fonte: Il Gazzettino di Venezia 22.11.06
Beppe Caccia (Verdi): «Reazioni isteriche perché abbiamo toccato un nervo scoperto»
«Una campagna isterica sulla quale invito a riflettere». Beppe Caccia (Verdi), tra i protagonisti del blitz dei NoMose dell’altroieri alla sede del Consorzio, ha una sua teoria.
«Se Galan e Di Pietro tentano di spostare il senso di una manifestazione, assolutamente pacifica e nelle quale non è avvenuto nulla di nulla, sul terreno dell’ordine pubblico, è perché abbiamo toccato un nervo scoperto».
A Santo Stefano, ha sostenuto Caccia, non c’erano NoGlobal scatenati, ma, coi Centri Sociali, c’erano associazioni ambientaliste, parlamentari, semplici cittadini, e gli impiegati hanno potuto tranquillamente continuare a lavorare.
«Se si cerca di spacciare una manifestazione simbolica per violenza, è per nascondere il problema del Consorzio Venezia Nuova come fatto permanente di inquinamento da un lato della vita produttiva e economica della città, dall’altro della ricerca».
Se tutti i fondi vanno al Mose, ha sottolineato Caccia, l’intera economia della città ne risente, e una ricerca libera e autonoma sulla laguna diventa impensabile. «È l’anomalia tutta italiana di un monopolista che ha governato senza controlli, verifiche, trasparenza una montagna di risorse pubbliche», ha aggiunto Caccia, segnalando che nel decennio 1995 - 2005 il Consorzio ha speso per studi, ricerche, comunicazione ben 550 milioni di euro.
«Il Consorzio ha così condizionato anche la politica», ha denunciato Caccia , segnalando una lobby trasversale nella quale ha fatto i nomi del capogruppo della Margherita al Senato, Luigi Zanda, già presidente del Consorzio, di Aurelio Misiti al fianco di Di Pietro, già presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici che approvò il Mose, del capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris, già collaboratore di imprese legate al Consorzio.
(S.T.)