Tornano a parlare di Centri di permanenza temporanea gli attivisti del movimento contro i Cpt di Bari. L’assemblea pubblica nella Facoltà di lettere ha fornito più di un suggerimento a un anno dall’apertura della struttura di Bari-San Paolo, a un anno e poco più dalla fine del presidio in loco contro la sua inaugurazione.
Nell’incontro si è discusso della manifestazione nazionale per la chiusura dei centri (“Se non ora quando?” il titolo della sfilata) del 3 marzo a Bologna, che partirà alle ore 14.30 da Piazza Nettuno. Ma si è rivelato soprattutto momento di riflessione su quanto è stato fatto e su quanto c’è ancora da fare. Il silenzio di più di dodici mesi sul tema è seguito in maniera quasi naturale a una serie di eventi, soprattutto qui in Puglia.
Prima il forum delle quindici regioni a Bari nel luglio 2005 (Mare Aperto), indetto dal Presidente Vendola subito dopo la sua elezione. Poi l’esperienza del presidio della Rete no Cpt, vissuta tra molti alti e bassi e poche forze e finita lentamente nell’inutile attesa di un intervento delle istituzioni locali, apertamente schierate (a parole) contro la chiusura. Più tardi ancora, le elezioni del 9 e 10 aprile e la nascita del debole e sofferente governo Prodi, pronunciatosi in campagna elettorale in favore di un superamento dei Cpt, ipotesi meno gradita ai movimenti, ma che regalava spiragli di dialogo, in precedenza insperati.
Infine, la costituzione della commissione De Mistura, incaricata dal Ministro Amato di verificare la funzionalità dei centri italiani. Considerazioni finali dell’organismo ministeriale? Superamento attraverso il graduale svuotamento e differenziazione delle categorie di persone da rinchiudere (della serie: esistono immigrati di serie a e altri di serie b). Non un cenno alla chiusura di centri come quello di Ragusa o di Torino, dove per la stessa commissione erano state riscontrate situazioni alquanto criticabili (quello di Bari è, invece, un Cpt a cinque stelle, secondo De Mistura). Solo suggerimenti alle Questure, affinchè eliminassero alcuni evidenti ostacoli alla fruizione dei diritti umani e civili dei reclusi.
La manifestazione si mostra come un’occasione per riprendere la contestazione contro la detenzione amministrativa. E in un momento favorevole per i movimenti civili, che a Vicenza hanno dimostrato al “governo amico” la loro compattezza e fatto sentire la loro voce, senza cadere nelle continue provocazioni di chi prefigurava non una marcia, ma un assedio alla città leghista. Sabato scorso i partiti della sinistra radicale, gli stessi che hanno sostenuto la politica estera di Prodi e D’Alema in Senato (perchè, eccezion fatta per due membri, ha votato compatta in favore del governo), sono stati relegati in coda al corteo in un ruolo del tutto marginale. Lo stesso ruolo che spetterebbe loro anche in questa lotta, a seguito delle innumerevoli aspettative tradite, secondo molti attivisti del movimento.
La risposta dei partiti di governo non è mai arrivata sui Cpt. Anzi. Quegli stessi partiti nella Provincia di Lecce, governata appunto dal centrosinistra, hanno finanziato l’opera “pia” in Moldavia del Regina Pacis, organizzazione di Don Cesare Lodeserto, parroco e gestore del cpt di San Foca (Le), condannato a un anno e quattro mesi per lesioni personali, abuso dei mezzi di correzione, omissione d’intervento per impedire i maltrattamenti e falso. Più che mai, evidentemente, è giunto il momento di camminare con le proprie gambe.
Danilo Calabrese
da barilive.it