È certamente sbagliato pensare che ciò che succede dentro e intorno agli stadi di calcio sia qualcosa che riguardi solamente chi li frequenta per mestiere o per passione e cioè calciatori, ultras e poliziotti. Se così fosse, d’altra parte, non si capirebbe l’accanimento con cui i media mainstream e la politica di palazzo si dedicano al sezionamento dei fatti e delle persone coinvolte e quindi della ricerca sulle “cause” e sui “rimedi” da apporre a situazioni esplosive come da ultimo mostrano i fatti di Catania, dove durante gli scontri tra ultras e polizia ha perso la vita un poliziotto.
La novità di questa nuova tornata di chiacchiere sulla violenza negli stadi è costituita dall’identificare la causa di ogni male e violenza nel “disagio giovanile” e nella presunta emarginazione dei responsabili dei disordini e infine nell’irrazionalità di tutto ciò che accade intorno al pallone che rotola sui prati di tutta Europa. Ora, a parte che la categoria di emarginazione è per lo più fuori centro, visto che alcuni dei fermati a Catania risultano essere figli di ottime famiglie borghesi quando non di poliziotti, quella di “disagio giovanile” è una categoria pseudosociologica particolarmente perniciosa poiché si presta bene a essere utilizzata, proprio per la sua genericità, come chiave per l’interpretazione di ogni fenomeno nel quale è ravvisabile un comportamento indisciplinato e in generale “pericoloso” per l’ordine pubblico.
Il secondo aspetto che infatti ci interessa mettere in luce è che da molto tempo è divenuta una prassi consolidata il fatto che gli stadi siano la palestra in cui lo Stato si esercita alla repressione violenta di tutto quello che si muove nelle metropoli e specialmente di quello che è il dissenso, più o meno organizzato: dai gas lacrimogeni alle telecamere e alle tecniche di contro-insorgenza che abbiamo visto dispiegarsi a Genova durante il g8 del 2001, tutto era stato già sperimentato nella gestione dell’ordine pubblico negli stadi.
Infine, non c’è nulla di irrazionale in quello che è successo e che succede oramai da tempo attorno al calcio il quale, vale la pena ricordarlo, è uno dei segmenti più forti e organizzati dell’economia capitalistica postmoderna e che proprio perciò viene attraversato da alcune delle sue contraddizioni maggiormente significative, non fosse altro perché prevede che per la sua valorizzazione vengano mobilitate e sfruttate le energie e le passioni di miglia di persone, tra cui gli ultras.
Insomma il calcio ci riguarda nostro malgrado perché attorno ad esso e ai suoi mali si costruisce il consenso per poi procedere alla militarizzazione delle città e all’inasprimento delle misure di controllo e repressione per tutta la società. E francamente non ci piace l’idea che nel pallone rotoli la vita della moltitudine.
Venerdì 9 febbraio 2007
Domenica riprendono le partite di calcio ma la maggior parte degli stadi rimarrà a porte chiuse. Mentre continuano a far discutere le misure durissime previste dal decreto calcio varato dal Consiglio dei Ministri mercoledì sera.
Bruno Bartolazzi intervistato da Ivan Grsony sottolinea l’iandeguatezza della poltica di fronte a quanto accaduto e quanto sta succedendo:
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Giovedì 8 febbraio 2007
Il consilglio dei ministri ha varato il ddl contro la cosiddetta violenza negli stadi: tredici articoli per frenare le tifoserie violente dopo la vicenda di Catania. Durissime le disposizioni adottate mentre già a partire da domenica prossima riprendono le partite negli stadi. the show business del calcio va avanti ma allarma la durezza dell’ondata repressiva decisa dal governo. Tra le altre cose, le disposizioni previste dal ddl prevedono, come era stato già anticipato nei giorni scorsi, la trasformazione del Daspo: il divieto di ingresso allo stadio in misura preventiva applicabile anche ai minori, l’estensione della flagranza differita delle attuali 36 ore a 48. Aumentano anche le pene per il reato di resistenza a pubblico ufficiale che passano dai 5 ai 15 anni di carcere. Disposizioni che come si è già sperimentato in passato non agiscono soltanto contro il cosiddetto tifo violento ma inaspriscono anche i dispostivi di repressione e di controllo sociale.
