Dovrebbe esser normale domani sentir parlare della generalizzazione dello sciopero praticata da migliaia di studenti universitari, studenti medi, ricercatori precari, precari degli enti di ricerca.
Dovrebbe esser normale, ma le cose belle, di questi tempi, vivono negli interstizi della comunicazione main-stream. Zone d’ombra, figlie di un governo che non tollera opposizione e che celebra la piazza solo quando quest’ultima accorre gentilmente in suo soccorso.
Dunque difficilmente si verrà a sapere del blocco reale delle scuole e dell’università, di quella pratica diffusa e molecolare che da nord a sud ha trasformato positivamente la grande giornata di sciopero indetta dai sindacati di base. Difficilmente la qualità di questo processo di relazione tra precari di varia natura sarà tradotto in discorso pieno contro i nuovi dispositivi di valorizzazione e di comando del lavoro vivo. Chiaramente sarà omessa, infine, la carica che la polizia ha condotto nei confronti del corteo romano e in particolare degli studenti che chiedevano di arrivare sotto palazzo Chigi (teste rotte e contusioni).
D’altronde come motivare il fatto che “il governo amico” malsopporta l’indignazione dei precari o che, piuttosto, il governo dei “non-violenti” privilegia la mano pesante dei reparti di celere per affermare la propria purezza pacifista.
Un nuovo ritornello, insopportabile per le orecchie di chi ama la diversione imprevista, la ricerca del possibile, la fuga dal necessario. Eppure, nonostante tutto, 30 città in tutta Italia hanno parlato una lingua chiara: i precari e gli studenti odiano questa Finanziaria, i precari e gli studenti non hanno governi amici! In 300 mila per chiedere nuovo Welfare, reddito, diritti, accesso alla formazione, condivisione dei saperi.
Con questo spirito a Roma abbiamo fatto una scommessa enorme, sfidando l’inflazione di piazze e l’ambiguità dei segnali. Bene, la scommessa è riuscita!
Centinaia di studenti universitari hanno occupato la facoltà di Scienze politiche e bloccato le entrate de La Sapienza a partire dalle prime ore dell’alba. Incontrati gli studenti medi autorganizzati, i ricercatori precari, i precari degli enti di ricerca (Iss, Isfol, Enea, Istat), in 2.000 abbiamo raggiunto, attraverso un corteo non autorizzato, il concentramento dei sindacati di base.
Quindi l’arrivo in piazza Barberini, la determinazione a raggiungere palazzo Chigi, la carica.
Una mattinata intensissima, una mattinata straordinariamente importante che segna un passo significativo verso la ricerca di terreni inediti di organizzazione e di sperimentazione conflittuale del precariato metropolitano.
Probabilmente è solo l’inizio, l’inizio di una nuova fase. E il meglio deve ancora arrivare…
Rete per l’Autoformazione – Scienze politiche, Lettere, Fisica, Architettura, Ingegneria, Psicologia, Filosofia, Giurisprudenza (Roma)
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