A poche ore dalla partenza della carovana dell’Associazione Ya Basta! in Argentina, Patagonia e Cile, esce un comunicato di Waikilaf Cadin Calfunao, lonko di una comunità mapuche cilena, che riportiamo integralmente tradotto in Italiano.
Comunicato pubblico del 26 febbraio 2007
Dal carcere di massima sicurezza di Santiago del Cile Waikilaf Cadin Calfunao informa la società nazionale e internazionale che:
Dopo 6 mesi e 13 giorni di ingiusta prigione preventiva, sono ancora relegato a 875 km dalla mia comunità, dal mio territorio ancestrale, dalla mia famiglia e dal mio ambiente naturale; per questo sento lesi i miei diritti umani, la mia cultura e la mia cosmovisione mapuche. questa situazione mi ha obbligato a interrompere i miei studi di giurispudenza, senza avere precedenti penali ne’ condanne di alcun tipo che possano giustificare cio’ che il sistema giudiziario cileno sta attuando verso la mia persona.
Ancora una volta alzo la mia voce per denunciare che tutt’ora non e’ stata emmessa nessuna accusa contro di me; mi trovo ancora in prigione in qualità di imputato nella sezione di massima sicurezza, sottomesso al regime di carcere duro, rinchiuso in una minuscola cella senza luce naturale per 22 ore al giorno e con solo 2 ore d’aria, un trattamento cudele e inumano per chiunque.
Condivido questo regime con altre persone già condannate per reati sociali e ciò dimostra come lo stato cileno reprime e criminalizza la lotta del mio popolo: arrestano membri delle conumità, applicano abusivamente ed arbitrariamente le leggi e non garantentiscono un equo processo, un equo giudizio per una presunta innocenza, diritto di tutti i prigionieri.
Lo stato cileno protegge solamente gli interessi delle multinazionali e dei latifondisti che invadono continuamente il territorio mapuche, distruggono l’ambiente, per sostenere progetti a favore dei loro capitali, senza considerare affatto i danni che provocano all’ecosistema e ai suoi abitanti , i soli legittimi proprietari del territorio ancestrale.
parto dalla mia profonda convinzione per le giuste richieste del mio popolo, per i chiari e intransigibili principi della nostra cosmovisione e sempre fedele ai principi del ad mapu mapuche, che lega fortemente l’equilibrio e l’armonia necessari per la nostra esistenza come popolo.
Dichiaro che, ben lontano dal voler piegare la mia volontà, sono sempre più convinto del mio diritto di resistenza. rivendico quindi la lotta in difesa dei diritti e delle dignità che ci appartengono come popolo mapuche, nonostante lo stato oppressore e repressore pretenda di sottometterci con la forza.
Il primo marzo 2007 sono chiamato presso il tribunale di temuco per la revisione delle misure cautelari; per questo lancio un appello a tutti coloro che sono solidali con la lotta Mapuche: a coloro che ci hanno appoggiato in questo percorso, alle organizzazioni mapuche e non mapuche, ai giovani, agli studenti, ai mezzi di comunicazione alternativi, la nostra unica voce, che ci aiutino a rompere le soffocanti barriere informative cilene, colluse anch’esse con lo stato ed i grandi gruppi economici.
Invito la comunità internazionale che osserva da lontanto la flagrante vulnerabilità dei nostri diritti, a pronunciarsi pubblicamente e ad avvicinarsi per conoscere la realtà obbiettiva. per chi sogna l’esistenza di un mondo migliore, per chi si batte contro l’ingiustizia, che si uniscano ovunque ci sia resistenza.
Da parte mia vi dico che non sono riusciti ne’ riusciranno a piegare il mio spirito indomito; il newen (forza) dei miei antenati mi assisterà nella lotta perche’ siano restituiti i diritti al mio popolo mapuche, e sia riconosciuto il debito storico che ha lo stato cileno verso le nostre comunità, oltre alla ratificazione dei convegni internazionali, come dovrebbe essere in ogni stato democratico, restituendo così la dignità dell’esistenza ai popoli originari del mondo.
Dal carcere di massima sicurezza di Santiago del Chile
Waikilaf Cadin Calfunao
marri chiweu!!!
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