GLOBAL PROJECT ITALIA

Pillole d’Autore

Vie di fuga : pensieri in libertà verso il 3 marzo

Global Project Bologna - Sabato 3 febbraio 2007
alcuni commenti di Artisti, Scrittori, Giornalisti sul tema dell’immigrazione e sui Centri di Permanenza Temporanea



..se anche non assomigliassero così tanto a campi di concentramento, se non [violassero così palesemente i diritti delle persone, se non ci fossero condizioni così umilianti e degradanti, se funzionassero bene e fossero una efficace risposta, i CPT non mi piacerebbero lo stesso.
Deve esserci un’altra soluzione.

Carlo Lucarelli.



I Cpt non hanno risolto nulla, i problemi dell’emigrazione sono rimasti gli stessi. Invece di colpire chi specula sull’emigrazione, si puniscono i più deboli.
Esistono paesi dieci volte più multietnici dell’Italia.
Se il nostro paese è già in crisi adesso, e non ha altra soluzione che le sbarre, cosa farà tra vent’anni?

Stefano Benni.

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a cura della redazione di Radio Shock



Ogni essere umano è un essere libero, creato libero e per questo bisogna che resti libero.
E’ un dogma.

Tano D’Amico.

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a cura della redazione di Radio Shock

Tano D’Amico sarà presente alla Manifestazione Nazionale del 3 Marzo a Bologna.



Ho assistito personalmente a quanto difficile sia stato per l’Onorevole Graziella Mascia cercare di entrare nel CPT femminile di Siracusa due estati fa. Dopo alcune telefonate concitate l’Onorevole è riuscita a visitare il centro, ma solo dopo che nel frattempo il personale, (fra cui agenti uomini, cosa che dovrebbe essere vietata) aveva "sistemato" l’interno del centro.
È inaccettabile in una democrazia che si rispetti, che esistano autentici buchi neri a cui è->doc41512] vietato l’accesso agli organi di stampa e a volte anche alle autorità. Il problema è sicuramente complicato e complesso, ma per come sono costituiti adesso, i CPT vanno assolutamente chiusi.

Renato Sarti

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a cura della redazione di Radio Shock



Da una quindicina d’anni siamo quotidianamente spettatori di migrazioni verso l’Italia. Fino ad una generazione e mezza fa siamo stati noi gli immigrati e adesso, come nazione, stiamo facendo subire a chi viene da noi le stesse cose che abbiamo anche noi subito. E’ assolutamente impensabile credere che una legge, un muro o dei cpt possano in qualche modo arginare qualcosa che è inevitabile che è quella di cercare una salvezza da qualche parte. A fronte del loro nome gentile, si è visto che questi cpt sono più o meno dei lager.

Gianmaria Testa

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a cura della redazione di Radio Kairos



Aderisco nella forma più convinta e totale alla richiesta di chiusura dei Cpt per una ragione essenziale: perché, come è stato detto da qualche parte, sono dei buchi neri della società, sono il punto zero della legalità, sono degli spazi nei quali la nostra natura giuridica viene annientata e perché, come ha scritto Erri De Luca, prima o poi verranno dei figli che chiederanno ai padri perché hanno tollerato quelle cose. E io non voglio essere tra questi.

Marco Revelli

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a cura della redazione di Radio Kairos



Un uomo vale meno di un hamburger. In un mondo totalmente globalizzato dove le merci viaggiano liberamente (anche quando palesemente nocive per la salute dei poveri abitanti della terra) persone che scappano da miseria, persecuzione o guerra non sono libere di andare dove possono. Il mondo pensato e realizzato da quel 20% della popolazione mondiale che consuma l’80% delle risorse mondiali è fatto per il turismo, caso mai anche per quello sessuale, ma non per la povera gente.
I CPT sono una delle vergogne che nei tempi a venire sarà ricordato tra le barbarie di questa nazione.

Daniele Sepe



Ascolta l’intervista a Don Gallo
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a cura della redazione di Radio Kairos Bologna



"..Mani in alto fuori di qua
Non resteremo più prigionieri
Ma evaderemo come steve mc queen
O come il grande clint in fuga da alcatraz
Senza trattare niente con chi
Ha già fissato il prezzo al mercato
Nei nostri sogni e dentro ai nostri giorni e per la nostra vita.."

SubSonica



Chiudere queste istituzioni che sono ormai luoghi repressivi è una misura di civiltà, poichè noi pensiamo che "dell’uomo giusto è patria il mondo intero".
La via dell’integrazione passa attraverso il riconoscimento dei diritti e dei doveri di qualunque immigrato che diventi un lavoratore nel nostro Paese. Questa era la formula adoperata dai Livellatori Inglesi nel 1647 per garantire la franchigia elettorale (possibilità di voto e di essere eletto) agli esuli che da tutta Europa arrivavano in Inghilterra."

Giulio Giorello
prof. di Filosofia della Scienza - Università di Milano



Ascolta l’intervista ad Enrica Rigo autrice di Europa di confine - Trasformazioni della cittadinanza nell’Unione allargata
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a cura della redazione di meltingpot Bologna

More info:meltingpot.org



Ascolta l’intervista a Maria Pace Ottieri - scrittrice e giornalista
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a cura di Radio Shock



Ascolta l’intervista a Flaco dei Punkreas
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a cura di Radio Shock



Ostacolare i flussi migratori con misure repressive, oltrechè un’idea utopica e antistorica, è una pazzia, una pazzia immorale.
Perchè chi varca un confine alla ricerca di una vita migliore e più dignitosa non può essere punito e rinchiuso.
Qui si infliggono pene e patimenti in mancanza di colpe.
Questa assurda e ostinata crociata contro i migranti è inaccettabile e non può più essere sopportata.
Un abbraccio.

