Ieri, mercoledì 6 dicembre 2006, si è svolto un incontro dibattito dal titolo: "Giornalismo pericoloso: vivere controcorrente" a cui hanno partecipato: Luana Zanella, Gianfranco Bettin, Alberto Piovan e Nadezda Radovic, giornalista e scrittrice serba.
Ascolta l’intervista a Nadezda Radovic a cura di Beatrice Barzaghi.
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La presentazione dell’incontro:
Anna Politkovskaja non era solo una giornalista famosa. Era una figura simbolica. La gente si rivolgeva a lei perché sapevano che Anna non imbrogliava, non taceva per motivi di convenienza, non abbandonava. Il suo giornalismo era tagliente, sincero ed estremamente pericoloso, perché era un giornalismo di verità. Non si occupava di propaganda, non faceva gli interessi di partiti o poteri finanziari, se qualcuno le chiedeva perché lottava, rispondeva con un sorriso: "io non lotto per nessuna causa, sono solo una giornalista. E il compito del giornalista è semplicemente di informare su quello che succede."
Nei tempi del regime, del pensiero omogeneo ed egemonico la voce della ragione, della verità, della resistenza viene affidata al singolo individuo. Coloro per i quali le parole sono un modo d’essere sentono il bisogno di scrivere, di non tacere, di esprimere il dissenso e riportare al senso. E a quel punto "quando si affronta la scrittura, il dilemma diventa semplice: verità o falsità. Si viene colti nel magnete del pericolo e ogni testo o articolo è un passo avanti. Non ci si può fermare nel nuoto controcorrente.", dice Nadezda Radovic, la scrittrice e giornalista serba testimone e attiva oppositrice del regime di Milosevic, e denunciatrice delle ingiustizie dei sistemi autoritari del suo paese. La sua scrittura è il grido di chi non ha voce, di chi non ha spazio per far valere le proprie ragioni: di opposizione al regime, di minoranze perseguitate, e di donne maltrattate, violentate e vittime di tratta, la quale viene coperta persino dal silenzio del potere.