RASSEGNA STAMPA

fonte: Il Piccolo di Trieste del 11 dicembre 2006

Panchine, 1500 in piazza Unità

Da piazza Venezia il corteo ha attraversato Cittavecchia fino al municipio

Venezia Giulia - Lunedì 11 dicembre 2006

La protesta contro il taglio deciso dall’assessore ai Lavori pubblici si è trasformata in una kermesse popolare.

Un popolo in piazza e un lungo corteo per l’«allegro funerale delle panchine». La protesta contro l’iniziativa dell’assessore ai Lavori pubblici Franco Bandelli che ha fatto segare le panchine di piazza Venezia per scacciare due senzatetto ha coinvolto famiglie, gruppetti giunti anche da Slovenia e Carinzia, operai e medici, sindacalisti e insegnanti. Alla fine erano in millecinquecento davanti al municipio guidati dal cantautore Vinicio Capossela.
Cani, passeggini, bambini in marsupio, ragazzini in monopattino, ragazze che lanciavano palloni, gruppi armati di fischietti, fidanzati mano nella mano, coppie di anziani, giovani alternativi e uomini maturi in cravatta.
Erano in trecento nascosti tra gli alberi di Natale in piazza Venezia solo qualche attimo prima dell’orario di ritrovo, le 16.30, ma fin dalla partenza del corteo la folla si è andata ingrossando. Secondo l’agenzia Ansa alla manifestazione hanno partecipato oltre mille persone, i poliziotti della Digos li hanno stimati in 400-500 alla partenza e più di mille in piazza Unità. Contando materialmente i partecipanti nel momento clou dello show davanti al municipio dove è stata «impiantata» una panchina su cui si è seduto Vinicio Capossela si arrivava a quasi millecinquecento persone tenendo conto che ai manifestanti si erano probabilmete aggiunti passanti e partecipanti allo shopping natalizio.
A guidare il gruppo, Sandro Mizzi del Pupkin Cabaret che dava le indicazioni al megafono e Paolo Rumiz inviato di «Repubblica», e poi due trampolieri, i fiati e i tamburi della banda Donald Trumpet giunta da Divaccia, il mago Wonder, quattro figuranti scherzosamente travestiti da barboni uomini e donne. Ed è proprio sotto il municipio davanti cioè alla casa di Dipiazza e di Bandelli che si sono alla fine andati a sedere i barboni. Due o tre panchine nello svolgersi del corteo sono state agitate in aria come trofei assieme a due cartelli che dicevano: «Viandante, se giungi a Trieste portati la panchina» e «Bandelli, basta con le seghe».
Alla manifestazione hanno dato la loro ideale adesione molti intellettuali. «Ma come può venire in mente di segare delle panchine dove tutti abbiamo passato momenti felici?», si era chiesto lo scrittore Claudio Magris. E adesione incondizionata era giunta dall’attore Marco Paolini, dallo scrittore boscaiolo Mauro Corona, dal comico Paolo Rossi, dallo scrittore Pino Roveredo.
«Intorno a noi - aveva sottolineato Paolini - è pieno di gente pronta a toglierti di sotto al culo la tua panchina gratuita e a offrirti mille alternative a pagamento. Non a caso le panchine le segano in città e le impiantano nei centri commerciali».
Ben rappresentato l’intero schieramento di centrosinistra: Roberto Cosolini, Bruno Zvech, Fabio Omero, Dino Fonda dei Ds, Cristiano Degano della Margherita, Roberto Decarli dei Cittadini per Trieste, Alessandro Metz e Gianni Pizzati dei Verdi, Marino Andolina di Rifondazione, Giuliana Zagabria dei Comunisti italiani, Luca Visentini della Uil. Qualcuno ha visto in questa manifestazione la prima vera protesta di piazza contro la giunta comunale di centrodestra, oltre a un ricompattarsi dell’opposizione su temi di carattere sociale. Ed era forte anche la rappresentanza dei medici: Franco Rotelli direttore dell’Azienda sanitaria, Giorgio Tamburlini, direttore sanitario dimossionario del Burlo, Beppe Dell’Acqua responsabile dei servizi psichiatrici.
In piazza Venezia è stata festeggiata la panchina rimata, quella rimessa un paio di settimane fa dai giovani della Casa delle culture e che il Comune non ha mai fatto togliere. «Qui il Comune non solo ha tolto le panchine, ma con il nuovo progetto vuole anche togliere la fontana e due alberi», ha detto Sandro Mizzi. «Senza la banda, la panca non campa», ha urlato Rumiz in piazza Cavana e la musica dei Donald Trumpet si è fatta trascinante e ha lanciato nel ballo i trampolieri e numerosi dei partecipanti alla manifestazione. Poco prima si era palesato Vinicio Capossela ed è stato subito circondato dai fans e dalle fans. Lo spettacolo con altra musica e il mago Wonder è poi continuato sotto le finestre tutte buie del municipio, mentre il pubblico si faceva sempre più folto.



