RASSEGNA STAMPA

fonte: Il Giornale di Vicenza 04.12.06

La vittoria dei comitati mette in crisi il Governo

Vicenza - Lunedì 4 dicembre 2006

Il successo dei comitati è stato totale. Portare 15 mila persone in centro a Vicenza, far fare a tutti 8 chilometri e mezzo di passeggiata per gridare forte e colorato il no alla nuova base militare americana al Dal Molin, e finire la giornata senza la benché minima deviazione violenta, senza nemmeno un falò di bandiere a stelle e strisce e, anzi, con la pacifica soddisfazione di aver fatto divertire anche i bambini al seguito, sono segnali inequivocabili di vittoria. Il popolo dei comitati cittadini, alleato per interesse del popolo dei “disobbedienti” guidato da un Luca Casarini versione bravo ragazzo, voleva dare al sindaco e, soprattutto, al governo un segnale forte e chiaro. E adesso che a palazzo Chigi quel segnale è arrivato, cominciano i guai.
Sì, i guai. Non certo per i comitati e per i noglobal, che si sono entusiasmati nell’unire sotto un’unica bandiera tanti, forse troppi, “no”: no alla base americana a Vicenza, no al Mose a Venezia, no alla Tav in Val di Susa. Tre bei no a cui il governo aveva cominciato l’avventura post-berlusconiana pensando di mantenere in altrettanti sì. Eccoli qua i guai: non solo i comitati e i disobbedienti chiedono, pretendono che un governo “amico”, di sinistra, tenga nel dovuto conto le istanze della piazza. Beninteso, quella dei 15 mila visti a Vicenza, non certo quella del milione (berlusconiano più, udiccino meno) che ha invaso Roma. Ma, oltre ai disobbedienti, ci sono i parlamentari del centrosinistra (che proprio obbedienti non sono se un giorno sì e l’altro pure vanno in piazza per chiedere cose a un governo che, teoricamente, dovrebbero sostenere e pungolare da Montecitorio e da palazzo Madama) ad incalzare il premier Prodi e, nel caso berico, il ministro della Difesa Parisi.
Si sono difesi portando avanti il paravento del sindaco Hüllweck, accusato di tutte le nefandezze quando, è doveroso ricordarlo, fu il primo a proporre il referendum per chiarire all’esecutivo quale fosse il reale pensiero del popolo vicentino. Parisi chiese invece il pronunciamento del Consiglio comunale, sperando segretamente in un “sì” che gli semplificasse la giustificazione nei confronti di comunisti, verdi e diessini di sinistra il via libera allo zio Sam. Quel sì è arrivato (e ci mancherebbe, Berlusconi avrebbe raso al suolo palazzo Trissino se l’amministrazione comunale di centrodestra, coinvolta tre anni fa sulla questione, si fosse espressa in maniera diversa) ma, insieme al sì, sono arrivate una serie di contumelie da parte degli “alleati” di Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Verdi e sinistra Ds (ormai prossima a un partito nuovo di zecca) al punto da temere una crisi di governo in caso di parere affermativo nei confronti del guerrafondaio Bush. A questo si aggiunga la manifestazione di «lotta e di governo», oltre che di popolo, andata in scena sabato a Vicenza, per capire che adesso Prodi e Parisi si trovano di fronte a un bivio comunque devastante.
In queste condizioni il sì agli americani è da escludere, pena una rivoluzione noglobal e una crisi di governo, sempre che i parlamentari visti sfilare a Vicenza non facciano giravolte clamorose (da escludere, vista la determinazione di sessantottina memoria ammirata lungo le vie del centro). Resta il no, che però andrebbe a cozzare contro la richiesta americana, un alleato internazionale fondamentale, per quanto un pochino distanziato dopo il cieco innamoramento che ha portato Berlusconi a mandare i soldati italiani in Iraq, al quale è comunque complicato opporre rifiuti.
Complicato, ma non impossibile. Basta decidere, possibilmente in fretta. Lo zio Sam, che in Italia assume le sembianze dell’ambasciatore Spogli, ha svariate centinaia di milioni di dollari da distribuire. Probabile che quei milioni finiranno in Romania, in Bulgaria o chissà dove, magari portandosi dietro anche la Ederle, per la doppia gioia dei noglobal. C’è solo un problema: convincere D’Alema a comunicare il “cortese no” all’amica Condy.

