Da Vicenza continua la protesta contro il dal molin dopo la straordinaria giornata di sabato 17.
Qualcosa sembra muoversi... dopo la manifestazione di sabato scorso infatti nonostante la chiusura ermetica da parte del premier Romano Prodi che a fine giornata ha commentato che nessuna manifestazione di piazza avrebbe fatto cambiare il progetto dal molin arrivano alcuni minimi spiragli di apertura da parte degli Stati Uniti che si dichiarano pronti ad effettuare qualche piccola modifica al progetto.
Il presidio permanente contro il dal Molin forte dei 200.000 in piazza rilancia forte e chiaro il suo no senza se e senza ma. Un no al progetto di realizzazione della base militare usa nell’area dal molin, un no alla costruzione di un’altra base di guerra nel territorio vicentino.
Ma la contestazione contro la base vicentina ribadisce non solo la sua determinazione, la sua decisione di andare fino in fondo fino al boicottaggio delle imprese e cooperative che vorrebbero partecipare alla gara d’appalto per la gestione dei lavori di costruzione e fino al blocco dei cantieri e delle ruspe ma anche ribadisce che non si tratta di una mobilitazione dal gusto retrò, come si vorrebbero far passare i movimenti contro l’alta velocità ad esempio o contro le grandi e piccole opere e in generale tutte le mobilitazioni che si autorgnizzano nei territori e si costitusicono come soggetto politico autonomo in grado di scegliere e decidere cosa fare del proprio territorio.
La lezione di Vicenza è soprattutto quella di aver dimostrato che la lotta contro il dal molin non riguarda solo la città di Vicenza.
Ma è una lotta che parla di pacifismo, di democrazia di uso dei territori e di beni comuni. Spostata di qualche chilometro la base usa di Vicenza sarebbe comunque contestata con le stesse modalità e dalle stesse persone che si sono messe in gioco in tutti questi mesi.
Il presidio permenente contro il dal molin è risucito a costruire una mobilitazione a livello nazionale imponente non soltanto per i numeri ma per la qualità del progetto politico che si intende portare avanti a Vicenza come a Sigonella contro le basi della guerra globale permanente, in val di Susa come a Messina come a Venezia contro grandi opere inutili ed inefficaci, ma ancora in tutti quei territori in cui le comunità resistono in lotta per i beni comuni, per riappropriarsi del diritto di decidere su quei beni e per proporsi come soggetto politico autonomo e autorganizzato.
Vicenza chiama e sono molte le realtà che hanno risposto e che continuano a rispondere.
A Rimini le battaglie contro l’incenitore riproduce dinamiche analoghe a quelle di Vicenza: dalla costituzuione di comitati cittadini, all’individuazione di percorsi comuni di lotta e di resistenza, alla richiesta di spazi fisici e non solo di dibattito e di azione. Ne abbiamo parlato con Manila Ricci, Laboratorio Paz, Rimini
[ audio ]
La lezione di Vicenza riguarda anche il ruolo degli spazi sociali come si diceva materiali e non solo di
discussione di lotta e di resistenza. Spazi autogestiti, occupati e liberati. Da quelli dei comitati cittadini ai centri sociali. Ne abbiamo parlato con Federico Zappini del centro sociale Bruno di Trento. Alcune considerazioni che partono dalla realtà o meglio dall’incubo che il centro sociale Bruno ha vissuto nell’ultimo mese tentando un dialogo con l’amministrazione locale che si è tradotto per l’ennesima volta in un nulla di fatto.
L’area dell’ex Zuffo, occupata dagli attivisti del Bruno non verrà loro restituita ma sarà demolita per fare posto a 20 parcheggi in un piazzale che ne vede già presenti più di 800. L’area dell’ex Zuffo e la battaglia degli attivisti del Bruno diventa ancora una volta paradigma di percorsi di lotta e di resistenza comuni.
[ audio ]
leggi l’appello del Csa Bruno: Le parole e i fatti