Il 25 gennaio del 2002 centinaia di persone entrarono nell’ex Caserma Chiarini di Via Mattei a Bologna dove erano in corso i lavori per la costruzione del nuovo CPT per migranti e smontarono tutte le infrastrutture, dalle gabbie alte 4 metri fino ad arrivare alle tubature idrauliche.
"Per noi quel luogo rappresentava un lager – donne e uomini vi sarebbero stati rinchiusi solo perché appartenenti ad un’altra nazionalità – e non doveva essere aperto" dicono gli smontatori e le smontatrici.
L’operazione di smontaggio causò un lungo ritardo nell’apertura e oltre 270 mila euro di danni, ma soprattutto portò in prima pagina il tema della detenzione amministrativa dei migranti, obbligando tutte le forze politiche ad affrontarlo e a prendere posizione.
Da allora i centri di permanenza temporanea ed il loro indotto economico sono stati bersaglio di azioni di sabotaggio e boicotaggio in tutte le città, con i migranti detenuti in questi luoghi sono state condotte mobilitazioni e sostenuto il legittimo diritto alla fuga. Sebbene le violenze, gli abusi, i soprusi e le torture che vengono ogni giorno praticati dietro quei muri invalicabili siano ormai noti a tutti, nuovi CPT stanno per aprire nel nostro paese.
La battaglia per la chiusura delle carceri etniche continua e passa attraverso la piena rivendicazione e la difesa di quello smontaggio, che è stato un atto di civiltà patrimonio di tutti e non un atto di vandalismo, come sostiene la Procura, o un atto di eversione, come sostiene il ministro Pisanu.
Martedì 13 dicembre alle ore 9.00, appuntamento davanti alla Procura della Repubblica in Piazza Trento Trieste, a Bologna.
"Affrontiamo il processo con lo spirito di chi dal 1998 ad oggi ha prodotto iniziative dapprima di documentazione e riflessione, successivamente di opposizione ai centri di permanenza. Lo smontaggio del 2002 si pose proprio come iniziativa di passaggio dalla fase dell’analisi a quella dell’azione contro i cpt, strutture aberranti dove vi vengono rinchiuse persone che hanno commesso soltanto infrazioni amministrative".
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La mobilitazione contro l’azione giudiziaria del 13 dicembre nei confronti di chi ha partecipato allo smontaggio è preceduta da un incontro pubblico presso il centro sociale TPO lunedì 12 dicembre alle ore 21.
"Al presidente del Tavolo Giusitizia dell’Unione, l’on. Giuliano Pisapia (Prc), chiederemo come si esprimono i partiti del centro sinistra rispetto alla richiesta forte da parte di associazioni e movimenti di chiusura dei centri di permanenza temporanea. L’incontro pubblico sarà l’occasione per rideclinare insieme agli ospiti il diritto di resistenza oggi: come può essere garantito lo ius resistentia in presenza di atti di imperio calati dall’alto, come i CPT o l’Alta Velocità. Con l’ex magistrato Imposimato e con tutti i presenti vogliamo discutere inoltre la richiesta di amnistia e indulto, della sua necessità di fronte al ruolo sociale delle lotte dei movimenti - come quella dello smontaggio di Bologna - e di fronte all’insostenibile situazione delle carceri italiane (...)"
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