppi dalle caratteristiche inaspettate e dalle proporzioni inimmaginabili di una crisi finanziaria, che si sta sempre più rivelando come una crisi globale di sistema. Se è difficile comprendere fino in fondo come è iniziata quella che tutti, non solo più alcune isolate Cassandre anche nel dibattito interno ai movimenti, definiscono come una crisi “peggiore di quella del 1929”, è praticamente impossibile prevedere se e come andrà a finire.

A rendere sistemica la criticità, vi è il concatenamento continuo degli aspetti finanziari ed economico-produttivi con quelli climatici, energetici e alimentari, il tutto amplificato dalla velocità con cui un fattore di instabilità locale determina un effetto di propagazione immediata su scala planetaria. Il globo è effettivamente uno e nessuno può chiamarsi fuori dalla crisi.
A complicare ulteriormente la situazione, vi sono i paradossi e le inadeguatezze della politica: si veda la rapida conversione dei più accaniti neo-liberisti in propugnatori e protagonisti attivi dell’intervento statale in soccorso dei mercati finanziari investiti dalla tempesta, non solo in termini di aiuti ma, in alcuni casi, di vere e proprie “nazionalizzazioni” di banche e centrali finanziarie sull’orlo del fallimento; e, al tempo stesso, come la crisi della rappresentanza istituzionale e l’insufficienza della scala politica nazionale sembrino sabotare dall’interno questi tentativi di governo emergenziale del sistema, come avvenuto con il recente voto del Congresso statunitense.

A questo punto c’è chi si interroga sulla “fine del capitalismo” di certo ci sono le drammatiche conseguenze della crisi sulle condizioni di vita di milioni di donne e uomini, la prospettiva di immiserimento che si scarica loro addosso, nel momento in cui la finanziarizzazione era divenuta l’equivalente privatizzato del “deficit spending” pubblico di keynesiana memoria.
Ed è altrettanto evidente come il capitale, nel compiersi del processo di globalizzazione, non sia riuscito e non stia riuscendo materialmente “a reggere” il suo proprio farsi interamente sociale e biopolitico, cioè il proprio passaggio a figura totalmente parassitaria nello sfruttamento di una cooperazione sociale matura e delle forme di vita ricche che la nutrono.

Ecco perché Globalproject apre una feature in permanente aggiornamento, dove proporre materiali scritti e audio di approfondimento critico, da diversi punti di vista, su origini e sviluppi della crisi globale, sui suoi effetti, sulle sue determinazioni soggettive, sulla crisi della governance politica nella tempesta finanziaria e su che cosa significhi lottare in tempo di crisi.

Interviste
Una crisi che è nata dal basso. Intervista al Prof. Toni Negri

Il 6 ottobre 2008 verrà ricordato come il "lunedì nero" per i mercati internazionali con indici in netto calo per le borse di tutto il mondo.
Abbiamo commentato questa crisi con Beppe Caccia, ricercatore.
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Il Congresso americano boccia il più grande piano di salvataggio pubblico che prevedeva una manovra da 700 miliardi di dollari.
L’analisi di Beppe Caccia, ricercatore.
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Alcune riflessioni sulla portata della crisi con Andrea Fumagalli, docente di Economia presso l’Università di Pavia.
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Sul salvataggio della Aig, alcune battute con Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori.
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Con Christian Marazzi, economista, una analisi sull’effetto domino della crisi e sulle sue caratteristiche.
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