Roma, 31 gen - Una legge "aberrante", che configura la volontà di "imporre un’etica di regime" e una "indebita pressione psicologica sulle donne", oltre che "un tentativo di delegittimare ancora una volta la legge 194 sull’aborto". E’ senza appello la bocciatura di Silvio Viale, medico dell’ospedale Sant’Anna di Torino e componente della direzione nazionale della Rosa nel pugno, alla norma approvata dalla Regione Lombardia che prevede di dare sepoltura ai feti, abortiti spontaneamente o no, anche sotto la ventesima settimana. Viale da anni è impegnato in una battaglia per offrire alle donne italiane l’opzione dell’aborto farmacologico in alternativa a quello chirurgico.
Per Viale, la decisione adottata dalla Lombardia "rispecchia la faciloneria e i luoghi comuni di chi l’ha votata su un tema, come l’aborto, che in Italia è ancora tabù da 20 anni. E in più - spiega all’ADNKRONOS SALUTE - sembra assecondare una perversione ideologica che ha il solo scopo di criminalizzare ancora una volta l’aborto e la scelta di compierlo da parte delle donne".
L’esponente radicale ricorda che nell’ospedale in cui lavora, che assiste le donne in circa 5 mila aborti l’anno, tra spontanei e volontari, "i casi di donne che hanno chiesto la sepoltura del feto sono stati forse due in venti anni. Se il feto è soggetto di diritto anche nelle prime settimane - prosegue - allora andrebbe abolita la legge sull’aborto tout court, come infatti hanno sancito Paesi le cui leggi sono ispirate da principi religiosi. Altrimenti decisioni come quella della Regione Lombardia si configurano come un maldestro tentativo di delegittimare la legge 194". Altro elemento di debolezza della norma in questione, per il ginecologo della Rnp, è quello relativo "ai feti abortiti spontaneamente, di cui è difficile recuperare il materiale. Cosa dovrebbe fare il medico - si chiede - dovrebbe forse rovistare nel bagno alla ricerca del feto?". Per Viale, insomma, si tratta di una norma "votata da una banda di consiglieri che avrebbe bisogno di una consulenza psichiatrica obbligatoria. E - conclude con un giudizio politico - mette definitivamente una pietra sopra alle ambizioni di Roberto Formigoni di proporsi come politico a livello nazionale. Un autogol che dovrebbe spingere i laici della Lombardia a fare brindisi in piazza".
ADN/Kronos