Sabato scorso a Monselice (PD), all’interno di un complesso di appartamenti nel quartiere S.Giacomo, per la maggioranza di proprietà comunale sfitti e in una zona che sta rapidamente degradando, tre famiglie di precari e migranti hanno riaperto di tre degli otto appartamenti chiusi da due anni e murati al piano terra per impedire l’accesso.
Così, mentre la sera precedente era cominciata anche nella bassa padovana la cosiddetta “operazione sicurezza”, una sfilata di auto di esponenti leghisti per le vie del centro presto conclusa e accolta dal presidio “
L’onda che spazza la ronda”, le pagine della stampa locale hanno potuto puntare l’attenzione sui veri punti che riguardano la “sicurezza” nei territori di città e provincia del nord-est.
Gli occupanti, che hanno rapidamente cominciato l’auto-recupero del primo stabile, sono sia italiani (una mamma dal lavoro precario di telefonista) che migranti da anni presenti sul territorio, con la propria famiglia e in un caso in attesa di un figlio. Hanno verificato di avere tra loro, che arrivano da diverse zone d’Italia, Europa, Nord Africa, esperienze di vita simili per il lavoro precario, l’impossibilità di accedere al mercato immobiliare privato e di trovare risposte nell’edilizia residenziale pubblica che le amministrazioni locali delle cittadine in cui hanno vissuto dicono essere una possibilità impraticabile per le liste di attesa sproporzionate rispetto alla carenza di case disponibili.
Ultimo schiaffo morale a Monselice dove è in andrà in discussione nel prossimo consiglio comunale la cosiddetta “mozione Bozza”: assegnazioni di case solo ai residenti a Monselice da almeno 18 anni.
Fuori dai tre appartamenti sono stati subito appesi striscioni che riportano slogan come “+ case – ronde” insieme allo striscione portato in piazza la sera precedente dal Circolo
Fuori Controllo, dall’
ADL di Monselice, dal Collettivo degli studenti medi e dal Centro di accoglienza “
San Precario” contro le ronde: “Nessuna “sicurezza” senza: reddito, diritti, dignità”. A dispetto delle dichiarazioni di indisponibilità di alloggi pubblici non è stato evidentemente difficile individuarne di sfitti e murati.
In particolare quelli occupati risultano essere, come riportato in cronaca dalla
stampa locale, in ottime condizioni anche se destinati al degrado se rimanessero chiusi per ulteriori anni, nonostante le dichiarazioni a margine dell’assessore Mamprin, che li definisce “fatiscenti” specificando che dovranno essere demoliti e dichiarando pubblicamente su “Il Mattino” del giorno successivo che saranno abbattuti e che c’è sulla zona in programma la possibilità “di costruzione da parte di privati”. Quindi, come verificato dallo sportello locale dell’
Associazione Difesa Lavoratori, che sta assistendo e sostenendo insieme ai giovani del Circolo Fuori Controllo gli occupanti, la “non disponibilità di alloggi” può essere tradotta anche a Monselice come altrove in non-gestione del patrimonio abitativo pubblico esistente in attesa di svendita al settore privato e in nessun piano di intervento rispetto al futuro in questo settore.
L’immobilismo e la gestione clientelare che coinvolgono da anni vari settori della vita pubblica a Monselice (dalla carenza di spazi sociali osteggiati e sgomberati, alla mancata tutela di un territorio con un equilibrio ambientale sempre in bilico per la più altra concentrazione di cementifici in Europa, considerando il territorio tra Monselice ed Este) inserisce a pieno titolo la battaglia per il diritto ad abitare ripresa sabato scorso all’interno di quella che si chiama “la difesa e l’esercizio del/dei bene/i comune/i” che in questi mesi sta trovando ampia espressione all’interno dei nostri territori (come nel caso della lotta vicentina contro della trasformazione dell’aeroporto “
Dal Molin” in base militare e l’
opposizione al Mo.Se. a Venezia) e non solo (le lotte
NO TAV e NO PONTE sullo stretto).
Lotte che hanno in comune un elemento ampiamente utilizzato nei programmi elettorali di centro-destra e centro-sinistra ma poi mal tollerato da entrambi una volta avuto in mano il controllo del territorio: la partecipazione.