Sabato 3 marzo 2007 andremo davanti al CPT di Via Mattei per reclamarne la chiusura.
Sabato 3 marzo i movimenti manifesteranno a Bologna affinché le città non appartengano solo a chi è nato ricco e bianco, ma siano città dei conflitti, dei precari, dei migranti in cammino per un mondo che ha senso solo se ne contiene molti e differenti, tutti di pari dignità. Le città sono ormai assediate da politiche di governo del territorio securitarie e criminogene, che le rendono fortezze non attraversabili da chi non appartiene alla forma vita dominante o non accetta i limiti della rappresentanza politica, le regole dell’obbedienza della politica istituzionale di destra e di sinistra. È tempo di irrompere nel centro di Bologna, ricombinandone gli spazi, i suoni, i tempi, facendo ascoltare parole ribelli e codici sovversivi in piazza Nettuno, strada Maggiore, via Massarenti e, infine, via Mattei.
È tempo, in breve, di pensare ad una nuova legalità dal basso per la quale ogni uomo o donna possa decidere liberamente dove e come vivere, qui a Bologna, ma anche ovunque in Europa. Questa è la cittadinanza che reclamiamo: quella che è scritta con la grammatica dei diritti universali, quella che tutela le differenze, quella che permette ad ogni quartiere di essere luogo ospitale e solidale. Una cittadinanza che va pensata come spazio di conflitti e di diritti, nel quale la democrazia è assoluta e non merce il cui valore di scambio viene misurato ogni ciclo elettorale.
Per questo I CPT VANNO CHIUSI, QUA-ORA-SUBITO-E-DAPPERTUTTO, come atto pubblico di civiltà, e non vanno né delocalizzati né svuotati, né umanizzati. Piantiamola con le ipocrisie: decine di agenzie politiche, sindacali e dei diritti umani, ultimo ma non per ultimo un commissario ONU, hanno detto e scritto che i CPT sono squallide carceri etniche e che via Mattei è il peggiore di queste, che va chiuso immediatamente perché lì dentro, oltre i due muri di cinta, il filo spinato militare, il check point di polizia attivo 24 ore su 24 per sette giorni alla settimana, nel buio di celle sporche, tra gli abusi dei gestori che si sono alternati negli anni, si soffre, si piange e, a volte, si muore nel silenzio.
Per questo sempre più spesso i migranti reclusi si ribellano, insorgono, fuggono. Negli anni i CPT hanno cambiato la loro funzione, diventando una frontiera interna, utile leva per incrementare lo sfruttamento del lavoro vivo migrante. Sabato 3 marzo noi vorremo lasciar perdere tutte le comiche della politica di palazzo che ammette che si possano sottoscrivere 12 punti conservatori e, contemporaneamente, occhieggiare sottobanco ai movimenti.
Nell’era della governance multilaterale i movimenti sono ancora più autonomi ed immediatamente liberano quel potere costituente, capace di trasformare soggettività e territori, travolgere equilibri politici ed assetti consolidati.
Questa è la potenza che appartiene ad ogni realtà di base che lotta lì, abajo a la izquierda.
Ce lo ha ricordato la meravigliosa manifestazione di Vicenza della quale siamo stati ventre comune e che ha sprigionato una forza enorme confermandoci che un nuovo ciclo di movimento è già cominciato e noi ne siamo parte tra i molti.
Parliamo a tutti i nostri fratelli e sorelle che si stanno preparando a partire dai centri sociali e dalle realtà di lotta che tutti i giorni sono il cuore pulsante della ribellione, del sogno, del conflitto. Parliamo ai compagni del Presidio Permanente di Vicenza, dei comitati della Val Susa e di qualunque altro luogo in movimento che ritiene che non esiste alcun governo amico, ministro o sottosegretario di riferimento, ma che essi, di qualunque colore siano, sono sempre controparte.
VI ASPETTIAMO PER ANDARE TUTTI INSIEME A RECLAMARE LA CHIUSURA DEL CPT DI VIA MATTEI.
Vi aspettiamo, perché RIBELLARSI AL PRESENTE È SOVVERTIRE IL FUTURO.
TPO – Bologna
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