Ieri sulle pagine de Il Manifesto il reportage di Stefano Liberti, inviato a Port Harcourt sulla situazione dei tecnici dell’Agip tenuti in ostaggio dal gruppo di guerriglieri del Mend ormai da circa due mesi.
Le condizioni del rilascio spiegate da uno dei guerriglieri del Movimento di Emancipazione del Delta del Niger raccontano della battaglia contro il governo nigeriano su una più equa distribuzione dei proventi del petrolio. L’anno scorso, lo ricordiamo, l’attività dei ribelli nel sud del Paese: i continui sabotaggi agli impianti petroliferi e i rapimenti del personale straniero hanno costretto la Nigeria a ridurre la produzione petrolifera del 20 per cento.
Le tensioni dovute ai problemi sociali e ai danni ambientali causati dallo sfruttamento petrolifero sono alla causa di un conflitto molto complesso, nel quale sono coinvolti milizie ribelli che condannano lo sfruttamento economico sociale ed ambientale del territorio da parte delle multinazioanli del pterolio.
Di fronte al reportage di Liberti l’Eni resta sulle difensive: “stiamo facendo il possibile”, questa la rispostahe h dato nlla giorata di ieri. Forti però anche le responsabilità del governo italiano. Ieri l’incontro a Roma con Pecoraio Scanio con Alxex Zanotelli con Giuseppe de Marzo dell’ass.ne A Sud, di rappresentanti dei Cobas, delle Rdb, e di Sandro Metz - consigliere regionale dei verdi - per chiedere una commissione di inchiesta sul comportamento dell’Eni e dare un segnale politico.
Ascolta il commento di Sandro Metz -
consigliere regionale Verdi - sull’incontro di ieri a Roma sulle responsabilità del governo italiano e dell’Agip. Metz commenta in modo particolare il fatto che nessun quotidiano italiano oggi riporti la notizia: "Tutti i giornali sono pagati dall’Eni" e rinadisce l’importanza della missione di inchiesta sui comportamenti dlele multinazionali nel Delta del Niger.

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