Anche dall’Austria per dire «no»
Sono arrivati a Trieste a centinaia da tutta la regione. Dalla Slovenia un gruppo musicale. Tra la folla ricercatori dell’Area e famiglie dal Friuli.

Si è sentito parlare l’inglese, lo sloveno, naturalmente l’italiano. Ma non sono mancate le espressioni in friulano o di chi ha un forte accento isontino. È stata una protesta variegata, multietnica, che ha visto accomunati ricercatori dell’Area di Padriciano, famiglie provenienti da numerosi centri della regione, musicisti e saltimbanchi, pensionati, ragazzi, una coppia proveniente dall’Austria.
«Quando abbiamo saputo che ci sarebbe stata questa manifestazione – ha spiegato Piero Purini, uno dei componenti dell’orchestra «Donald trumpet», che ha allietato i presenti e il corteo con i suoi strumenti a fiato – abbiamo deciso di venire, perché riteniamo che questa sia una battaglia giusta».
La «Donald trumpet» è formata da una decina di elementi, alcuni triestini, altri dell’altopiano, altri ancora di Divaccia e un serbo, perciò la migliore espressione dell’in-ternazionalità. Sono stati tutti subito pronti a rispondere all’appello della protesta civile. A loro si sono uniti molti musicisti che hanno voluto essere del corteo, formando così una piccola orchestra improvvisata: «Suono in quanto è il mio modo di esprimermi – ha affermato uno di questi – e spero che la musica faccia riflettere un po’ tutti».
Un gruppo di ricercatori, che parlavano in inglese fra loro, sono riusciti ugualmente a farsi capire da chi era più vicino: «È giusto essere qui in piazza – hanno detto – perché la civiltà non ha confini nè nazionalità».
Molto numerosa la folla di persone e famiglie provenienti da fuori Trieste: da Udine, da Monfalcone, da Gorizia, in tanti hanno abbandonato altre occupazioni domenicali, per essere nel capoluogo. «Sono venuto con la famiglia - ha spiegato Lorenzo – perché credo nella bontà di questa protesta, nel segnale che essa può e deve dare a chi pensa che, tagliando una panchina, si eliminano e dimenticano i problemi della gente». Certo non è un problema venire dal capoluogo friulano a Trieste, ma impegnare le ore della domenica per una gita dal forte connotato sociale è una scelta importante. «Quando abbiamo saputo di questa iniziativa – ha dichiarato Roberto – non abbiamo esitato un solo momento nel decidere di venire qui a protestare assieme ai triestini».
La maggioranza dei manifestanti, formata ovviamente dai triestini, era a sua volta molto variegata. Genitori che tenevano per mano i bambini, accanto a loro anziani, pensionati, donne, alcuni con maschere fra le più diverse. «Si tratta di una protesta seria ma allegra al contempo – ha affermato Franco, un pensionato – e per questo mi sono unito, in quanto credo siano proprio queste le occasioni nelle quali bisogna manifestare tutti assieme».
I due austriaci intervenuti hanno saputo della manifestazione di piazza da alcuni loro amici di Trieste e hanno deciso subito di partecipare, ritenendo quella di ieri una battaglia di civiltà.
u.s.


Lippi: si mettano i barboni davanti a casa loro
L’assessore Bandelli non replica: «Secondo me i manifestanti erano non più di 300». Dure reazioni alla manifestazione da parte della giunta comunale, il sindaco Dipiazza accusa: «Sinistra demagogica».

