Scriviamo questo appello con la stessa rabbia e determinazione che ha caratterizzato la nostra occupazione, due anni e mezzo che ci hanno portato a ridar vita ad una scuola abbandonata dall’incuria del tempo e da un inutilizzo vergognoso in tempi in cui un affitto o un mutuo costano più di un’intera vita di lavoro.
Abbiamo restituito uno spazio ad una città, uno spazio di relazione attraversato da tante persone, diverse e uguali allo stesso tempo, unite da un elemento comune quello di RIBELLARSI ad una condizione di sfruttamento e di subordinazione che ha tante parole: precarietà, speculazione, inquinamento, inceneritore, repressione sui migranti, TRC, cementificazione, lavoro nero ecc.
Abbiamo restituito uno spazio ad una città, attraverso metodi e pratiche, costituendo "un’agibilità politica e autonoma", propria di uno spazio sociale che ha saputo raccogliere e tradurre in percorsi di lotta - al di fuori delle logiche della rappresentanza - le molteplici istanze che il territorio della Provincia di Rimini sta, finalmente, esprimendo.
Dalla lotta contro l’inceneritore e i legami clientelari che lo sostengono (così come per il Trc, la 3 ° corsia ecc), dalla lotta contro la repressione sui cittadini migranti e il concetto di SICUREZZA bieca e razzista, alla lotta contro la speculazione e la gestione clientelare del territorio da parte delle lobbie economico-politiche (Stadio, cementificazione selvaggia ecc), passando per tutti quei percorsi legati dal paradigma che la guerra globale e permanente racchiude.
Abbiamo restituito uno spazio ad una città, uno spazio di relazione e di incontro diversamente dai tanti non luoghi, dai tanti contenitori che fanno di Rimini una città vetrina e superficiale, non luoghi che sembrano caratterizzati da un’unica parola: individualismo e spersonalizzazione. Abbiamo restituito uno spazio ad una città, uno spazio che come altri luoghi simili in Italia e in Europa (vedi lo sgombero di UngdomsHuset - “casa della gioventù” a Copenaghen), viene colpito da quel meccanismo di costruzione dello stereotipo e della stigmatizzazione, funzionale a generare paure, a chiudersi anziché aprirsi. Abbiamo restituito uno spazio ad una città, una risorsa di democrazia che viene attaccata perché da un lato non è assorbita dentro quel teatrino che la politica ufficiale non riesce a catturare e dall’altro, ha fatto delle sue pratiche antirazziste e solidali, l’elemento caratterizzante la sua azione nel territorio.
Per tutte queste ragioni, il Paz che è risorsa di democrazia come gli altri centri sociali, viene attaccata da realtà razziste e xenofobe che si fanno bandiera di quel becero pensiero che ha animato i secoli bui della nostra storia e che oggi ha le sembianze dei Centri di Permanenza Temporanea (Cpt), della repressione sui cittadini migranti, sugli omosessuali, su tutto ciò che è espressione di eterogeneità. Due molotov contro la struttura ed un presidio indetto da Forza nuova e Azione Sociale per l’8 marzo, per la chiusura del Laboratorio, sono elementi indicativi di questo clima.
Per tutte queste ragioni abbiamo aderito al presidio di "Rimini Antifascista" per l’otto marzo, al quale parteciperemo, dopo esserci riuniti presso, il PAz insieme ad alcuni compagni della rete dei centri sociali dell’Emilia Romagna. Il Laboratorio Sociale Occupato Paz, con la stessa rabbia, gioia e determinazione restituisce un po’ di dignità a questa città e alle nostre vite.
Laboratorio Sociale Occupato Paz
[ Fotogallery del presidio "Giù le mani dal Paz" ]
