I paesi industrializzati distruggono l’eco sistema nei paesi cosiddetti in via di sviluppo. Non è una novità, è certo. Di nuovo c’è però il fatto che a devastare foreste e ambienti naturali sono produzioni che in linea teorica dovrebbero ridurre l’inquinamento atmosferico. La denuncia arriva dall’Indonesia e dalla Malesia dove foreste vergini e pianure umide scompaiono per la produzione di bioetanolo.
Che tre anni fa l’UE iniziò ad incentivare tramite una direttiva cogente per tutti paesi membri. Portando il mercato dei carburanti “ecologici” a 50 milioni di dollari. Sfortunatamente l’Unione Europea non ha tenuto conto delle modalità di coltivazione di grano, soya o olio di palma, delle cioè materie prime di questi bio-carburanti.
Un esempio: nell’isola del Borneo per mesi i cittadini sono stati invasi da nebbie carboniche. Causate spesso dagli incendio degli agricoltori desiderosi di ricavare nuove aree per le colture. E così l’Indonesia balza al terzo posto nella graduatoria planetaria dei paesi inquinati, terza soltanto a Usa e Cina. Che oggi rivela di voler entrare nel mercato dei bio-carburanti.
E dal 2010 non solo sarà il paese dove si produce la maggior quantità d’anidride carbonica al mondo ma sarà pure uno dei più importanti produttori di bioetanolo. A scapito però della agricoltura locale. Che già vanta un triste record: le aree coltivabili calano di anno in anno e il 58% delle acque pluviali è tossica.
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