Hüllweck: «Da Roma mi giungono voci che il governo abbia già deciso per il no»
«Mi giungono voci che il governo sarebbe intenzionato a dire di no al Dal Molin americano». Il sindaco Enrico Hüllweck, intervenuto ieri sera alla trasmissione di Tva “In piazza”, ha spiazzato tutti con questa indiscrezione-bomba che, se fosse vera, renderebbe del tutto inutile una manifestazione che ha come scopo proprio quello di indurre il governo a negare allo zio Sam l’utilizzo dell’aeroporto Dal Molin quale seconda base vicentina del 173° Airborne Combat Team.
Ma chi gliel’ha detto, al sindaco, che il ministro Parisi dirà no? «Sussurri che arrivano da Roma», ha risposto, anzi non ha risposto Hüllweck. Che ha ribadito tutta la propria perplessità sul percorso scelto dai manifestanti. Quanto al possibile referendum a cui in questi giorni si stanno aggrappando per portare un parere autentico della cittadinanza al ministro della Difesa, il sindaco ha ricordato che era stato lui il primo a prospettare il ricorso a questo strumento di democrazia diretta.
«All’epoca mi saltarono tutti addosso e adesso, invece, gli stessi ritengono che sia la scelta migliore. Ma se allora aveva un senso, adesso, dopo un pronunciamento del Consiglio comunale che era stato chiesto dallo stesso governo, mi pare francamente ridicolo e inopportuno. Insomma, tutti hanno capito che a decidere sarà il governo, com’è nelle sue competenze. Se si ostina a non decidere, noi a Vicenza continueremo a perdere tempo e denaro».
Sarà la città ad esprimersi? Il comitato consegna il testo e riparte la procedura: devono decidere i 5 saggi
Referendum, c’è il quesito
Nuovo tentativo: si punta sull’impatto della caserma
di Antonio Trentin
Da ieri sera è ufficiale a palazzo Trissino il nuovo testo con il quale i gruppi anti-base Usa al Dal Molin - riuniti nel Comitato promotore coordinato da Giancarlo Albera e Luciano Volpato - provano a convincere gli esperti tecnico-giuridici del Comune che un referendum si può fare. Le righe sono raddoppiate. Il dettaglio è stato precisato. Il contenuto sostanziale, naturalmente, resta lo stesso, cioè far dire ai vicentini se è gradito il progettato grande insediamento militare. E anche l’incertezza sul “via libera” resta la stessa.
Ecco le parole precise:
«Visto il progetto presentato dall’esercito degli Stati Uniti d’America per la costruzione di una nuova base militare nell’area adiacente l’aeroporto Dal Molin di Vicenza, destinata ad accogliere l’intera 173. Brigata aviotrasportata americana, ritieni che il sito prescelto sia compatibile e adeguato dal punto di vista urbanistico, in relazione alle caratteristiche ambientali e alle dotazioni infrastrutturali dell’area stessa?». Come si legge, il quesito referendario esplicita - oltre all’interrogativo sul sito di viale Sant’Antonino - i riferimenti all’urbanistica generale cittadina, all’impatto ambientale e al carico infrastrutturale (impianti tecnologici di luce-gas-acqua e strade) che la caserma comporterà.
Si tratta delle materie di futura competenza comunale, nelle fasi esecutive del progetto, e riferirsi ad esse serve al Comitato promotore per agganciare l’alternativa Sì-No sul “Dal Molin americanizzato” - di per sé estranea al Comune e alla sua potestà decisionale - alle concretezze amministrative a venire. Su di esse, sperano i referendari, potrebbe essere possibile interpellare ufficialmente gli elettori.
O almeno così era stato fatto balenare di fronte alle aspettative di Albera e Volpato venti giorni fa, quando il presidente del Comitato degli Esperti, l’avvocato Silvano Ciscato, aveva suggerito l’opportunità di riscrivere il quesito originario, altrimenti destinato alla bocciatura. La riscrittura è stata fatta con la consulenza di Gianni Cristofari, avvocato, ex-difensore civico e oggi consigliere comunale Ds, ieri presente con i due promotori negli uffici della segreteria generale del municipio. Servirà, così com’è adesso, a mandare avanti l’operazione-referendum?
La risposta si saprà, probabilmente, più in fretta che la volta passata, quando i tempi burocratici del primo quesito erano stati trascinati al massimo, fino ai confini dell’ostruzionismo, nei giorni bollenti della discussione in sala Bernarda e del voto sul “sì con riserva” alla caserma Usa poi fornito al ministro Arturo Parisi.
Entro trenta giorni il Comitato degli esperti dovrà dare il parere sull’ammissibilità del referendum. Ciscato potrà convocare i “saggi” quando riceverà dal sindaco Enrico Hüllweck il dossier-quesito.
Nella prima versione della procedura c’erano volute quasi due settimane perché le carte passassero dalla segreteria generale all’ufficio di Hüllweck: venticinque passi da porta a porta. E un altro po’ di giorni perché il sindaco le trasferisse a Ciscato.
Il quale ha già sollecitato che stavolta l’inoltro del quesito da esaminare e della relazione accompagnatoria avvenga con corretta rapidità, al di là delle dilazioni che il regolamento ha permesso poche settimane fa.