Mario Placanica, l’ex carabiniere accusato e poi prosciolto di aver ucciso Carlo Giuliani durante gli scontri del G8 di Genova, parla sul quotidiano "Calabria Ora".
È su “Calabria Ora” che Mario Placanica, l’ex carabinieri prima accusato e poi prosciolto per la morte di Carlo Giuliani avvenuta duran- te gli scontri del G8 a Genova nel luglio del 2001, si racconta in una lunga intervista e dice di avere sparato in aria e poi di essere stato accolto come "un killer" dai colleghi festanti.
In merito ai fatti di piazza Alimonda, Placanica dice che il suo gruppo di carabinieri è stato lasciato solo, "abbandonato", che "potevano intervenire perché c’erano carabinieri e agenti di polizia. Potevano fare una carica per disperdere i manifestanti e invece non hanno fatto niente. È stato un momento durato una vita".
Ricorda Placanica che durante la manifestazione "gridavano sempre", che durante il corteo erano stati minacciati dalla folla "dicendo che ci avrebbero tirato addosso sacche di sangue infetto e poi parlavano di attacchi terroristici. Era come se si dovesse andare in guerra".
L’intervista di Placanica tocca anche altri aspetti della vicenda del G8, come il suo ritorno in caserma, quando veniva chiamato "killer" dai colleghi che gli hanno "fatto una festa, regalandomi un basco del Tuscanica e dicendo "benvenuto tra gli assassini". Sì, erano contenti. Cantavano canzoni, una anche su Carlo Giuliani. Io non c’ero, stavo troppo male".
Continua poi l’ex carabiniere, che sul suo congedo dice di essere stato "un capro espiatorio per coprire qualcuno": "Penso che sul G8 non si sia detta tutta la verità. Troppe cose sono poco chiare. Non è vero che gli ho sparato in faccia, è impossibile, non potevo colpire Giuliani perché ho sparato sopra la ruota del Defender".