RASSEGNA STAMPA

da Il Piccolo di trieste del 13 febbraio 2007

Case Ater, gli abusivi scendono in piazza

Ricomincia la protesta degli autoassegnatari mentre l’azienda continua a murare gli appartamenti occupati

Venezia Giulia - Martedì 13 febbraio 2007
La cooperativa sociale Il Nuovo Borgo restaura gli alloggi a proprie spese
Oggi manifestazione davanti al municipio. Chiesto il blocco dei camion a Capofonte


Oggi, alle 11.30, le famiglie e i singoli autoassegnatari di case sfitte dall’Ater nei vari rioni della città scenderanno in Piazza dell’Unità per manifestare sotto il municipio contro la politica dell’ex istituto case popolari, e in particolare per chiedere il blocco inderogabile del transito dei mezzi pesanti in via di Capofonte, e per riaffermare il «diritto alla casa» contro «sprechi insensati e speculazioni». Intanto proprio a Capofonte ieri gli abusivi hanno annunciato di essersi consorziati.
Il loro obiettivo è permettere agli occupanti abusivi di Capofonte di restaurare a loro spese gli appartamenti in cui vogliono continuare a vivere, mentre per gli interventi sulle parti esterne dei vetusti caseggiati ci potrebbe pensare qualche sovvenzione pubblica. È quanto hanno detto ieri le 14 famiglie degli auto-assegnatari: donne sole, ma anche una decina di bambini con i loro genitori, diversi stranieri e qualche anziano. Proprio per arrivare ad un recupero autogestito delle palazzine da qualche tempo le famiglie si sono riunite nella cooperativa sociale Il nuovo borgo. Sul fronte opposto delle istituzioni invece continua l’iter per l’ annunciato corposo restauro degli edifici che trasformerà gli attuali 128 alloggi in 62 appartamenti di misura doppia. La spesa preventivata è di circa 8 milioni di euro di derivazione regionale, che l’Ater non intende assolutamente perdere.
Ma ecco che cosa dice il presidente della cooperativa Alessandro Jurincic, che occupa la sua abitazione da un anno: «Chiediamo di restaurare in modo autogestito gli appartamenti. Il mio lo ho già messo a posto, altri prima di procedere vogliono capire che nessuno li manderà via». Rincara la dose Carlo Visintini: «L’auto- recupero farà risparmiare dei soldi pubblici e limiterà gli sprechi perché i 7 milioni di euro preventivati dall’Ater sono veramente una cifra spropositata». Sulla questione dei troppi appartamenti lasciati vuoti dall’Ater, interviene Katarina Fischer, giunta a San Giovanni per dare man forte e solidarietà agli abusivi di Capofonte: «Anch’io sono una auto- assegnataria, occupo in Cittavecchia un edificio che è praticamente vuoto da un anno». Gli fa eco Cinzia Micheluzzi, auto-assegnataria di un appartamento di via Gemona: «Sono qua per far sentire la mia voce, c’è una emergenza abitativa che non si può ignorare, io mi sono trovata in questa situazione dopo lo sfratto. Ma perché l’Ater non concede gli appartamenti sfitti ai poveracci che così almeno avrebbero un tetto? L’edificio dove abito è praticamente vuoto, fatto salve per tre famiglie e anche le case vicine tutte da restaurare sono senza inquilini. Vista l’ emergenza perché i restauri non si fanno a tamburo battente». Mile Antic è serbo, di professione meccanico, ma attualmente senza lavoro. Abita nelle case di borgo san Pelagio con la moglie Snezana e i 4 figli, di età compresa dai 2 ai 7 anni: «Abbiamo fatto domanda alle case popolari, ma intanto abbiamo dovuto occupare, visto che 500 euro mensili di affitto erano troppi».
Carmen Dudic è invece rumena e fa la badante: «Vivo a Capofonte con mio figlio Paul di 14 anni, tra breve verrò raggiunta dai altri miei due figli di 6 e 8 anni che attualmente sono in Serbia con il padre, dal quale sono divorziata».
Daria Camillucci



Decarli (Cittadini): «La colpa è del Comune»
Accuse del centrosinistra alla politica residenziale pubblica considerata «assente»

La questione delle autoassegnazioni dei caseggiati di via Capofonte è il segno di una emergenza abitativa cittadina. Una emergenza di cui il Comune ha grosse responsabilità sia a causa delle sue competenze istituzionali, che per gli impegni presi con gli occupanti, e non mantenuti. Ma anche l’Ater ha le sue colpe, visto che sembra voler sottovalutare l’emergenza abitativa che coinvolge a Trieste più di 5 mila persone con oltre 4 mila domande in lista d’attesa per una casa popolare e quasi il 22% dei richiedenti con un reddito inferiore ai 2 mila euro mensili.
È quanto hanno affermato i consiglieri Alfredo Racovelli (Verdi) e Roberto Decarli (Cittadini ) nel corso della conferenza stampa nel borgo delle case Ater di san Pelagio tra una folla di bambini e le numerose famiglie autoassegnatarie . Secondo i due esponenti di opposizione a seguito di una mozione di qualche tempo fa, passata all’unanimità in consiglio comunale, il sindaco si sarebbe impegnato a trovare una via d’uscita per via Capofonte che sarebbe dovuta passare attraverso un confronto con gli occupanti abusivi degli stabili. «Il confronto del sindaco con le 14 famiglie - ha detto Racovelli- si è invece in questi ultimi mesi del tutto bloccata, mentre l’Ater ha proceduto speditamente alle demolizioni nei suoi appartamenti, staccando contatori, rompendo servizi igienici e murando porte e finestre, in modo da sconsigliare altre occupazioni. Tutto ciò, non solo qui a San Giovanni, ma anche nei comprensori di altri siti cittadini, creando così malumori anche tra gli inquilini assegnatari regolari, visto che queste demolizioni sono state attuate anche in edifici non completamente vuoti, con i disagi che si possono immaginare». Per Decarli l’abusivismo è la conseguenza della «cattiva politica del Comune, che ha anche scaricato all’Ater la responsabilità di gestire 2 mila appartamenti di sua proprietà. Ma - ha aggiunto- anche l’Ater ha le sue colpe perché lascia per anni interi edifici vuoti». A breve andrà in discussione in consiglio regionale il nuovo regolamento dell’Ater, che sempre secondo Decarli, dovrebbe recepire con un occhio di riguardo le problematiche dei senza casa.
d.c.
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