RASSEGNA STAMPA

da Il Piccolo di Trieste del 14 febbraio 2007

Dipiazza: case Ater, vertice sugli abusivi

Il sindaco propone un incontro con l’azienda e il prefetto per trovare una soluzione

Venezia Giulia - Mercoledì 14 febbraio 2007
San Giovanni. Gli auto-assegnatari degli alloggi di via Capofonte, dopo aver manifestato in piazza Unità, sono stati ricevuti in Municipio.
Il primo cittadino: «Non è mettendo la schiuma nelle condutture o murando porte e finestre che si risolve la questione sociale delle occupazioni».


«Mettendo la schiuma nelle condutture o murando porte e finestre, non si risolve la questione sociale delle occupazioni abusive degli appartamenti Ater». Con queste parole il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza è intevenuto ieri sull’annosa questione di via Capofonte. Proprio in mattinata il primo cittadino ha avuto un incontro a sorpresa in Municipio con una rappresentanza delle famiglie auto-assegnatarie degli appartamenti sfitti Ater, molte delle quali residenti nel borgo San Pelagio, dove è previsto un importante intervento di recupero con un finanziamento pubblico per l’edilizia sovvenzionata di ben 8 milioni di euro.
E proprio per tentare di risolvere la difficile questione delle case di via Capofonte, il sindaco Dipazza si è impegnato ad attivare un confronto tra Comune, Ater e prefetto, volto al recupero sociale dei condomini vuoti e attualmente occupati abusivamente.
Prima di essere ricevute in Municipio, le famiglie auto-assegnatarie hanno manifestato in piazza dell’Unità, inalberando un vistoso striscione, per far conoscere alla cittadinanza le loro ragioni: «L’Ater - si legge in un volantino - per evitare altre auto-assegnazioni di appartamenti in via Capofonte manda quotidianamente operai a eseguire una sistematica devastazione degli alloggi vuoti per renderli inagibili, con rottura di infissi e sanitari, muratura di porte e finestre. Ci chiediamo - si legge ancora nel documento - quanto tempo e soldi spenda l’Ater per devastare gli appartamenti, mentre ci sono migliaia di condomini e alloggi in attesa di ristrutturazione e migliaia di famiglie che aspettano da anni di ottenere un posto».
Ad accompagnare la delegazione dei cittadini all’incontro con il sindaco sono stati i consiglieri comunali Alfredo Racovelli (Verdi) e Roberto Decarli (Cittadini). I due, la sera prima, avevano presentato in consiglio comunale una domanda di attualità sullo stesso tema, dove il sindaco aveva espresso il suo disappunto per gli interventi distruttivi, metodo che non condivideva.
Nell’incontro tenutosi ieri in Municipio, i cittadini hanno illustrato le loro problematiche, portando diverse testimonianze, come quella del serbo Mile Antic, padre di 4 bambini in tenera età, senza lavoro, che ha lamentato la «muratura» della canna fumaria da parte dell’Ater della casa che occupa.
Alla fine, Dipiazza ha manifestato l’intenzione di scrivere all’Ater per arrivare ad una mediazione pacifica e soddisfacente per tutti, che dovrà, però, giungere a tamburo battente. Entro la metà del mese prossimo, infatti, dovrebbe partire l’intervento finalizzato alla creazione di 62 alloggi, che andranno a sostituire i 128 mini appartamenti esistenti.
In un comunicato l’Ater aveva fatto sapere nei giorni scorsi che non intendeva affatto perdere il finanziamento regionale e che per questo motivo, a marzo verranno appaltati i lavori (è dunque implicito che nelle intenzioni dell’Ater gli abusivi dovranno sgomberare), mentre si presume che le assegnazioni degli appartamenti ristrutturati avverranno entro il 2009.
Daria Camillucci




Il Comune: «Nessuna deroga per i camion in via delle Cave»
Sulla salvaguardia dell’acquedotto deciderà la Soprintendenza

L’Ater non ha affatto in tasca la deroga per attraversare le vie delle Cave e Capofonte, dove continua a persistere il divieto di transito per i mezzi pesanti superiori ai 3,5 quintali. A fare chiarezza sulla questione sono stati i tecnici dello stesso Comune, che hanno confermato come la deroga che l’Ater si era vantata di possedere, in realtà non esiste. I camion che nei giorni scorsi hanno trasportato mattoni per murare porte e finestre delle case occupate abusivamente a borgo San Pelagio non erano autorizzati a passare. Il Comune, però, afferma che accoglierà positivamente un’eventuale richiesta da parte dell’azienda.
Da una verifica fatta dai tecnici del Municipio sui rilievi relativi all’antico acquedotto Teresiano si è poi scoperto, come aveva denunciato l’associazione di tutela «Il Capofonte», che effettivamente la galleria principale del manufatto settecentesco si trova proprio nel bel mezzo della percorrenza stradale e non nell’ansa viaria attualmente transennata. Dal momento che l’Ater vuole far partire al più presto il cantiere di via Capofonte, con il passaggio di pesanti betoniere, i rischi per il prezioso manufatto sotterraneo sono dunque immaginabili. Proprio per tutelare l’acquedotto Teresiano, la quarta commissione, presieduta da Lorenzo Giorgi (Fi), e la commissione trasparenza, guidata da Tarcisio Barbo (Ds), convocheranno in settimana sia la Sopritendenza che l’Ater. Quest’ultima dovrà fornire spiegazioni tecniche sulla ristrutturazione che ha in programma. Alla Sopritendenza spetterà poi il compito di trovare un’immediata soluzione tecnica per proteggere le fragili gallerie sotterranee.
La questione del recupero di borgo San Pelagio è stata affrontata ieri dalle due commissioni e dagli ingegneri comunali Ashiku e Pocecco, i quali hanno chiarito la fumosa questione della deroga, che in realtà non esiste, «ma che verrà sicuramente rilasciata, se richiesta», ha precisato Pocecco. Nell’incontro si è anche discusso sui costi aggiuntivi, un balletto di cifre che va da 360 mila euro a 2 milioni, in cui potrebbe incorrere l’Ater se usasse delle betoniere di minor portata rispetto a quelle di 7 metri cubi per impattare di meno sulle gallerie dell’acquedotto. L’Ater, invece, preferirebbe bypassare la zona critica con una sorta di «ponte».
Nel grido di allarme generale e tra le soluzioni proposte dai diversi consiglieri, Salvatore Porro ha ricordato come le fessurazioni sul manufatto siano aumentate di 10 centimetri in 10 anni.
d. c.
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