La missione di guerra in Iraq separa Blair dal presidente Bush: annunciato ieri infatti il graduale ritiro del contingente britannico dal fronte iracheno. Puntando ad una frase ad effetto Tony Blair ha fissato una sorta di calendario per la fine della missione: nel giro di un paio di mesi dovrebbero rientrare 1600 dei 7100 militari schierati a Bassora. Non si è pronunciato sul ritiro completo ma per la prima volta il premier britannico parla di una concreta "Exit strategy" quattro anni dopo l’attacco al regime di Saddam che doveva togliere al dittatore le armi di distruzione di massa. "Ordini fantasma, come scrive Guido Santevecchi sul Corriere di oggi, mai trovati e che hanno invece ferito irreparaboilmente la credibilità del premier in patria".
Ed è proprio sulla partita delle credibilità a pochi mesi dalla fine del suo mandato che Blair gioca la carta del ritiro graduale dal pantano iracheno, una carta che segna il cambiemento di strategia rispetto ai piani dell’amico alleato Bush. L’annuncio del ritiro delle truppe britanniche infatti potrebbe essere uno schiaffo pesante sulla Coalizione guidata dagli Usa che, dopo i ritiri di contingenti minori, perderebbe anche il principale alleato in una guerra che pare ben lontana dalla fine.
Bush nel frattempo continua ad insistere sull’inivio di altri 21.000 uomini. "Gli americani vogliono finire il lavoro prima di andarsene con onore" così il vicepresidente Dick Cheney. Certo un bel lavoro a giudicare dai risultati cosiddetti parziali: un territorio assolutamente non pacificato dove è in corso una guerra civile che sta devastando popolazione e risorse.
Il bollettino di guerra di ieri: a Bagdad sono stati ritrovati altri sette cadaveri colpi di mortaio su molti quartieri, l’abbattimento di un elicottero Black Hawk, una autobomba in un mercato di Kirkuk, un attentato suicida città di Najaf.
La svolta di Blair sull’Iraq sebbene giustificata da un "Bassora è molto diversa da Bagdad" è sostenuta da Danimarca e Lituania: ieri da Copengahen l’annuncio del ritiro del contingente danese entro il prossimo agosto. Lo ha annunciato il primo ministro Rasmussen: 470 soldati saranno richiamati dal sud iracheno segno probabilmente che le cose non vanno poi così bene nemmeno nei territori di Bassora. L’amministrazione Bush non sembra scomporsi alla notizia del ritiro dei contingenti internzionali dal sud del paese e continua a sostenere l’unità della coalizione. La svolta di Blair è esplicita: solo un mese fa il premier britannico sosteneva un errore andarsene ed ora di fronte al rush, che Bush vorrebbe finale, degli Stati Uniti l’annuncio del ritiro. Graduale o meno suona come una ritirata da una guerra fallimentare per molti, troppi aspetti.