La distinzione tra kollas e cambas in Bolivia e’ sempre esistita. Determinata dalla storia, dalla geografia, dal clima. I kollas sono gli abitanti delle terre alte, i discendenti delle popolazioni del Kolllasuyo, cioe’ della parte “boliviana” dell’Impero Incaico chiamato Tawantinsuyo. I Cambas invece sono gli abitanti delle terre basse, le grandi pianure del bacino amazzonico.
Oggi questa divisione, abilmente maneggiata, sta conducendo Bolivia sull’orlo di una guerra civile. Come dimostrano gli avvenimenti della passata settimana a Cochabamba, le grandi tensioni sociali che stanno accompagnando il processo di cambio possono sfociare da un momento all’altro in gravi violenze. Uno scontro di classe con venature etniche e razziali.
Cochabamba e le sue valli sono la cerniera tra gli altipiani occidentali e le pianure orientali. Regione abitata da kollas di etnia prevalentemente quechua. Eppure proprio qui e’ avvenuto quello che si presagiva e si temeva. Un’esplosione di odio razziale e sociale costata due morti e piu di duecento feriti. La citta’ contro il campo. Il meticcio (che si pensa e si sente bianco) contro l’indigeno. Le classi medio-alte contro quelle basse. La Cochabamba “bene” che aveva deciso di fare pulizia etnica. Di dare una lezione magistrale a questi “indios” che hanno rialzato la testa e reclamano giustizia sociale e diritti. Per paradosso la borghesia cochabambina e’ arrivata quasi a sognare di essere “camba”. Un’identita’ assunta per contrasto e negazione.
E anche la prima reazione degli indigeni e’ stata su un piano razziale. Una caccia al camba e al biancoide che ricordava un po quella ai k’aras durante le rivolte indigene ai tempi della colonia. “Que muera el camba” e’ uno degli slogan gridati con piu’ forza in questi giorni. Odi secolari che vengono alla luce e che, mescolati con ragioni economiche ed altri elementi fittizi costruiti ad arte per dividere, costituiscono una miscela esplosiva. Che pone la Bolivia vicino alla guerra civile.
Dopo la perdita del potere politico con l’elezione dell’indigeno Evo Morales alla Presidenza della Repubblica, l’oligarchia nazionale sembra aver puntato tutto sulla “balcanizzazione” del paese. Un’oligarchia che risiede soprattutto nell’oriente boliviano e di matrice latifondista e ganadera. Tant’e’ che il conflitto si e’ riacceso nella parte finale dell’anno, dopo l’approvazione di una legge di riforma agraria che colpisce il gran latifondo. Un’oligarchia che gode, oltre che di grandi mezzi finanziari propri, dell’appoggio incondizionato delle multinazionali e del gran capitale brasiliano e argentino. Attori che sognano per i loro investimenti la creazione di uno Stato free rules e con la disponibilita’ di enormi distese di terra per le coltivazioni di prodotti transgenici, in primisis la soia. Oltre all’appoggio incondizionato della diplomazia americana. In questo senso e’ molto interessante notare come Philip Golberg, l’attuale ambasciatore americano in Bolivia, sia arrivato direttamente da Pristina, dove dirigeva la missione NATO. Un esperto in tema di conflitti etnici. Qualita’ che, secondo molti analisti, gli e’ valsa la nomina da parte di Washington.
Santa Cruz, il dipartimento piu’ ricco del Paese dove si concentrano oltre la meta’ delle risorse economiche nazionali nonche’ degli investimenti stranieri, e’ il centro ideologico della “Nacion Camba”. Progetto a cui poi si sono aggregati gli altri dipartimenti della cosidetta “Media Luna”, cioe’ Beni, Pando e Tarija. I Prefetti della Media Luna, insieme ai locali “Comites Civicos”, sono i principali protagonisti e animatori dell’opposizione al governo di Evo Morales. Un’opposizione che altrimenti , senza ne’ direzione ne’ lideres, sarebbe allo sbando completo. E invece proprio Ruben Costa, prefetto cruceño, e German Antelo, presidente del “Comite’ Civico Pron Santa Cruz”, guidano la dura opposizione al Mas. Piu che Tuto Quiroga o Samuel Doria Medina, politici forse buoni negli affari del potere ma senza il carisma e il carattere giusto per condurre una battaglia.
