Caro Direttore,
leggo nell’editoriale, pubblicato sulla prima pagina del Gazzettino di oggi a proposito dell’occupazione della sede del Consorzio Venezia Nuova, di una minoranza di No-Mose che vorrebbe sovvertire la decisione (il via libera al megaprogetto delle chiusure mobili delle bocche di porto) assunta "democraticamente" a partire dal punto di vista di una "maggioranza".
Ma di quali maggioranze e minoranze stiamo parlando, mi sono chiesto.
Sul piano locale, da mesi, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari - che autorevolmente rappresenta la città e, in questo caso, anche il punto di vista della parte da lui sconfitta alle ultime elezioni, quindi una larghissima maggioranza di veneziani - sta chiedendo che, al posto del cosiddetto Mo.S.E., si sperimentino progetti alternativi, graduali e reversibili, meno costosi e impattanti. Ed è stato trattato, e con lui la città intera, a pesci in faccia dal Governo.
Sul piano nazionale, le Commissioni Ambiente della Camera e del Senato si sono addirittura pronunciate, a larga maggioranza (cosa peraltro infrequente) e con poteri deliberativi vincolanti per il Governo, per una moratoria delle opere in corso. Conterà ancora qualcosa il Parlamento? Comprenderà quindi come non sia facile liquidare la protesta civile e pacifica di ieri in termini di "minoranze e maggioranze".
E comprenderà quindi come, da uomo delle Istituzioni, rappresentante dei cittadini veneziani in consiglio comunale, abbia trovato anch’io del tutto naturale essere a fianco di quanti contestano una scelta prevaricatoria, imposta, su un tema così delicato come quello della salvaguardia di Venezia, all’intera città.
La ringrazio per l’attenzione.
Beppe Caccia
Caro Caccia, io mi sono limitato a registrare un fatto. Che non mi pare secondario: il governo Prodi in una delle sue ultime riunioni, con solo tre voti contrari, ha deciso di dare il via libera al Mose e respinto le proposte alternative. Confermando, di fatto, le scelte del governo Berlusconi.
Mi sembra dunque non ci possano essere dubbi su quale sia l’orientamento della larga maggioranza dei rappresentanti democraticamente eletti dal popolo italiano. Lo stesso sindaco Caccia ri, del resto, dopo il pronunciamento del consiglio dei ministri ha preso nobilmente atto della «sconfitta».
Quanto al resto, vorrei dirle che anche a me capita - tanto con questo che con l’esecutivo precedente - di essere poco o nulla d’accordo con talune decisioni della maggioranza. Non per questo, però, mi sento autorizzato ad occupare uffici e sedi pubbliche o private. E continuo a pensare che chi lo fa, infranga la legge.
Grazie a Lei per l’attenzione.
(r.p.)