1° FESTA DEL RACCOLTO…chi coltiva passioni raccoglie emozioni!
Reggae dance hall with:
Mr Dill (caserta)
Baco mc (napoli)
Iatenamicizia (salerno)
Queen Nyabinghi (seychelles/salerno)
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Finalmente ci siamo, dopo tanti mesi di attesa, siamo riusciti a raccogliere il frutto del nostro operato.
Dopo alcune piogge estive che hanno distrutto alcune piantine, dopo il furto, da parte non si sa bene di chi, di alcune piante che aspettavano solo di essere potate, gesto che noi consideriamo di un’ infamia assurda, visto che abbiamo sempre detto apertamente che tutto il ricavato delle piante sarebbe stato utilizzato per essere regalato e per essere condiviso con tutti coloro che credono nell’autoproduzione come pratica politica, finalmente siamo giunti alla fine.
Tanta fatica e meticolosità per riuscire a vedere i risultati di questo progetto, poiché pensiamo che l’autoproduzione debba essere una pratica sociale, per lo sviluppo di un’economia sostenibile.
In una fase globale in cui i mercati mondiali sono in crisi, una crisi provocata anche da noi, da coloro che da anni si battono perché un altro mondo sia possibile, la pratica politica dell’autoproduzione si inserisce appieno come una delle possibili risoluzioni al problema della crisi capitalistica.
La canapa, infatti, è stata considerata per anni un’ importante pianta medicinale e lo è ancora oggi, dal momento che viene ritenuta efficace per i dolori neuropatici e spastici, ma soprattutto per la cura della sclerosi multipla.
Dalla pianta è possibile ricavare materiali tessili e carta, plastica, vernici, oli per cucina, combustibile per motori ( sarebbe un’ottima alternativa al petrolio); questi però sono tutti materiali di difficile estrazione perché la coltivazione di canapa è considerata illegale in molti Paesi, soprattutto in Italia, tant’è vero che il 25 Aprile 2008 la Corte di Cassazione ha stabilito che la coltivazione domestica di canapa costituisce reato e per tale motivo è perseguibile penalmente.
Questa decisione non ha portato altro che la criminalizzazione dei consumatori, gli arresti si sono moltiplicati e le condanne sono state inasprite. La situazione è resa ancora più grave dall’età media dei consumatori, colpiti da una legge che fa di loro le vere vittime di un sistema che non colpisce coloro che la vendono e che non bada alla qualità del prodotto a discapito del consumatore.
Ma noi andiamo avanti, senza se e senza ma, perché pensiamo che sia ingiusto e immotivato continuare a criminalizzare la coltivazione di una pianta. Anche se i media nazionali continuano a fornirci nozioni false indicando la cannabis come una delle possibili fonti di dipendenza per i giovani, noi sappiamo benissimo che non è così perché non è stato accertato nessun caso di dipendenza da questa sostanza.
Crediamo che un segnale forte per l’abrogazione di questa legge debba partire da noi centri sociali, da noi collettivi autorganizzati che pratichiamo una resistenza antiproibizionista alla luce del sole senza nessuno scopo di lucro, da noi che ci opponiamo alle narco-mafie e pratichiamo la riduzione del danno.
Dobbiamo essere noi a continuare le pratiche dell’autoproduzione, costretti e consapevoli di fare i conti con i livelli di controllo sociale di un Paese che pretende di considerarsi democratico, in cui si reprimono e si etichettano come lesive dell’ordine e del decoro pubblico, le scelte di massa.
C.AN.NA. (collettivo antiproibizionista napoletano)
Laboratorio Occupato Insurgencia