«Questi signori che hanno organizzato la protesta mi diano i loro indirizzi e io a spese di Alleanza nazionale, ottenuti tutti i permessi, provvederò a far installare davanti a casa loro una panchina a patto che vi stazioni in permanenza qualche barbone». Così Gilberto Paris Lippi, vicesindaco e commissario provinciale di Alleanza nazionale, ha reagito ieri sera alla Festa delle panchine indetta contro l’iniziativa del suo collega di partito e di giunta Franco Bandelli.
«Evidentemente è questa è una città dove si sta molto bene - continua Lippi - se tante persone non hanno altro di meglio da fare che mobilitarsi per due barboni. C’é l’albergo Savoia che ha chiuso, una crisi che sta investendo l’industria come tutti hanno potuto ben leggere anche sul giornale con centinaia di dipendenti che potrebbero restare a breve senza lavoro, e la sinistra si mobilita per due persone che hanno rifiutato ogni forma di assistenza sociale, che hanno intascato i soldi che il Comune ha dato loro perché se ne tornassero a casa a Grosseto, ma che poi hanno subito fatto marcia indietro verso Trieste».
Il vicesindaco continua in un crescendo di toni: «Dico a questa gente ipocrita che ha diretto questa manifestazione che mi dica dove abita e poi io, a spese del mio partito, trasferisco panchine e barboni davanti alla loro casa; mando in giro qualche ragazzo del partito ad avvisare tutti i senzatetto di qual è il luogo dove potranno infine sistemarsi per essere accuditi e assistiti. Dei cittadini normali che pagano le tasse invece questi signori di sinistra non si occupano. Quei barboni creavano disagio sociale alla gente anche povera che vive e lavora in quella piazza. Ma la povera gente non sta di certo a sentire ciò che dice la sinistra. Ecco perché Bandelli ha tolto dalla piazza quelle panchine che comunque sarebbero state levate poco dopo».
Subito dopo Lippi specifica anche di come l’assessore ai Lavori pubblici abbia in realtà il sostegno di tutta la giunta comunale: «Non si faccia di Bandelli un capro espiatorio. Nessuno in giunta ha detto una parola o ha fatto una piega dopo la sua iniziativa, dunque significa che tutti erano d’accordo».
Ma Bandelli non era troppo sereno dopo la protesta. «Sono stati contati, in piazza Venezia i partecipanti - ha detto - ed erano trecento. Il giornale scriverà che erano molti di più? Bene, e allora io non dico nemmeno una parola».
«Mille, millecinquecento o duecentonovanta: qualunque di questi numeri sia quello giusto, comunque di quella protesta non mi interessa nulla - ha commentato da Salisburgo il sindaco Dipiazza - l’unica cosa che vorrei sapere è chi ha autorizzato il suo prolungamento fino in piazza Unità. Non ho niente da dire né sull’iniziativa di Bandelli né sulla manifestazione. Solo una sinistra intrisa di demagogia poteva organizzare una protesta in una piazza che è un cantiere proprio perché la stiamo per rendere più accogliente accanto alle Rive dove abbiamo speso 10 milioni di euro per la riqualificazione. Pensino piuttosto questi signori ai fischi che si sta prendendo Prodi».
s.m.


I politici in piazza: «Lezione di civiltà»
In mezzo alla gente anche numerosi esponenti del centrosinistra. Metz: «Qui la ricchezza culturale della città». Rotelli (Azienda sanitaria): «Quella panca va rimessa, anzi ne voglio altre». Zvech: «Dimostrazione spontanea». Cosolini: «Esempio di tolleranza»

Avevano annunciato la loro partecipazione. Hanno rispettato la promessa e non hanno esitato a intervenire direttamente nella polemica.
Sono molti i triestini che ricoprono cariche pubbliche di vario tipo che ieri sera hanno voluto essere in piazza, assieme alla gente, per rispondere all’iniziativa dell’assessore Franco Bandelli.
«La panchina va rimessa al suo posto – ha detto Franco Rotelli, direttore dell’Azienda per i servizi sanitari della città – anzi, vorrei ne venissero sistemate delle altre. È fin troppo chiaro che la ragione sta dalla parte di chi si trova in piazza per discutere di questo problema».
Gianfranco Schiavone, presidente a Trieste del Consorzio italiani di solidarietà (Ics), ha parlato di una manifestazione «che è andata al di sopra delle più rosee aspettative. La gente intervenuta in piazza, a dimostrare dissenso nei confronti di chi ha deciso di tagliare la panchina – ha sottolineato – ha avuto il potere di trasformare una vicenda banale in una manifestazione importante, perché la situazione era paradossale. Chi pensava che la cosa non avrebbe avuto rilievo davanti a tanta gente si è dovuto ricredere».
Bruno Zvech, segretario regionale dei Ds, è stato secco nel giudizio: «Chi ha fatto segare la panchina è stato offensivo nei confronti della città e si è coperto di ridicolo. La manifestazione di oggi (ieri, ndr), che è del tutto spontanea e questo è un aspetto che va evidenziato in quanto nessuno si è messo a organizzare questa splendida protesta, conferma che c’è voglia di partecipazione. Così la piazza torna ad avere il suo senso più pieno – ha proseguito Zvech – perché è di nuovo il luogo dell’incontro. Va anche messo in evidenza a mio avviso che si è trattato di una dimostrazione pacifica e al contempo allegra, che ha visto la partecipazione di donne e uomini, anziani e bambini, e questo è un dato confortante, del quale chi amministra questo Comune dovrebbe tener conto in futuro».
«Questa festa di protesta – ha dichiarato Roberto Cosolini, assessore regionale al Lavoro, Formazione, Università e Ricerca – è una splendida lezione di civiltà e tolleranza, anche perché è stata del tutto spontanea e tutto questo è bellissimo».
Sulla stessa linea le dichiarazioni di Alessandro Metz, consigliere regionale della Federazione dei Verdi: «Una manifestazione che mi è piaciuta molto. Se pensiamo che al mattino pioveva e che al pomeriggio, in concomitanza con il corteo, è uscito addirittura qualche timido raggio di sole, pare quasi che anche il tempo abbia ritenuto giusta l’iniziativa, consentendo alla piazza di riempirsi di gente. La festa delle panchine dà un segnale: credo che i giovani e gli anziani che si sono raccolti qui rappresentino la ricchezza culturale della città».
Ugo Salvini


