RASSEGNA STAMPA

fonte: Il Giornale di Vicenza 25.11.06

«Parisi ci ha detto che il Sì agli Usa creerebbe problemi al Governo»

Global Project Vicenza - Sabato 25 novembre 2006

Il racconto dei sei “reduci” ricevuti a Roma
«Parisi ci ha detto che il Sì agli Usa creerebbe problemi al Governo».

Il Dal Molin è davvero in testa ai pensieri del ministro della Difesa Arturo Parisi. Stando a quanto raccontano coloro che hanno preso parte alla delegazione dei comitati contrari alla caserma Usa, infatti, la diapositiva del Dal Molin campeggia addirittura sul display del cellulare del ministro. Per far capire ai suoi sei interlocutori che il problema lo conosceva davvero bene, Parisi ha esibito il telefonino, che nell’album di fotografie contiene anche un’immagine dell’aeroporto e del centro di Vicenza visti dal piazzale della Vittoria di Monte Berico.
Ma questo è solo uno degli aneddoti delle due ore di faccia a faccia che i “reduci” hanno riportato con sé a Vicenza, dopo aver viaggiato per tutta la notte. Cinzia Bottene, Eugenio Vivian, Olol Jackson, Patrizia Balbo, Francesco Pavin e Germano Raniero hanno raccontato le loro sensazioni nel corso di una conferenza stampa improvvisata all’esterno dell’aeroporto dal Molin. Tanto improvvisata che è stata scambiata per una manifestazione non autorizzata, e qualcuno ha segnalato l’assembramento alle forze dell’ordine: dalla questura è arrivata al Digos per dare un’occhiata. Ci sono alcuni concetti che premono ai “reduci”: la disponibilità del ministro, che ricevendo la delegazione ha “legittimato” il movimento, per usare le parole di Pavin; la chiarezza con cui Parisi ha spiegato che nulla è deciso; l’apertura verso l’ipotesi referendaria, sempre che il comitato degli esperti giudichi ammissibile la seconda versione del quesito, non ancora presentata ufficialmente dal comitato promotore; la schiettezza con cui «Parisi ci ha detto che un Sì agli americani potrebbe creare problemi al Governo», per usare le parole della Balbo e di Vivian.
Parisi si è mostrato competente, «anche se alcuni problemi non erano a sua conoscenza, come l’impatto sugli equilibri idrici», precisa l’ing. Vivian. Certo la mobilitazione non finisce qui: già ieri pomeriggio i comitati erano in piazza sotto le finestre della prefettura. «Resisteremo un minuto di più di chi vuole costruire la base», promette Raniero.
(g. m. m.)


Dall’ambasciata “segnali” d’insofferenza.
E gli americani iniziano a stufarsi dei continui rinvii.

Il ministro della Difesa, Arturo Parisi, riceve i no global vicentini, per quasi due ore, ma continua a negarsi all’ambasciatore americano, Ronald P. Spogli. Siamo in Italia e il ministro può, legittimamente, scegliere chi incontrare, quanto tempo dedicargli e chi invece evitare.
Potrebbe anche decidere qualcosa, ogni tanto, specie sulla questione Dal Molin, che sta da tempo tenendo sulla graticola sia i vicentini che non ne vogliono sapere di una nuova base Usa, sia i vicentini che invece non ne vogliono sapere di perdere il lavoro per un’eventuale stop al progetto, sia gli americani che aspettano da mesi una risposta, dopo che il governo precedente aveva loro assicurato che non c’era il benché minimo problema. In Italia va così, inutile cercare di spiegarlo a mister Spogli, abituato a risposte chiare e precise. Ancor di più, è abituato a mantenere gli impegni che vengono presi. Dall’ambasciata di via Veneto, a Roma, non arriva alcun pronunciamento ufficiale, perché è per loro inconcepibile interferire pubblicamente e platealmente sulle scelte di un governo sovrano come, fino a prova contraria, è quello italiano. Tuttavia la pazienza e la cordialità stanno diventando corde sempre più tese che, dopo il gran ricevimento di Parisi ai vicentini dei Comitati del no, potrebbero subire clamorosi sfilacciamenti.
Pare infatti che Spogli abbia chiesto, e pure fissato, diversi incontri col ministro della Difesa proprio per discutere del problema Dal Molin. Pare anche che il ministero abbia ripetutamente disdetto e procrastinato i medesimi incontri, forse perché il ministro non aveva risposte da dare all’ambasciatore.
Finora tutti i ritardi sono stati digeriti, magari con qualche mal di pancia, dall’alleato americano che ancora non sa se potrà disporre del Dal Molin (dopo che Bush ne aveva chiesto la disponibilità a Berlusconi nell’ormai lontano 2003). Poi hanno visto che, minacciando scampagnate a colpi di pignatte da parte dei rumorosi comitati vicentini, si può strappare un appuntamento al ministro a stretto giro di posta, e allora, come si dice, gli sono girate.
Ovvio che dagli ovattati uffici di via Veneto non esce alcun commento, nessuna dichiarazione. Si sa però che Spogli e i suoi più stretti collaboratori non hanno gradito. Non tanto il fatto che il ministro abbia ricevuto i comitati contrari all’insediamento della base americana, quanto piuttosto il fatto che siano stati ricevuti con rapidità, dalla sera alla mattina.
Le risposte che ha dato il ministro ai rappresentanti dei comitati, peraltro, sono state, come al solito, dilatorie e piuttosto fumose. Prima voleva il parere della città, inteso come pronunciamento del Consiglio comunale; ora, dopo aver avuto il via libera alla base per le vie politico-amministrative tradizionali, pensa sia meglio aspettare il referendum.
Spogli e gli Usa sono un pochino stanchi di aspettare, tanto gli appuntamenti, quanto le risposte. A questo punto preferirebbero un bel no, forte e chiaro, senza se e senza ma. Non riescono a trovare nessuno che sia in grado di dar loro neanche questo.
Marino Smiderle

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