Il commento di Francesco Peverieri - ass.ne NoiUltras - sulle misure del ddl. Preoccupa in particolare uno dei primi articoli, il Daspo che è già stato applicato anche nei contesti dei movimenti sociali, sul divieto di partecipare a manifestazioni sportive che adesso "può essere disposto nei confronti di chi sulla base di elementi oggettivi risulta avere tenuto nel passato una condotta finalizzata alla partecipazione ad episodi di violenza":
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Martedì 6 febbraio 2007
Anche oggi in primo piano la questione “violenza negli stadi”: ieri il vertice di due ore a palazzo Chigi sulle misure restrittive e repressive da attuare per (così dicono da più parti) arginare al “violenza” delle curve.
Ed è emergenza ordine pubblico. Previsto già per domani un consiglio dei ministri straordinario per varare norme d’urgenza in linea con il decreto Pisanu: leggi straordinarie dal DASPO, il divieto di ingresso allo stadio preventivo esteso anche ai minori, al blocco biglietti per le trasferte per limitare il cosiddetto tifo organizzato all’introduzione dell’arresto in flagranza di reato differito alle 48 ore.
Da domenica riprende il campionato ma con molte probabilità la maggior parte delle partite si svolgeranno a porte chiuse. Continuano sulla vicenda analisi e riflessioni di esperti e opinionisti o improvvisati tali che leggono i fatti di Catania con la lente della violenza - espressione del disagio giovanile. Colpisce l’omogeneità dell’offerta interpretativa proposta dai media; davvero poche le voci fuori dal coro dell’equazione giovani e violenza. Sarebbero soprattutto i giovanissimi gli emarginati - identificati come i violenti protagonisti degli episodi di venerdì scorso mentre il calcio italiano continua a non interrogarsi sulle sue responsabilità: la vicenda dell’uccisione del dirigente del calcio minore ammazzato qualche giorno prima del derby Catania Palermo è infatti passata sotto silenzio, come episodio di cronaca nera, mentre si sta alzando un polverone repressivo che inquieta dentro e fuori gli stadi che diventano i luoghi ancora una volta della sperimentazione di misure di repressione. Il caso Catania si trasforma nell’occasione per fare passare da una parte leggi e dispostivi di controllo, dall’altra concetti e timori, utilizzando le parole d’ordine quali sicurezza e ordine pubblico.
Il commento di Domenico Mucignat - Tpo Bologna
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In un contesto tra l’altro in cui questi stessi concetti sono ampiamente utilizzati per limitare libertà personali, comportamenti individuali, attuare sistemi di controllo e divieto nei luoghi di aggregazione servono per motivare e giustificare l’organizzazione di gruppuscoli di privati cittadini che si ergono a difensori di un non meglio specificato ordine pubblico, come le ronde padane messe in ridicolo nella città di Padova e contestate e sconfessate dallo stesso consiglio comunale di Venezia, mentre nella stessa città 5 mesi di indagine e controllo portano alla denuncia e all’arresto di alcuni writers: controllati per mesi i loro spostamenti, sequestrati i loro computer, perquisite le loro abitazioni per aver disegnato con i loro graffiti sui muri di Venezia e Mestre.
Ieri - durante il consiglio comunale - Beppe Caccia dei Verdi ha consegnato al vicesindaco Vianello (che aveva espresso la sua soddisfazione alla notizia della denuncia e dell’arresto di due dei ragazzi indagati) un catalogo d’arte proprio sui writers.
Ascolta il commento di Lello Voce in merito alle vicende dalle ronde dei privati padani all’ inchiesta sui writers.
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Interviste audio
Lunedì 5 febbraio 2007
Ascolta l’intervista a Bruno Bartolozzi - giornalista sportivo e scrittore.
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Ascolta l’intervista a Francesco Peverieri - ass.ne "Noi Ultras"
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