da Il Piccolo di Trieste del 14 febbraio 2007
«Difenderemo il parco dalle ruspe»
Residenti e attivisti decisi a opporsi a oltranza al progetto del Comune. Mobilitata anche la comunità bengalese
Bandiere di protesta contro i 60 posti auto previsti nel giardino di via Cellottini
«Se non verrà fornita una valida alternativa per salvare il verde del giardino pubblico di via Cellottini, intendiamo arrivare a bloccare le ruspe». Nonostante in Consiglio comunale non si sia levata una sola voce a favore del comitato spontaneo sorto per contrastare la realizzazione del parcheggio da 60 posti macchina, i residenti del quartiere e gli «attivisti» paiono decisi più che mai a non mollare la presa sulla protesta civile, che ormai va avanti da mesi.
Maggioranza e opposizione hanno però votato in maniera compatta il provvedimento, che consentirà di poter avviare, nel quartiere di largo Isonzo, l’atteso progetto di recupero dell’albergo impiegati, un immobile per anni rimasto fatiscente e oggetto perfino di un’occupazione abusiva. Ciò ha fatto scaturire una serie di rimostranze da parte di un gruppo di residenti, che non vogliono vedere intaccato l’ampio giardino, uno dei pochi «polmoni verdi» di Monfalcone: in principio fu la raccolta firme, poi il picnic-presidio nel parco, quindi il girotondo davanti al municipio e infine, domenica scorsa, la distribuzione di bandiere da appendere alle finestre per esprimere il proprio dissenso.
Decine di bambini e genitori hanno preso parte a quest’ultima iniziativa, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. Il fatto è che l’amministrazione comunale ha ampiamente dimostrato di non voler rinunciare all’area da 60 posteggi, sistemata sulla carta sul lato del campo che si affaccia lungo via Aulo Manlio.
«La necessità di restituire un edificio abbandonato alla collettività – sottolinea l’assessore alla Progettazione di quartiere, Andrea Montagnani - è stata valutata preminente rispetto a quella di sacrificare un pezzo del giardino di via Cellottini. Come politici siamo chiamati a operare delle valutazioni, poi oggetto di giudizio da parte del consiglio comunale. In questo caso, il progetto è stato votato all’unanimità, quindi pure col consenso generale dell’opposizione: evidentemente ci sarà un motivo. “Partecipazione” significa recepire le istanze degli altri e operare delle scelte: in questo caso le posizioni sono risultate diametralmente opposte e abbiamo dovuto scegliere sulla base dell’interesse più importante per tutta la città. Ciò non significa che per questo dobbiamo essere accusati di “sordità” o di “incapacità al dialogo”». Ma il comitato sorto in questi ultimi giorni in via Cellottini non demorde e ribatte che se non si troverà un soluzione per salvare il giardino - utilizzato anche come campo da cricket dalla comunità del Bangladesh - dal cemento, quando i lavori verranno avviati si potrà arrivare a bloccare le ruspe.
«Innanzitutto – spiegano gli attivisti - è bene sottolineare che il comitato spontaneo non accetta assolutamente la decisione vergognosamente adottata da tutte le forze politiche che supportano la maggioranza di questa amministrazione comunale. Il comitato si sta adoperando invece su più fronti per comunicare le proprie istanze: c’è l’idea che una nuova definizione di ”comune” o ”pubblico” debba essere ragionata e formulata anche nel nostro territorio a partire da esperienze più generali e avanzate come potrebbero essere le mobilitazioni contro l’alta velocità nella Val di Susa o contro la distruzione del parco Dal Molin a Vicenza, per costruirvi una base militare internazionale. Motivo, questo, per cui alcune delle persone che stanno partecipando alla vertenza locale sul parco di via Cellottini intendono allargare le istanze partecipando alla manifestazione indetta sabato a Vicenza, dove la vera posta in gioco è proprio la ridefinizione dello spazio pubblico a partire dalla esigenze dei cittadini che vivono il territorio.
«Istanze alle quali - dicono - qualsiasi amministrazione o governo, di qualunque colore politico, restano sorde quando ci sono in ballo imponenti flussi finanziari.
«Un gruppo di genitori - continuano - si sta adoperando per sensibilizzare le famiglie che hanno bambini e ragazzi iscritti alle scuole di ogni ordine e grado della zona: la base reale che supporta l’opposizione a questo progetto. I giochi sono ben lontani dal considerarsi chiusi».
Tiziana Carpinelli