RASSEGNA STAMPA

fonte: il Manifesto 23.11.06

Mose, il Comitatone dice sì. Ed è scontro nell’Unione

Venerdì 24 novembre 2006

Esulta Di Pietro, ma Pecoraro e Cacciari votano contro e vanno all’attacco: «Nessuna certezza su costi e tempi dell’opera, la battaglia prosegue».

Il Mose si farà. L’ha deciso, a maggioranza, il Comitatone. E il governo si è di nuovo diviso. A favore del documento presentato dal governo hanno votato la regione Veneto e il comune di Jesolo. Contrari il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e il ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. Astenuti i sindaci di Mira e Chioggia. E così un giubilante di Pietro ha annunciato, a braccetto con il governatore del Veneto Giancarlo Galan, di essere «orgoglioso» per l’approvazione del suo documento. «Questa era l’unica possibilità - ha detto il ministro delle Infrastrutture - per intervenire in tempo per salvare Venezia. Chi ha votato contro si è assunto una responsabilità grave. Io sono orgoglioso della decisione perché non c’è nulla di più grave del non fare, del non decidere».
Anche Cacciari parla di responsabilità. «Il governo - dice - si è assunto la responsabilità di bocciare il nostro ordine del giorno, negando a Venezia quello che è stato concesso alla val Susa e cioè una nuova valutazione d’impatto ambientale. E’ passato invece all’unanimità l’ordine del giorno presentato dal comune subito dopo l’approvazione del documento del governo, che stabilisce ferrei controlli e monitoraggi dei lavori. Che prevedo saranno lunghissimi, visto che i soldi stanziati non sono sufficienti. La prospettiva è quella di cantieri infiniti».
Il governatore del Veneto Galan invece esulta dicendo che «sono soldi spesi bene», ma usa il condizionale quando parla dei 4,3 miliardi di euro che «dovrebbero bastare per completare l’opera entro il 2012». Il voto di ieri segna una nuova spaccatura nel governo. Che Verdi e Rifondazione accusano di non aver ascoltato i cittadini.
Massimo Cacciari ieri era partito per Roma lasciando la città sotto l’acqua alta. Novantotto centimetri la massima, cioè venti centimetri di acqua in piazza San Marco. Se il Mose fosse pronto però ieri non sarebbe entrato in funzione. Perché non sarebbe servito. Il grande progetto infatti serve solo per acque alte che superino i 110 centimetri. Un evento eccezionale. E forse sta tutta qui la verità di un progetto che si vuole perché fa gola a tanti ma che alla città servirebbe poco o nulla.
Pecoraro Scanio aveva detto prima di cominciare i lavori del Comitatone che la vicenda Mose non era ancora chiusa. «E’ stato un errore - ha detto il ministro - scartare tutte le possibili alternative». Però si tratta di un progetto approvato e quindi al ministro non rimane che chiedere la documentazione del magistrato alle acque per capire se ci sono i margini, come pare, per richiedere la valutazione d’impatto ambientale, dal momento che l’opera è stata sostanzialmente modificata. Alla fine Pecoraro Scanio ha votato contro il documento del governo, come del resto già aveva fatto nel consiglio dei ministri. Cacciari ha invece portato al Comitatone l’ordine del giorno anti-Mose approvato dal consiglio comunale. Al documento era stata allegata una memoria del professor Marco Rugen, estensore e relatore del parere del consiglio superiore dei lavori pubblici sul Mose. Rugen sottolinea che quel parere, datato 1990, bocciò la grande opera, contrariamente a quanto scritto nei documenti sul quali Di Pietro ha basato la sua relazione favorevole al Mose. La stessa fatta poi votare al consiglio dei ministri.
Le considerazioni più rilevanti l’ordine del giorno le riserva invece ai costi e ai tempi di questa grande opera. Sul primo punto è evidente, scrive il comune di Venezia, che sono destinati a lievitare. Come i tempi di realizzazione del Mose. Secondo Cacciari è verosimile un ritardo di una decina d’anni rispetto alla data prevista del 2012. Ci sono poi le criticità strutturali che riguardano la stessa affidabilità del sistema. Tre i pareri di esperti allegati al documento del comune, che rilancia le sue proposte alternative: stralciare il progetto dalle opere previste nella legge obiettivo, realizzare la valutazione d’impatto ambientale e soprattutto tenere in considerazione, e coinvolgere in qualunque decisione, gli enti locali. Intanto a Venezia stanno per partire denunce verso 54 persone. Si tratta di alcuni degli occupanti della sede del consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello stato per il Mose. Le accuse vanno dalla violazione di domicilio alla invasione aggravata di edificio e alla manifestazione non autorizzata.
Orsola Casagrande

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