Chi crede che le idee, i sogni, le progettualità nate dentro al Paz possano naufragare fra diffide, avvisi orali, denunce, negazione di socialità e cultura accessibile e gratuita, sbaglia, sbaglia due volte.
Il Paz è prima ancora che uno spazio fisico, un tempo e un pensiero di vita, un pensiero di vita che abbatte i margini e i confini, visibili e invisibili, contro la violenza banalizzata di questa città.
Una violenza che è esercitata dal tentativo di cancellare episodi gravi di attacco alle diversità - come quello subito da Andrea, o l’escalation di movimenti di estrema destra - sinonimo di una crescente e falsa sicurezza che colpisce i poveri, i migranti, gli attivisti politici che non si riconoscono dentro un sistema vuoto e falso della rappresentanza e che ne subiscono e sortiscono gli effetti.
La campagna "Out of control" che abbiamo iniziato nel maggio di quest’anno, contro l’ordinanza comunale che ricalca altri provvedimenti operati dalle amministrazioni comunali in tutta Italia, aveva indicato e anticipato già quello che sarebbe stato il presente, un presente caratterizzato dalla banalizzazione e dal tentativo di minimizzare una crisi interna alla deriva sicuritaria e al fallimento dell’economia neoliberista, che a Rimini è tutta interna al settore turistico.
Siamo convinti che anche dopo i naufragi, più o meno attesi e auspicati dalle “divise” e dalle ordinanze, ci siano superstiti in grado di ritrovare la rotta, non per un’isola perduta ma per un nuovo progetto di vita, con la consapevolezza che la libertà non si paga, si strappa.
Paz rebel!