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Mercoledì 2 febbraio 2005 01:29 4 more years, prima tappa: Texas

The belly of the beast!

Global Project ha visitato il Texas. Siamo stati nella conservatrice Houston, dove hanno sede le grandi Corporation legate alla famiglia Bush, come Halliburton e Exxon e ad Austin, giudicata la città più liberale di uno stato fortemente conservatore. L’aeroporto della cittá é dedicato a George Bush padre, nel centro cittadino campeggia una sua statua. Facciamo notare alle nostre guide che di solito soltanto i dittatori si dedicano opere pubbliche e statue nelle strade quando sono ancora vivi, la nostra osservazione li lascia interdetti.

Gran parte della economia della cittá si basa sul complesso militare-industriale, sulla NASA, e sulle grandi corporation. Ma oltre ai dividendi degli azionisti ci sono anche i costi: I militari tornano dall’Irak con I nervi a pezzi e diffondono violenza e disperazione nelle famiglie, almeno cinquanta dipendenti civili della Halliburton, cittadini di Houston, sono morti in Irak fino ad oggi.

All’arrivo l’accoglienza è ottima. Siamo un pò strani, due italiani in cerca di storie, negli USA? Si sente da vicino la rabbia e la fatica per dover sopportare di vivere e lottare in un paese tanto oppressivo e contraddittorio, il nostro arrivo apre un dialogo inaspettato per entrambe le parti e iniziamo una serie di incontri e interviste che danno corpo a questo primo racconto.

Food Not Bombs

Nel ricco centro cittadino di Houston si accampano ogni notte decine di persone senza tetto e senza lavoro. Il collettivo di Food Not Bombs distribuisce decine di pasti caldi 4 giorni alla settimana con cibo e materiali recuperati dall’immenso sistema consumista circostante. La cena è anche uno spazio in cui socializzare le storie di ogniuno e cercare di costruire percorsi di resistenza alla brutalità della polizia e per rispondere ai bisogni primari di casa e di cibo.

Bill Hicks Resurrection Laboratory

Quello che più somiglia a un centro sociale che abbiamo potuto trovare: un gruppo di ragazzi vivono insieme e offrono lo spazio ai movimenti della città per organizzare iniziative e per costruire i materiali che il "Lawless mob" un gruppo di azione diretta, impiega nelle azioni di strada. In questo spazio abbiamo socializzato diversi video sulle lotte in Italia e abbiamo partecipato ad un workshop sulle tattiche di azione e resistenza diretta. Per gli attivisti di Houston la brutalità della polizia è il principale ostacolo alla realizzazione di azioni di disobbedienza: indymedia Houston, riporta la cifra di 180 persone uccise o ferite gravemente in città da armi da fuoco della polizia dal 1999 ad oggi.

Radio Pacifica

Questa radio comunitaria è un progetto dalle radici antiche. Fondata negli anni 50 ed attiva nel movimento contro la guerra in Vietnam era poi diventata una semplice radio commerciale. Gli attivisti di Indymedia Houston e i collettivi radicali della città l’hanno ripresa in mano ed oggi funziona con 200 volontari.

http://www.kpft.org

http://www.houston.indymedia.org

Monkey WrenchBooks

Libreria anarchica vicina al centro d Austin ha ospitato l’incontro che GlobalProject con alcuni attivisti dei collettivi radicali. Come in questa occasione la libreria si presta per essere spazio condiviso con tutti coloro che sono attivi in città. Nell’incontro realizzato abbiamo presentato il video di GlobaProject sul MayDay 2004. La discussione che ne è seguita ha messo in luce, da un lato alcune difficoltà che hanno i giovani statunitensi ad assumere il proprio lavoro immateriale come "produttivo" e dall’altro la necessità di costruire un piano articolato di critica radicale al capitalismo che unisca la pratica della riappropriazione con il rifiuto della guerra e nuove forme di organizzazione cooperative. In questa occasione abbiamo conosciuto Bob, un giovane attivista, che lavora in una ong che si occupa di contrarrestare la privatizzazione delle carceri americane. Una storia difficile, perché il governo ci sta andando giù duro: Abu Grahib non fa eccezione. In allegato, l’audio dell’intervista realizzata con Bob: nella prima parte ci racconta il business della privatizzazione delle carceri in America, nella seconda parte ci parla dei CPT presenti alla frontiera con il Messico.

http://www.monkeywrenchbooks.org

The Rhizome Collective

La struttura più simile ad un centro sociale come noi li conosciamo. Si trova relativamente vicino al centro di Austin e comprende diversi progetti come una cucina popolare, una clinica popolare, la produzione agricola biologica, la sala giochi per i bambini e la libraria. Quest’ultima gestisce inoltre un progetto autonomo di spedizione di libri dentro le carceri per i detenuti (Inside Book Project). 150.000 detenuti affollano le carceri texane. Sul retro della struttura vi è un terreno che è stato recentemente occupato e restituito ai progetti del collettivo. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, lo spazio non è occupato ma in affitto. Infatti risulta difficile riuscire ad occupare spazi qua in Texas, la proprietà privata sembra essere più importante della stessa vita. All’interno della struttura vi è infine la sede di Indymedia Austin che sta proprio in questi terminando la produzione di un video realizzato assierme alla comunità latina. Simon, responsabile del progetto, ci spiega che il video rientra dentro un progetto più ampio per cercare una via d’uscita, un’altra opportunità, al destino apparentemente ineluttibile che accomuna il presente delle comunità latine e nere negli States: o vai a lavorare in un Mc Donalds, o finisci nell’esercito o ti dedichi alla criminalità.

http://www.austin.indymedia.org

http://www.rhizomecollective.org

Lasciamo il Texas attraverso chilometri di pianura attraversata da una immensa highway. Se non fosse per i cartelli e il tempo che passa, faremmo fatica a notare la differenza in un paesaggio costellato di centri commerciali, stazioni di benzina su cui campeggiano enormi loghi delle principali multinazionali. L’equazione stomaco-macchina è chiarissima sugli enormi cartelli che recitano: Mc Donalds/Exxon.

Raggiungiamo all’alba la città di provincia di Ashville, North Carolina. Un mucchio di case sparse sulle colline alle pendici degli Appalachi. Le fabbriche hanno chiuso, i ricchi promuovono la speculazione e la delocalizzazione, inventano il turismo e scatenano la polizia contro la comunità nera.

To be continued...

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