Una disponibilita’ illimitata di fondi e un controllo pressoche’ totale dei media hanno fatto si’ che il gioco fosse presto fatto. Oggi l’Oriente boliviano ribolle di odio razziale e di passioni autonomiste, se non indipendentiste. Argomenti come l’imminente istaurazione del castrocomunismo, la discesa dei Kollas nell’Oriente per saccheggiare, o la volonta’ del governo di riportare Bolivia ai tempi dell’Impero Inca sono entrati a far parte del senso comune dell’Oriente. Tanto che larghe fasce popolari della societa’ della “Media Luna” stanno dando la loro adesione incondizionata al progetto autonomista/indipendentista della oligarchia.
Viaggiando per Santa Cruz e per il Beni sono rimasto profondamente sconcertato, nonche’ preoccupato dalla realta’ incontrata. Mi e’ capitato di ascoltare quello che quasi mai avevo udito in due mesi e mezzo passati tra i quechua e gli aymara. Oltre ad una spropositata rivendicazione dell’ orgoglio camba (che finisce anche sulle magliette da 100 bolivianos delle centrali boutiques cittadine), ho constatato l’esistenza quasi di un’ossessione verso i kollas. Nel bus, per strada, nel bar e tra i gruppi di amici continuamente le persone ribidiscono distinzioni e differenze. Logicamente loro, i cambas, sono i belli, gli intelligenti, i buoni. Mentre gli altri, i kollas, sono i brutti, stupidi e cattivi. Le stesse barzellette sono quasi esclusivamente sul kolla stupido e primitivo. Stessa cosa vale per le offese o per le maniere di scherzare. Per le strade di Santa Cruz, nonostante sia evidentemente occidentale, sono stato piu’ volte insultato per una whipala cucita sul mio zainetto.
L’ideologia della “Nacion Camba”, partendo da una dicotomia preesistente, si nutre dell’egoismo individualista del capitalismo e di odio razziale. Non va sottovalutato nemmeno la presenza di una “corrente nazista”. Proprio l’Oriente Boliviano infatti fu uno dei rifugi preferiti per i gerarchi tedeschi e croati dopo la II Guerra Mondiale; di cui i discendenti oggi sono una parte importante della oligarchia terrateniente. Visitando il sito internet “nacioncamba.org” sembra di incontrarsi in una pagina web filonazista. Teorie da pieno “III Reich” e da “Manifesto della Razza”.
Ultimo pezzo importante di cio’ che si sta movendo nella “Media Luna” e’ la formazione di gruppi paramilitari. Primo fra tutti la “Union Juvenil Cruceñista”, organizzazione che si mimetizza nella legalita’ del “Comite’ Civico Pro Santa Cruz” e che e’ stata gia’ protagonista di molti episodi di violenza politica e razziale, tra cui la probabile partecipazione agli scontri del 11 gennaio in Cochabamba. Ci sono ampie prove che questo gruppo stia ricevendo addestramento militare. Denunce sostanziate sulla creazione di formazioni paramilitari sono arrivate anche dal dipartimento del Beni.
Il governo di Evo Morales, che, seppure tra molte difficolta’ e incertezze aveva iniziato un processo di cambio, si trova ora davanti ad una crisi di davvero difficile soluzione. Da un lato, se non tenta di concertare con l’oligarchia rischia di portare il Paese ad uno scontro dalle conseguenze incalcolabili. Dall’altro venire a patti con la classe alta significa seppellire definitivamente ogni processo di cambio. Paradigmatico di questa situazione e’ cio’ che sta succedendo con l’Assemblea Costituente. Momento centrale della “Rivoluzione Democratica” pensata dal MAS e dai movimenti sociali, passaggio chiave per la costruzione di uno Stato descolonizzato, antiliberista e finalmente includente delle nazioni originarie, il processo costituente si trova sul punto di fallire a meta’ del suo mandato. Dopo 5 mesi dei 12 previsti e’ stato approvato, causa l’ostruzionismo dell’opposizione, solo (e tra mille difficolta’) il regolamento interno. Cosicche’ il MAS, all’inizio di dicembre, ha deciso di procedere per maggioranza assoluta. Si e’ scatenato il finimondo. Sulla spinta ancora una volta della Media Luna, tutto il paese e’ stato attraversato da una forte ondata di proteste “ a difesa della democrazia”. Il partito di governo si e’ visto costretto a fare marcia indietro e a tornare all’approvazione per 2/3. Ciò significa collasso sicuro dell’Assemblea. Si profilano per Bolivia giorni difficili e tesi. Da un lato chi e’ abituato a stare sopra, a dominare e non ha nessuna intenzione di perdere i propri privilegi. Dall’altro chi, dopo una notte buia durata 500 anni, comincia a vedere le prime luci dell’alba, non vuole certo tornare indietro. E’ certo difficile prevedere una mediazione e un punto d’incontro.
Fabio, radio “Lachiwana”