
ore 11.55 - Oggi nell’ambito delle mobilitazioni nazionali per i diritti dei migranti e contro i CPT circa 100 attivisti sono entrati nel Centro di permanenza temporanea in costruzione a Gradisca D’Isonzo in provincia di Gorizia, un’ex caserma. Un CPT grandissimo quello di Gradisca, che dovrebbe ospitare 200/250 persone. Gli attivisti hanno dato vita ad azioni dirette contro il muro di recinzione del centro, colpendolo simbolicamente con delle mazze [ audio ] e sanzionando dal basso la struttura, i macchinari e gli attrezzi da costruzione, bloccando di fatto i lavori. Dopo essere usciti dal CPT si è svolta una conferenza stampa all’esterno del centro [ audio ].
L’iniziativa ha voluto denunciare che i lavori di costruzione stanno continuando nonostante le dichiarazioni dello scorso gennaio, con le quali Illy (Presidente della Regione), Pisanu, Antonaz (Assessore regionale) e il sindaco uscente di Gradisca, Fabbris, assicuravano che i lavori erano congelati. L’area è grandissima, un CPT "all’avanguardia" che potrebbe ospitare intere famiglie. Le persone che finiscono nei CPT non hanno commesso nessun reato. I CPT vanno chiusi!
L’iniziativa è stata promossa dal Tavolo migranti nazionale, Rete precariato sociale, l’Ass.ne Razzismo Stop di Padova, il centro sociale La Chimica di Verona, gli Sportelli degli Invisibili del nordest, il centro sociale Magazzino 47 di Brescia, il Comitato M21 di Treviso, attivisti sloveni, disobbedienti del nordest.
La prima corrispondenza dal CPT di Gradisca.
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comunicato
"Il dato preoccupante che ci ha fatto muovere oggi è che i lavori stanno procedendo ad una velocità pazzesca con l’impressione che vogliamo terminarli prima dell’estate. Tutto questo accade nell’assoluto silenzio. Questa mattina abbiamo voluto denunciarlo".
Le dichiarazioni di Andrea, Rete precariato sociale
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Un’intervista con Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi.
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"L’iniziativa di oggi è molto importante. Si è parlato di Europa durante queste elezioni come se il problema fosse solo quello di votare, mentre ion realà l’Europa si fonda su questo tipo di strutture. Strutture della deportazione, della deportazione che si sono purtroppo in tutta Europa. Per questo oggi aver bloccato i lavori è un’iniziativa che parla di quella che è l’Europa che vogliamo".
Queste le valutazioni di Sergio del Comitato M21.
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"I centri di detenzione vanno chiusi. Va bloccata la politica dello stato che li ha istituiti e intende costruirne altri, perchè sono dei luoghi di sospensione del diritto". Un’intervista a Roberto Malesani, avvocato
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"L’allargamento dell’Europa ad est non prevede anche l’allargamento dei diritti per i cittadini, gli uomini e le donne che anche dall’est cercano di raggiungere il nostro paese. E’ stato praticato materialmente il blocco dei lavori di questo centro che vuole rilanciare un ragionamento sul cuore dell’Europa che sia l’Europa delle cittadinanze, l’Europa libera dai confini, l’Europa senza CPT".
L’intervento di Vilma dell’Ass.ne Ya Basta.
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