Ripristinata l’attività del centro sociale dopo il rifiuto alla proposta di Pacher.
Zappini: la politica ha mentito
I Disobbedienti rientrano. Malossini: situazione inaudita
TRENTO — I Disobbedienti ritornano a casa e riaprono il Centro sociale nel piazzale dell’ex Zuffo. «Adesso vogliamo difendere uno spazio dall’abbattimento» dicono in coro Donatello Baldo e Stefano Bleggi, festanti davanti al «Bruno» che, da ieri sera, ha ripreso a vivere.
L’EVENTO — Il piazzale dell’ex Zuffo era buio, come da un mese a questa parte. I no global, rispettosi dei patti col sindaco Alberto Pacher, avevano lasciato il «Bruno» e copia delle chiavi ai garanti. Ma ieri sera, una sessantina di giovani e adulti, tra cui qualche mamma con prole, si trovava lì per partecipare ad un evento annunciato. Ad un tratto, nell’oscurità della notte, il vociare diviene silenzio e partono le note del celebre «Così parlò Zaratustra». Quando, nel suo finire, la melodia si gonfia fino a diventare possente, partono i fuochi d’artificio e la porta principale del «Bruno» si spalanca. La gente in un lampo si lancia dentro l’edificio tra cori festanti.
I COMMENTI — «Per entrare avevamo le chiavi, non abbiamo scassinato nulla» ha ricordato Baldo. «Adesso, più che parlare di occupazione, vogliamo difendere un luogo, uno spazio sociale che da oggi riprende vita» ha aggiunto Zappini. Anche se, qualche «nodo» rimane, soprattutto per il fatto che il sindaco Alberto Pacher, secondo i no-global, non ha rispettato i patti: «È stata tradita la fiducia del Centro sociale, di 10 garanti e quella di una intera città» si legge nel comunicato.
L’ASSEMBLEA — Un evento annunciato, anche nell’assemblea di piazza Pasi che lo ha preceduto.
Erano circa un centinaio le persone — tra «zuffini» e passanti — che si sono radunati attorno ad una «improvvisata» assemblea «Bruno». «Abbiamo scoperto che le parole sono diventate fatti, che gli impegni solenni si sono sporcati di menzogne, che l’onestà si è piegata alla miseria della politica». Sono parole dure, pronunciate dal portavoce Zappini, che non ha accennato a smettere: «Siamo usciti dall’ex Zuffo per tornarci e ci ritorneremo». Promessa mantenuta.
LA MADRE — La mamma di due giovani studenti che frequentano il «Bruno», Anna Maria Maluccio, si è schierata dalla parte dei no-global: «All’interno del Centro, i miei figli sono maturati nei valori del rapporto con gli altri, dell’integrazione con altre culture e nel rispetto reciproco».
FORZA ITALIA — Il braccio di ferro rischia di trasferirsi anche al livello provinciale. Nel primo pomeriggio il coordinatore azzurro Mario Malossini aveva annunciato iniziative politiche: «Voglio portare la discussione in consiglio provinciale. Questa vicenda sta superando ogni limite, è inaudito. Le istituzioni sono inermi e mortificate da questi abusi. Cosa dovrebbero dire le altre associazioni che da tempo attendono uno spazio? Siamo arrivati al limite dell’indecoroso».
Carlo Posenato

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Rioccupato lo stabile ex Zuffo: riapre il Csa Bruno!