Dal Molin, i documenti americani
di Mauro Carrer
Il caso Dal Molin non è più un segreto militare, né una pratica nascosta in qualche cassetto del ministero della Difesa o nella cassaforte del Comune di Vicenza. Il caso Dal Molin, ovvero la costruzione di una nuova base americana per la 173esima brigata aviotrasportata (si parla di una struttura in grado di ospitare 5 mila persone), è tutto in internet. Il futuro di Vicenza è contenuto in cinque schermate dove appare ben evidente che gli americani pubblicano, da qualche ora in forma esplicita e senza più “filtri” e password, tutto il contenuto dell’anticipo del bando di gara.
Traduzione per i non addetti ai lavori: quando per un’opera si arriva alla gara d’appalto vuol dire che esiste già un progetto, e probabilmente un progetto esecutivo, che definisce per filo e per segno cosa sara realizzato dove adesso ci sono i campi del Dal Molin.
Traduzione ancora più esplicita: anche se il ministero della Difesa - appena quattro giorni fa, quando il “Giornale di Vicenza”, per primo diede la notizia della gara d’appalto in un unico lotto - si affrettò a prendere le distanze dalle mosse degli americani definendo “irrilevanti” ogni atto o ogni iniziativa che non tenga conto delle decisioni del Governo italiano risulta sempre più improbabile che l’amministrazione americana si sbilanci al tal punto da mettere in Rete persino il capitolato d’appalto del Dal Molin.
Per costruire - ha precisato, ancora venerdì mattina una nota del ministero della Difesa, ci vuole l’assenso del governo italiano. E noi andiamo avanti è il messaggio pubblicato in internet della Marina a stelle e strisce.
Evidentemente gli americani si sentono sicuri e non hanno alcun problema a rendere “trasparente” il bando d’appalto.
L’opera è faraonica, dietro c’è un affare che ha già scatenato l’interesse di 11 grandi imprese di costruzione italiane. E tutto è scritto nero su bianco all’indirizzo internet (http://www.esol.navfac.navy.mil/ESolHome.cfm), sito della Marina americana, Comando opere ingegneristiche che ha sede a Washington e a Napoli. Un sito tradotto in inglese, italiano, giapponese, spagnolo e coreano dove il 17 novembre scorso, quattro giorni fa, sotto la sigla N33191-06-R-3229, è stato pubblicato il capitolato d’appalto che descrive tutti gli interventi previsti per il “Complesso multiplo” di Vicenza. Quello che non torna è la gamma di prezzi che va da 250 a 500 milioni di dollari. In euro sono 310 milioni di euro.
Il lungo e dettaglio elenco di interventi previsti dal capitolato è destinato a scatenare ulteriori interrogativi, ovvero: il progetto Usa è davvero calibrato ad accogliere 5mila tra militari e personale civile? O saranno molti di più? A che servono tutti quei magazzini, supermercati, strade, sale mensa, impianti sportivi? Una nota avverte le aziende interessate che il capitolato può variare di giorno in giorno. Secondo autorevoli fonti parlamentari italiane il progetto Usa sarebbe molto più vasto e imponente di quanto finora si è venuto a sapere.
Restiamo nel campo dei condizionali e dei punti interrogativi, ma per gli americani non è solo una questione grammaticale o di punteggiatura. Per gli ingegneri della Marina Usa la precisione è definita nelle cifre e nelle date: il termine ultimo per avere informazioni sull’anticipo della gara d’appalto è alle 2 del pomeriggio del 6 marzo 2007. E cento giorni dopo decideranno a chi aggiudicare in un unico blocco i lavori della nuova base Usa a Vicenza. Responsabile di tutto il procedimento è stato nominato Joyce Chilton che risponde ad un numero di telefono con il prefisso di Napoli.
I documenti che pubblichiamo sono le schermate del sisto del Comando ingegneristico della Marina americana.
“Pagine” internet in cui appaiono il capitolato del bando d’appalto e la lista completa delle aziende che finora, dalla sera del 17 novembre ad oggi hanno chiesto informazioni agli americani per capire come sarà il nuovo complesso Dal Molin.
Come già rilevato il caso Dal Molin va a differenti velocità: con i tempi da tartaruga delle istituzioni che diplomaticamente mettono le mani avanti sottolineando che manca ancora una decisione del governo italiano; con i tempi della politica che specie nei settori della sinistra radicale dice che la partita non è ancora chiusa e vorrebbe stoppare ogni nuovo insediamento Usa. Ma a dettare l’agenda sembra non siano ne il ministro alla Difesa Arturo Parisi ne il sindaco Enrico Hüllweck, ne Vicenza, ne Roma. Il gioco lo conducono gli Usa che dalla Ederle, da Napoli, da Washington e addirittura da internet hanno già deciso nei tempi e nei modi dove, come e quando dovrà sorgere il nuovo Dal Molin. Vicenza (è nominata appena due volte) appare nei titoli di coda, tra gli attori non protagonisti.
Fra le richieste degli Stati Uniti alle imprese anche «uffici, hotel, poste, recinzioni e una lavanderia»
Il capitolato made in Usa
Gradite «esperienze passate e capacità manageriali»
(al. mo.) Se qualcuno è interessato al (possibile) appalto per la base Usa al Dal Molin, i sempre puntuali americani hanno pubblicato sul sito internet della Marina - Comando opere ingegneristiche http://www.esol.navfac.navy.mil anche qualche dettaglio in più, rispetto a quanto già anticipato dal Giornale di Vicenza qualche giorno fa.
Insomma una descrizione del capitolato per la costruzione di un «complesso di installazioni multiple».
Si legge in quello che potremmo definire “preavviso di bando di gara”: «Il Comando opere ingegneristiche (...) ha in programma di pubblicare una gara per la selezione dell’offerta al massimo ribasso. La data prevista per tale selezione è il gennaio 2007 - ma segue l’importante (per Vicenza) precisazione - previa approvazione delle autorità italiane competenti». Insomma intanto i parametri dell’appalto sono questi, dicono gli Usa, così se l’Italia ci dà l’ok siamo pronti a partire.
Poi i vari punti: «All’impresa sono richiesti progetto e costruzione di un nuovo complesso di installazioni multiple e di infrastrutture che comprendono, fra l’altro, uffici, hotel, parcheggi, sale mensa, ufficio postale, lavanderia, negozi di abbigliamento e alimentari, zone di svago, magazzini e aree di addestramento. Le infrastrutture comprendono anche, ma non solo, campi sportivi, controlli alle entrate, recinzioni, servizi, strade, passaggi pedonali e aree verdi».
La gara, come si diceva, è al ribasso ma saranno valutati anche altri elementi. Per esempio, si legge sempre nel capitolato del Naval facilities engineering command, avranno un loro peso «esperienza organizzativa e lavori eseguiti in passato». E in secondo ordine «capacità manageriali del personale, struttura organizzativa, piani di lavoro, costi».
Il budget previsto è di 310 milioni e 150 mila euro. Seguono ulteriori istruzioni «per le parti interessate»: «Alle imprese (candidate a presentarsi alla gara: ndr) sarà richiesta la certificazione con il marchio Soa (Società organismo di attestazione: tutte le imprese che dal 2002 partecipano agli appalti pubblici superiori a 150.000 euro devono avere il certificato Soa che attesta la presenza di determinati requisiti)». Ultima raccomandazione: le aziende interessate all’offerta dovranno «verificare questo sito giorno per giorno per aggiornarsi su eventuali modifiche al capitolato». E adesso non resta che aspettare le decisioni degli «italian friends»