Dal Messaggero Veneto del 21 luglio 2006
No-global contro Ruchini
Cori davanti alla casa del presidente della Minerva
Sono passate da poco le 20 di ieri quando, all’imbocco della laterale di via del Carso che porta allo stadio comunale di Sant’Andrea, dietro a uno striscione che recita “Non si dorme con la coscienza sporca”, si presenta una cinquantina di attivisti no global e “Disobbedienti” (tra loro anche il portavoce del precariato sociale Andrea Olivieri).
Obiettivo: l’abitazione di Adriano Ruchini, il presidente della cooperativa Minerva che, dallo scorso dicembre, gestisce i servizi interni del centro di permanenza temporanea di Gradisca. A precederli di qualche metro il consigliere regionale Alessandro Metz (Verdi), a controllarli agenti in borghese e una trentina di carabinieri in divisa sistemati, con quattro furgoni dei reparti anti-sommossa, su un lato della strada (mentre tre mezzi e una ventina di agenti di Polizia presidiavano precauzionalmente la sede della cooperativa Minerva, a Savogna). Subito la “colonna sonora” con cori contro il presidente della Minerva, un centinaio di metri dopo la sosta davanti all’abitazione. Il tutto è durato circa 45 minuti.
«Ruchini, siamo qui, visita a domicilio – esordisce al megafono Cristian Massimo, portavoce di Razzismo stop Fvg -. Oggi è la prima visita, non ti lasceremo dormire perché la gente di questo quartiere deve sapere chi ha come vicino di casa: uno che dallo Stato intasca 5 milioni di euro per gestire un carcere dove viene rinchiusa gente che non ha commesso nessun reato e dove vengono violati i diritti umani».
I cori degli attivisti salgono, si accendono anche due torce ma non c’è tensione, la situazione resta sotto il controllo degli agenti dispiegati nella zona. Il megafono passa a Metz: «Siamo qui per far sapere alla gente chi è veramente Adriano Ruchini, una persona che gestisce una cooperativa che vive sulle spalle di chi soffre e cerca da noi una nuova vita. Una persona che può sembrare come le altre, ma non lo è e noi siamo qui a dirgli di smetterla, di lasciare il Cpt».
Prende la parola anche Luciano Capaldo, portavoce del centro sociale autogestito di Gorizia: “Se Ruchini non ha niente da nascondere perché scappa, perché non è qui, perché per lui esiste la vigilanza privata, agenti sottratti al controllo pubblico»? Chiude ancora Cristian Massimo: «Ci tenevamo ad essere qui, per lanciare da Gorizia, sede della cooperativa che gestisce il Cpt di Gradisca, per rilanciare la nuova serie di proteste che, a settembre e a ottobre, in tutta Europa vedrà mobilitazioni e azioni contro i centro di temporanea permanenza».
(ma.ce.)
Casarini: contro i Cpt faremo quello che il governo non fa
«A ridosso dell’apertura del Cpt di Gradisca, ma anche in piena campagna elettorale, si era diffusa la sindrome del governo amico, ma sinora la nuova classe politica ha semplicemente dimostrato una costante con chi l’ha preceduta: quella di essere succuba di tutto il sistema che ruota intorno ai Cpt, un meccanismo d’interesse che coinvolge istituzioni locali, enti privati e pubblici, e non ci sarà da meravigliarsi quando questi politici, dopo le proteste di questi anni con il centro-destra al governo, cominceranno a dire che i Cpt con qualche modifica possono andar bene. Per noi, invece, l’aggiunta di qualche finestra, di due tendine in più e qualche limatina alle sbarre non basta. Spesso si è utilizzato il termine “lager” per questi centri, perché muri e gabbie li ricordano, ma in realtà sono galere per lavoratori, per cittadini in mobilità per lavorare e questo è forse ancor più grave”»: con queste dichiarazioni si è presentato ieri al “No border camp” di Gorizia (la cinque giorni antirazzista in svolgimento nell’area di via Ponte del Torrione che ospita anche il centro clandestino autogestito) Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del Nord-Est e storico leader dei Disobbedienti.