Lemeleagre Band



Guarda le video-interviste a Fabrizio Gatti - giornalista.
L’informazione
L’economie sui CpT
da Ottobre ad oggi verso il 3 marzo..
a cura de Atelier Occupato ESC



Io proporrei solo una triplice parola d’ordine:
redditto garantito, cittadinanza universale e incondizionata, diritto alla felicità.
Sul primo, i movimenti si stanno muovendo da anni, e mi sembra che i precari, gli studenti, i migranti etc. stiano ormai confluendo nella stessa direzione: perché cio’ che la vita vale (produttivamente, socialmente, economicamente, politicamente, affettivamente) deve essere riconosciuto indipendentemente dal lavoro. Ora, così come bisogna pensare un reddito sganciato dal lavoro, bisogna anche pensare una cittadinanza indipendentemente dalle frontiere, dagli Stati-nazione e da tutti i fantasmi della sovranità. Una cittadinanza slegata dal diritto nazionale, pensata invece come accesso universale alla dignità, alla mobilità, al sapere e alla salute, alla gioia e alla condivisione, insomma una cittadinanza che partecipi pienamente del comune. Credo che lottare contro i CPT significhi questo: non solo distruggere il razzismo di Stato, non solo rifiutare la negazione della libertà, l’umiliazione, la distruzione della potenza del comune, la violenza bieca, ma reinventare il diritto a partire da quella universalità di cui il migrante è il rappresentante per eccellenza.
E poi il diritto alla felicità... Lo dissero i Giacobini nella costituzione del 1793, lo dissero prima ancora i rivoluzionari americani nel 1776... Riprendiamocelo a Bologna il 3 marzo del 2007!

Judith Revel


In Italia esiste il mito che in fondo, siamo italiani, siamo democristiani, non abbiamo mai fatto male a nessuno. Sarebbe magari ora di guardarci in faccia, e annotare gli orrori che abbiamo commesso, e continuiamo a commettere, col nostro sorriso mediterraneo in faccia. I CPT sono tra questi. Strutture sorte per negare le persone, per gestirle come materia inerte nella logistica perversa (e nel business fiorente) della coercizione legale. Gabbie concrete sorte per incarnare, e confermare, le gabbie mentali esistenti nell’inconscio del paese. Aprire quella gabbie non sarà facile, ma è necessario provarci. Per liberare gli altri, e soprattutto noi stessi.
[ Leggi tutto il contributo ]

Marco Mancassola - Scrittore



"Forse i CPT non saranno vere e proprie carceri, ma proprio come carceri questi "magazzini umani" vengono usati dalla nostra societa’ che si illude di poter nascondere agli occhi, e soprattutto alla coscienza, tutto quello che turba e intimorisce. Chissa’ se un giorno anche l’Occidente smettera’ di guardare il dito e si accorgera’ della luna..."

Magnapasta Band



Lottare contro i CPT è lottare per il ricordo di tutti quelli che non ce l’hanno fatta, per gli annegati nella traversata, per chi è diventato pasto dei pescecani per chi riposa senza un nome nel cimitero di Favara; quei palestinesi, quegli eritrei, quei marocchini, quei figli del mondo nelle piroghe in acqua, nelle carrette del mare, nei barconi per i soldi pagati per un biglietto comprato sapendo di rischiare di morire le liste d’attesa, le speranze, il mare grosso, i giorni di navigazione, le botte degli scafisti, i pescherecci che non si avvicinano per paura del favoreggiamento; le navi della marina militare italiana che li speronano e le barche che si capovolgono e quei bambini spariti tra le onde, inghiottiti dal fondo;
che tempi viviamo
lottare contro i CPT
è lottare per loro e per tutti quelli che ce la fanno

Militant A – Assalti Frontali



Ho pensato spesso alla fatica di lasciare un luogo, una terra, una storia. Strappare le radici per andare lontano, dove la vita è sogno, la vita è altro. Non è polvere, non è fame, non è assenza di futuro. Ci si carica la propria storia sulle spalle, come un fagotto e si va altrove. Si segue il bene più prezioso: la speranza, il sogno, il futuro pensato migliore. Si sbarca nel nuovo mondo, senza radici, senza lingua, senza nome, a volte. Ci si aspetta un gesto cortese, come si fa per gli ospiti, per chi arriva da lontano, per chi ha alle spalle la fatica di essere partito. O forse non ci si aspetta nulla. Si insegue solo il futuro, a denti stretti. E si finisce in gabbia, in prigione, come i peggiori delinquenti, senza motivo, senza data d’uscita, senza speranza. Basterebbe pensare a quanto sia duro partire, lasciare il proprio mondo alle spalle, per chiudere per sempre i CpT. E vergognarsi di averli aperti. Come se bastasse un reticolato a fermare la storia.

Ecco, questo è il mio contributo a questa battaglia che è, davvero, battaglia di civiltà.

Michele Marziani - giornalista&scrittore



Il primitivo istinto di dominare la natura ha creato molte sbarre.

Fin dal principio gabbie per gli avversari, gabbie per gli uccelli, gabbie per le streghe, gabbie per gli animali, sbarre per la diversità.

Sbarre stilizzate che diventano righe sulle divise dei carcerati.

Aboliamo i C.P.T., l’ennesima sbarra contro la diversità.

Le uniche sbarre che accettiamo sono quelle orizzontali delle marinarette che indossiamo.

Fratelli Broche Factory.


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