Pdci e Rifondazione in sintonia con Zanettin (FI): «Tocca al governo pronunciarsi»
A sinistra adesso tutti d’accordo «Dalla città una grande risposta»
Dalla Pozza (Ds): «Lezione ai catastrofisti». Mancini (Cgil): «Referendum»

Corteo dei 15 mila, il giorno dopo. Nei commenti di chi c’era o chi comunque ha dato la sua adesione la parola d’ordine è «ora Parisi deve dire di No alla base Usa». Una decisione rapida del ministro, insomma. Che alla fine è quello che chiedono anche i sostenitori del Sì.
Oscar Mancini (segretario provinciale Cgil) «L’altro ieri sera ho telefonato al questore per ringraziarlo: il dottor Rotondi ha dimostrato di avere alto senso delle istituzioni democratiche, grande capacità di dialogo e notevole professionalità. Con lui ringrazio anche il prefetto e il presidente di Aim, Giuseppe Rossi, per aver messo a disposizione gli autobus ai partecipanti. Un ringraziamento va ai cittadini di Vicenza che hanno partecipato alla manifestazione. Il ministro Parisi ha dichiarato che avrebbe tenuto in grande considerazione il pronunciamento dei vicentini. Questo pronunciamento ieri c’è stato in modo netto ed inequivocabile. Tocca ora al sindaco consentire il referendum e al ministro Parisi di chiudere definitivamente questa vicenda ribaltando le decisioni già assunte dal precedente governo».
Antonio Dalla Pozza (consigliere comunale Ds): «Famiglie con bambini, cittadini di Vicenza e del Veneto, lavoratori, hanno protestato ordinatamente contro la ferita che la maggioranza di centrodestra vuole infliggere alla città con la nuova base, dopo aver tramato nell’ombra per tre anni, protetti dalla compiacenza del governo Berlusconi. Vanno ringraziati organizzatori, comitati e la Cgil regionale. Non poteva esserci risposta migliore alle cassandre del catastrofismo, a chi sperava che ci scappasse l’incidente o peggio, a chi ha terrorizzato la città per un mese, a chi ha promosso ridicole raccolte di firme, a chi ha spaventato i commercianti quando il danno più grosso lo provoca chi vuole collocare un mostro di cemento a due chilometri dal centro storico patrimonio dell’Unesco».
Nicola Atalmi (consigliere regionale Pdci): «A dispetto dei tanti uccelli del malaugurio, ovunque politicamente collocati, è stata una bella giornata per il movimento pacifista a Vicenza. Una bella e partecipata manifestazione popolare per dire no alla nuova base militare, alla cementificazione e militarizzazione di Vicenza e del Veneto. Ora la parola passa al governo che deve dire chiaramente e definitivamente che il progetto della nuova caserma è da respingere».
Paolo Cacciari (deputato Prc): «Una partecipazione straordinaria, variegata, plurale. La manifestazione è diventata un fatto non solo politico ma sociale: spero che il governo ne tenga conto e che prenda atto della posizione della città. L’insediamento della base americana sarebbe uno scempio urbanistico: rischiamo di raccattare ciò che la Germania sta espellendo».
Tiziana Valpiana (senatrice Prc): «È stata una manifestazione unitaria molto forte e con un messaggio chiaro: Parisi non deve concedere agli Usa il permesso di costruire la seconda base militare a Vicenza, nell’aeroporto Dal Molin. Non si tratta solo di un appuntamento pacifista: abbiamo visto una grande partecipazione popolare di gente che rivendica la sovranità sul territorio e la volontà di non cedere i propri progetti collettivi alle richieste di un altro Stato. Ora il ministro della difesa deve prendere una decisione».
Angelo Bonelli (capogruppo dei deputati Verdi): «È ormai ineludibile che il Comune di Vicenza avvii le procedure di un referendum. Altrettanto ineludibile è che il governo italiano, il quale ha fatto bene a non autorizzare l’ampliamento, non prescinda da valutazioni di impatto sociale e ambientale della nuova base sul territorio. I cittadini non vogliono questo ampliamento e deve essere accolta la volontà popolare».
Pierantonio Zanettin (senatore Forza Italia): «Dopo la manifestazione, che fortunatamente per tutti è stata pacifica e ordinata, ancora più di prima si impone la necessità che il governo, cui solo spetta la decisione finale, si pronunci presto. Finora non lo ha fatto per le sue divisioni interne. Lo faccia. Nessuno andrà in piazza, a Vicenza, se dirà no. Ma è inutile aggiungere tensione a tensione, lasciando passare ancora tempo».

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