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Martedì 13 febbraio 2007 16:06 I pattuglianti - L’ansia securitaria di Cofferati
"Sceriffi e poliziotti uniti nel dar botte" - Questo il titolo scelto da Il Manifesto per l’inchiesta pubblicata oggi in ultima pagina: torniamo quindi a parlare di ordine pubblico e di messa a punto di dispositivi securitari in quella che da diversi mesi vorrebbe proporsi come modello efficace della repressione del dissenso. Ne abbiamo parlato a lungo proprio in questi termini nelle ultime settimane in particolare dopo l’allarme "calcio-violento", un allarme soprattutto mediatico che ha voluto cogliere nella proposizione dell’equazione giovani e violenza la spiegazione dei fatti di Catania. Ma torniamo a Bologna che ben prima del decretone contro la violenza negli stadi metteva a punto nuove strategie securitarie. Sono i "pattuglianti" e non sono certo i nuovi protagonisti di un film di fantascienza: sono degli sceriffi privati appartenenti ad una associazione bolognese dal nome quasi nord-estino, "pattuglie cittadine" che evoca attualissime ronde private che vorrebbero circolare in Veneto. Sceriffi privati ora sotto inchiesta in seguito alle denunce presentate su quanto accaduto durante la manifestazione del 2 giugno 2004 . I fatti in breve : nel corso della contestazione contro le parate militari in occasione della festa della Repubblica in pieno centro di Bologna attivisti e manifestanti vengono caricati duramente da poliziotti pubblici e privati. Alcune foto pubblicate negli ultimi mesi mettono ben in evidenza da una parte la presenza attiva e l’intervento di questi pattuglianti dall’altra il rapporto assai stretto intessuto con la questura di Bologna. Partono le indagini: ne emerge un quadro non soltanto fotografico in cui completano il puzzle rapporti scritti inviati via fax e interventi in accoppiata tra agenti della mobile e pattuglianti. Sono in dodici ad essere attualmente indagati per violenza privata, usurpazione di pubblcihe funzioni e lesioni personali. Sono molte le domande ancora insolute circa la convenzione che lega il Comune queste pattuglie cittadine e su questo il sindaco-sceriffo Cofferati, colto sin dlal’inizio del suo mandato da ansia securitaria, ha dichiarato di continuare a sostenere finanziariamente queste associazioni private fino alla fine dell’inchiesta. Non dovrebbe essere il contrario? Bologna capitale dell’ordine pubblico: l’inchiesta pubblicata oggi su Il Manifesto sottolinea che dal 2004 la procura bolognese ha avviato contro gli attivisti dei movimenti locali ben 188 procedimenti tutti con l’aggravante dell’eversione e tutti basati su informative firmate dalla digos locale che oggi è sotto inchiesta proprio sulle responsabilità dei rapporti con i pattuglianti privati: "contractors" a pagamento convenzionati con il comune, in azione nelle contestastazioni di piazza contro manifestanti e attivisti affianco della digos e degli agenti della mobile.
Leggi l’articolo del Corriere della Sera - Bologna. Articolo del 13 Febbraio 2007
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