A chi anima gli spazi sociali occupati,
alle realtà auto-organizzate, ai collettivi e ai comitati
Il futuro siamo noi
C’è qualcosa di irrisolto, qualcosa che costantemente torna come uno stanco ritornello in questa città e non solo.
E’ l’attacco ai movimenti, a tutto quello che lo spettacolo della politica ufficiale non riesce a catturare.
Non riesce a farlo perché il nostro ed il loro, sono due linguaggi profondamente diversi.
E non è una questione di parole, ma ha invece a che vedere con la realtà in cui tutti noi siamo immersi, e con il desiderio continuo di trasformarla che ci anima. Il nostro linguaggio è quello dei quartieri che rifiutano le imposizioni dettate dall’alto, dei migranti che chiedono dignità e diritti, degli studenti che sognano un futuro diverso da quello misero che gli è offerto E’ un linguaggio che ha fatto proprio il desiderio di democrazia tanto da farne una pratica quotidiana, aldilà dello Stato, aldilà della legge, aldilà del confine che viene di volta in volta disegnato tra legalità ed illegalità.
Perchè ciò che è illegale “in un tempo”, non lo è necessariamente “nel tempo”, e questo limite si sposta esclusivamente grazie ai conflitti, alle istanze, alle rivendicazioni che nascono e crescono dal basso. Questo è il nostro mondo, autonomo dalla politica ufficiale ed estraneo a tutto ciò che non ha a che vedere con la condivisione, perché quello della conquista di spazi di libertà è sempre un processo collettivo. In questi giorni il teatro della politica ufficiale, continuamente alla ricerca di legittimare se stesso, ha messo sotto attacco gli spazi sociali di questa città, tentando di introdurci in una realtà che non ci riguarda: tutto quello che abbiamo visto nelle ultime settimane è estraneo al nostro mondo, è un corto circuito giocato sulla pelle dei movimenti che non ci appartiene. Noi, tutti, abbiamo un bene comune da difendere: è questo modo di vivere la realtà così diffuso in questa città, che rifiuta ciò che gli è imposto dall’alto, nelle scuole e nei quartieri, in Arcella come al Portello, nelle università come nelle piazze.
Ovunque, ogni quartiere, ogni piazza, ogni luogo che rifiuta ciò che gli è imposto è anche il nostro, ed è un bene comune da difendere.
Questo sono gli spazi sociali, cuori pulsanti di questi processi, che battono e si battono perché nuovi e più larghi spazi di libertà vengano conquistati, ovunque. Questo bene comune, GUAI A CHI LO TOCCA
Facciamo appello a chi ha voglia di ascoltare, a tutti quelli che hanno a cuore il bene comune dei movimenti: “resistiamo insieme un minuto più di loro”:
Mercoledì 28 febbraio - ore 17.00 davanti alla prefettura di Padova per dire che: Il futuro siamo noi: guai a chi ci tocca!
Cso Pedro