I nostri desideri, i nostri bisogni, la nostra libertà, l’intelligenza e la creatività eccedenti dei precari non si possono sequestrare.
Il potere ha di fronte una capacità di autoprodurre sapere e di conquistare tempi e spazi di vita che non può sopportare. La risposta che meglio conosce è quella arrogante che colpisce alle sei di mattina con uno sgombero, “non violento” quanto una base militare.
Il nostro tempo è quì e comincia adesso, ogni giorno, perchè di fronte a qualsiasi aggressione si pone l’irriducibilità di una moltitudine che autoproduce conflitti e culture, si pone il desiderio di esodare dal comando verso nuovi lidi in cui riconquistare le nostre vite, qui e non altrove.
Come voi avete scelto di dire con il nome di un luogo così importante per tutte e tutti coloro che non si rassegnano: Escape Captivity, Eccedi Sottrai Crea.
Le compagne e i compagni del Cantiere_milano