«Siamo qui – ha proseguito Casarini – per rilanciare la protesta, una protesta europea e già cominciata nelle scorse settimane con le azioni contro il Cpt di Barcellona, contro questi paradossi della società civile. Sono strumenti per controllare i lavoratori migranti, centri dove rinchiudere o liberare gente a seconda delle esigenze del mercato, in regola come quello in nero. Tra poco i nostri politici ci parleranno di Cpt umanitari come di guerre umanitarie, ma quello che non faranno i governi tenteremo di farlo noi, perché non si può restare a guardare questa logica dell’incarcerazione a seconda delle esigenze del mercato».
Più diretto Cristian Massimo, portavoce di Razzismo stop Fvg: «Azioni contro i Cpt di Gradisca e Postumia, ma anche contro chi fa parte del sistema su cui questi si basano. Per questo è nostra intenzione portare un attacco diretto alla Minerva e al suo presidente, Ruchini, perché per bloccare il Cpt di Gradisca bisogna bloccare chi lo fa funzionare».
(ma.ce.)
Cpt, scatta il presidio degli attivisti
Ore 13.30: presidio/sit-in al Cpt di Gradisca. L’indiscrezione che ha circolato nei giorni scorsi, che voleva venerdì 21 luglio come la data della riapertura della battaglia di movimenti e associazioni antirazzisti contro il centro di permanenza temporanea di Gradisca, ha trovato conferma nell’annuncio fatto ieri a Gorizia, all’interno dell’area di via Ponte del Torrione, che ospita il centro sociale clandestino autogestito e, in questi giorni, la cinque giorni antirazzista transfrontaliera denominata “No border camp”, direttamente da Luca Casarini, portavoce dei centri sociali del Nord-Est. Azioni e blocchi di protesta atti a «fermare o quantomeno disturbare – ha precisato Cristian Massimo, portavoce di Razzismo stop Fvg – tutto il meccanismo che è alla base del sistema Cpt. Un sistema fondato sulla collaborazione, spesso sotterranea, non soltanto con realtà locali, ma anche con la stessa politica locale». Dopo i disordini immediatamente precedenti all’apertura del Cpt di Gradisca (scontri fra attivisti e forze dell’ordine culminati, lo scorso 8 marzo, con il ferimento del consigliere regionale Alessandro Metz dei Verdi), quindi, torna la protesta di fronte al centro per immigrati clandestini di via Udine. Dichiarazioni che, come prima conseguenza, hanno portato a un immediato rinforzo del servizio di vigilanza di fronte al centro per immigrati di Gradisca, dove da mercoledì sono ricomparsi i mezzi blindati anti-sommossa della Polizia. Il tutto mentre proprio ieri, con la visita al centro di Lampedusa, è partita la serie di sopralluoghi nei Cpt italiani della speciale commissione sui centri di permanenza temporanea istituita dal ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e presieduta dall’ambasciatore Onu Staffan De Mistura. Una commissione che ha subito riaperto a livello di politica nazionale lo scontro sui Cpt, in merito al quale è intervenuto ieri anche il vicepremier e ministro degli Esteri D’Alema: «La funzione dei Cpt non è punitiva, ma di tenere a disposizione le persone che devono essere identificate per valutare se hanno diritto d’asilo o se devono essere rimpatriate. Il lavoro della commissione, invece, al termine dei sei mesi di ispezioni e indagini previsti, sarà utilizzato per migliorare i Cpt».
Dichiarazioni che hanno immediatamente attirato la replica del centro-destra. «La commissione sui Cpt – ha affermato Isabella Bertolini di Forza Italia (e già relatrice della legge Bossi-Fini) – appare sempre più come uno specchietto per le allodole creato ad arte per dare un contentino alle ali estreme dell’Unione e per sollevare una cortina fumogena sulle gravi contraddizioni interne di un governo sempre più incapace di governare».
(ma.ce.)