L’architetto Fornasir: «I rifiuti sul fronte mare sono il vero problema»
Artigiani cristiani: nuove strutture

«Credo che le motivazioni di questa protesta siano giuste e condivisibili da tutte le persone di buon senso, al di là dell’appartenenza politica. Ci sono altri modi per risolvere questo tipo di problemi». In mezzo alla folla di piazza Venezia, ieri pomeriggio, c’era anche l’architetto Barbara Fornasir, che ha lo studio proprio nella stessa zona, il che le ha permesso di vivere tutta la vicenda delle panchine segate dall’assessore Franco Bandelli da un’osservatorio tutto speciale.
«Sono scesa in piazza spinta principalmente dalla curiosità, anche se poi non ho seguito il corteo nelle altre tappe - racconta - A dire la verità sono rimasta un po’ interdetta da questo tipo di manifestazione: forse mi aspettavo qualcosa di diverso, non mi ha entusiasmato molto. A parte questo, però, vorrei dire che, avendo lo studio in piazza Venezia, la cosa che mi ha sempre dato fastidio non sono mai stati i barboni che dormivano sulle panchine, quanto piuttosto i bidoni dell’immondizia sul lato mare che coprono la piazza: sempre sporchi e brutti. Spero - continua - che con la riqualificazione dell’area vengano finalmente spostati, perché le piazze devono ritornare ad avere il ruolo di una volta: quello di essere luogo di ritrovo dove la gente si possa incontrare e riconoscere».
A intervenire sulla questione è anche l’Associazione cristiana artigiani italiani, che sottolinea come «il problema dei barboni non si risolve con azioni politiche, né con cortei, né con feste delle panchine, ma creando strutture adatte a ospitarli, che devono essere a carico della comunità. I barboni siamo noi - affermano provocatoriamente - società civile, ordinata e produttiva, ma anche distratta e indifferente riguardo a chi non ce la fa, a chi si è fermato, si è perso, o meglio è stato messo da parte perché non disturbi la vista e non turbi la coscienza». I soci dell’Acai lanciano poi un appello ai cittadini affinché «adottino un barbone alla vigilia di Natale, portandolo a sentire il tepore di una casa e di una famiglia».
A difesa dell’assessore Franco Bandelli interviene invece il consigliere comunale Enzo Rescigno (An) che in una nota parla di «sciacallaggio politico». «Ai cosiddetti barboni è stata offerta un’altra sistemazione che purtroppo non è stata accolta - spiega - Tutti sanno che il giardino di piazza Venezia è un luogo da evitare, dove non si vedranno mai mamme con bambini, o anziani. L’abusiva ricollocazione di una panchina nella piazza alla presenza di alcuni politici dimostra che si sta speculando sulla pelle di barboni e non, visto che questi paladini non si sono mai accorti prima di certe persone disagiate».


Presenti anche la Rete artisti e la Casa delle culture
Tra la folla presente al corteo c’erano anche molti esponenti della Rete degli artisti, tra cui il poeta triestino Edivino Ugolini, e della Casa delle culture. Proprio questi ultimi hanno installato, nei giorni scorsi, per protesta la nuova panchina in piazza Venezia.

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