Dal 1 gennaio 2007 Bulgaria e Romania sono diventate a pieno titolo paesi membri dell’Unione Europea. Ma l’entusiasmo dell’inizio non è più incondizionato.
L’ultima provocazione è la parziale chiusura del mercato del lavoro ai cittadini bulgari e rumeni da parte della Gran Bretagna e Irlanda.
Il governo inglese ha annunciato che soltanto ventimila cittadini bulgari e rumeni avranno la possibilità di lavorare in Gran Bretagna e stando a quanto dichiarato dal ministro dell’interno, John Reid, esclusivamente nei settori dell’agricoltura e dell’industria agroalimetare.
Un voltafaccia rispetto alla politica delle porte aperte sostenuta due anni fa insieme a Irlanda e Svezia per i cittadini dei dieci neo membri del 2004.
La Gran Bretagna si appella alla "clausola di salvaguardia" prevista dal Trattato comunitario che può essere invocata per permettere restrizioni rispetto alla libera circolazione delle persone.
L’impressione è che i continui ripensamenti dei vecchi membri della Europa a 15 non facciano altro che smorzare entusiasmo e che spingano per far entrare i neo comunitari dalla porta di servizio.
I funzionari di Strasburgo hanno riconosciuto gli sforzi compiuti da Bucarest, soprattutto nella lotta alla corruzione e nella riforma del sistema giudiziario. Ma l’Europa è ancora considerata un’occasione dalla Romania?
Il commento di Mihaela Iordache, giornalista, intervistata dalla redazione di
Amisnet 
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